Vittoria di nome e di fatto

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Nomen omen… Vittoria sicuramente. Se c’è una meritevole di copertina in questa prima domenica di febbraio che “saluta” il nostro battesimo, e’ proprio il team biancorosso, sempre più l’unica seria alternativa al potere orla don in Eccellenza e sempre più l’unica squadra della provincia che sa dire qualcosa di importante in un anno calcistico ibleo così così.

E allora partiamo proprio dal Vittoria e dal rotondo 3-1 sul campo dell’Atletico Gela, che “incolla” i biancorossi alla capolista Orlandina, capace di battere il Modica solo al 90° e con un autogol che fa tanta rabbia in casa rossoblù.

Il Vittoria ha vinto bene e D’Agosta, con i due gol di oggi, ha toccato quota 19, che lo lancia nell’olimpo dei bomber storici del Vittoria e che lo pone sempre più come anima di un inseguimento difficile ma non impossibile. Perché se è vero che i punti da recuperare sull’Orlandina sono sempre 4, e’ altrettanto vero che la salute di questo Vittoria sembra in costante crescita, senza freni e senza cedimenti.

Quello che invece ha avuto il Modica, rimontato e battuto a casa della capolista. È dire che “di riffa e con Raffa”, la squadra di Gallicchio aveva pure fatto il gol del vantaggio, era stata rimontata in qualche modo e s’era difesa con ordine e senza affanno facendo anche qualcosina davanti. La verità e’ che questo Modica è tanto fumo (tv on line, un comunicato al giorno, profilo facebook e tanto altro che neppure il Milan…) ma niente arrosto. Eppure a Capo d’Orlando c’era anche una bella frangia di tifosi, per dire che nonostante tutto, la speranza di essere protagonisti sino in fondo non s’era finita.

E invece… Ultimo pensierino “eccellente” tinto del verdearancio di Comiso. Dopo il 2-0 al Mazzarà, si lascia ad altri il penultimo posto e si torna a pensare che, forse, i play out sono possibili. Certo, se uno va a rileggersi alcune dichiarazioni di avvio stagione fatte dai vertici del Comiso, c’è da ammalarsi di orticaria. Tant’è, comunque. L’importante è non mollare.

Dimenticavamo che ieri s’è pure giocato in serie D. Se ne è dimenticato anche il Ragusa, ancora sconfitto. Questa volta il ruzzolone e’ in casa dell’Agropoli. Dopo la figuraccia in diretta RAI contro il Noto, si sperava che l’orgoglio fosse sprone a fare qualcosina. Invece nulla. Un’altra sconfitta, posizione di classifica da “limbo” ma senza scherzarci troppo. Dopo essersi inebriati del granata del Torino, questo Ragusa è una pallida e squallida controfigura di quello che avevamo visto nel girone di andata. Anastasi è su un letto di chiodi. Pensare a lui come all’allenatore che chiuderà sulla panca azzurra la stagione è come pensare che il prossimo governo ci faccia diventare in Europa più autorevoli della Germania…