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Il corpo, il segno, la parola. Colori e fiabe per superare lo stereotipo

Seminario organizzato a Modica dall'Istituto di Gestalt con Beba Restelli, esperta del Metodo Munari, e ancora Marcella Fragapane, Giovanni Salonia, Valeria Conte.

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restelli 2Il corpo, il segno e la parola, per andare oltre lo stereotipo in educazione e in terapia. Ad aiutare genitori, insegnanti, psicologi, ad affrontare il tema dello stereotipo sia nell’orizzonte didattico e creativo, sia in quello clinico, l’istituto di Gestalt Therapy Hcc Kairòs ha invitato due donne, diverse per percorso formativo ma estremamente vicine per sensibilità culturale e artistica: Beba Restelli, che è tra le fondatrici dell’associazione Bruno Munari ed è tra le ambasciatrici nel mondo del suo metodo educativo, e Marcella Fragapane, docente d’arte. Assieme a loro, i direttori dell’istituto di Gestalt Giovanni Salonia e Valeria Conte, oltre al docente di letteratura dell’università di Catania Antonio Sichera e alle insegnanti Dada Iacono e Ghery Maltese, hanno lavorato sul tema del ripensamento dell’infanzia nella società postmoderna, attraverso modelli di ascolto e di azione creativa: lavorato, nel vero senso della parola, perché il seminario ospitato lo scorso fine settimana a Palazzo Sant’Anna a Modica è stato innanzitutto un grande laboratorio, che ha chiamato alla prova coloro che della crescita dei bambini, seppur in ruoli diversi, sono responsabili ogni giorno.

Beba Restelli, attraverso i progetti di Munari, ha dimostrato come aiutare i bambini a superare gli stereotipi, imparando a “sentire con tutti i sensi”: “Bisogna innanzitutto entrare negli stereotipi stessi, per conoscerli e superarli. Come disegnare un albero, imparando che si può fare in mille modi diversi”. Il laboratorio della Restelli sul bambino creativo – “Oltre lo stereotipo figurativo, secondo il Metodo Munari” -, con insegnanti e genitori, ha preso le mosse proprio dagli stereotipi più semplici: punti, linee e segni ripetuti. “Nessuno come Munari – ha ribadito anche Marcella Fragapaneha saputo ritrovare lo spirito bambino: il disegno, lo scarabocchio, sono tappe fondamentali della crescita, per l’elaborazione di ciò che al bambino arriva dall’esterno. Così come è pacifico che l’uomo abbia sentito l’esigenza di comunicare attraverso il disegno sin dall’inizio dei tempi, si vedrà che tutti i bambini del mondo sono portati a disegnare le stesse cose, se nessuno interferisce e rinchiude la loro creatività in schemi predeterminati, come purtroppo spesso la scuola italiana è portata a fare. La passione, il gioco, la scoperta, la curiosità sono le qualità dei bambini che sanno conservare gli artisti”.

restelli, fragapane, salonia, sichera, conte, iacono, malteseE se è vero che il bambino che gioca, immerso nell’esperienza creativa, è – come ha sottolineato il professor Antonio Sichera – il paradigma dell’esperienza del contatto, non poteva che essere l’istituto di Gestalt a promuovere questa riflessione: “Lo stereotipo negativo, la pretesa di comprendere gli altri in anticipo – ha spiegato Giovanni Saloniapuò diventare negazione della relazione, un modo di sottrarsi alla fatica dell’incontro. Nella vita quotidiana può accadere che ognuno parli una lingua tenendo conto di riferimenti impliciti, autoreferenziali, che tengono lontano l’altro e impediscono la comunicazione. D’altra parte può accadere che questo rappresenti un rifugio di fronte all’angoscia della novità. Bisogna dunque comprendere che al di là delle stereotipie c’è il fuoco dell’esperienza, la ricerca nella profondità da cui scaturisce la vita che suggeriva Rilke nella sua lettera a un giovane poeta: spaccare la parola, insomma, fino a trovare l’esperienza che l’ha fatta nascere, per mantenere viva la vita dentro di noi. Interiorità e relazione devono essere gli impegni della postmodernità quando vuole ritrovare la strada della pienezza e riuscire ad educare”.