Ragusah24.it


Paga i propri debiti con soldi del Consorzio universitario, condannato Dejak

La decisione è stata presa dalla Corte dei Conti. L'ex dirigente avrebbe messo anche una firma come vice presidente nel mandato di pagamento

tribunale_faldoni

La Corte dei Conti – sezione giurisdizionale per la Sicilia – ha condannato l’ex direttore generale del Consorzio universitario ibleo, Gustavo Alberto Dejak, al pagamento, in favore del Consorzio, della somma di 73.567 euro.

Dejak era accusato di danno erariale, “quale conseguenza dell’illegittimo pagamento, con i fondi dell’ente, di un suo debito esattoriale personale nei confronti di Polis Equitalia, agente della riscossione dell’Agenzia delle entrate per la provincia di Venezia, pari ad 73.567 euro”. Le indagini della Guardia di Finanza erano state concluse nell’agosto del 2014.

“Il Procuratore regionale – si legge nella sentenza emessa il 13 aprile – aveva ritenuto sussistenti tutti gli elementi strutturali dell’illecito erariale in quanto era emerso che, con un mandato del predetto Consorzio universitario, datato 8 ottobre 2007, era stato liquidato il debito fiscale dell’odierno convenuto nei confronti dell’agente della riscossione Polis Equitalia, per dodici cartelle esattoriali a lui intestate, con imputazione fittizia del predetto pagamento alle spese di funzionamento dell’ente”.

Nella sentenza si legge inoltre che: “Dalle indagini condotte si traeva altresì che il Dejak, nella riferita qualità di segretario amministrativo del Consorzio, non solo aveva apposto la propria sigla sul mandato di pagamento ma lo aveva anche firmato come “vicepresidente”, al posto del soggetto che all’epoca rivestiva tale funzione, il dott. Lorenzo Migliore. Inoltre, egli aveva dato disposizioni al consulente fiscale dell’ente, dott. Vincenzo Bonsignore, per l’iscrizione dell’uscita nel libro giornale come spesa di funzionamento dell’Università per l’anno 2007 riferendosi al finanziamento di un progetto di ricerca asseritamente deliberato dal Consiglio di amministrazione ed affidato alla Fondazione Erill di Verona”. I giudici ribadiscono poi: “Gli atti di indagine versati al fascicolo processuale attestano inconfutabilmente la correttezza dell’impianto accusatorio delineato dall’attore pubblico”.

Per questo motivo la condanna al risarcimento della somma.