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Ipogeo di Calaforno, uno scrigno di ‘tesori’ risalenti a cinquemila anni fa

Rendere fruibile un luogo che custodisce millenni di storia. È questo l'obiettivo sul quale la Soprintendenza e Università di Catania stanno lavorando

calaforno

Rendere fruibile un luogo che custodisce millenni di storia: l’ipogeo di Calaforno. È questo l’obiettivo sul quale la Soprintendenza ai Beni culturali di Ragusa sta lavorando, operano su più fronti. All’esterno del sito, con interventi finanziati con fondi ex Insicem, interventi portati avanti di recente, e all’interno, con il recupero e la successiva fruibilità delle «camerette» dell’ipogeo. In quest’attività s’inserisce una proficua collaborazione con l’Università di Catania che già dal 2013 proprio in quel sito sta lavorando sempre in stretta sinergia con la soprintendenza, come spiega Saverio Scerra, funzionario archeologo dell’ente di tutela.

«All’interno dell’Ipogeo – spiega Scerra – da circa tre anni il professore Pietro Militello, con una equipe, sta lavorando proprio per liberare le camerette. Sono già stati individuati reperti risalenti all’età del bronzo antico, esposti alla mostra su Giarratana antica a Palazzo Barone. Si tratta di un lavoro in codirezione, diciamo così, che vede sempre un intervento della Soprintendenza con l’obiettivo di rendere pienamente fruibile l’ipogeo. Gli studenti, con il professore Militello, stanno dando anche il loro importante contributo per lo studio e la classificazione dei materiali rinvenuti durante la campagna di scavi».

Questo monumento sotterraneo, che risale al III millennio avanti Cristo, è oggetto d’interesse trattandosi di un sito considerato «chiave» della preistoria siciliana, se non mediterranea. Nel «cuore» dei Monti Iblei, l’ipogeo è stato oggetto di operazioni anche di pulizia in passato, essendo situato proprio in un’ampia area verde. La campagna di scavi che è in corso, ha come scopo la definizione della cronologia d’impianto dell’ipogeo e la storia del suo uso, e viene accompagnata da telerilevamento tramite drone dell’area circostante e da una scansione laser di alcuni ambienti, in modo da consentire tramite l’elaborazione di modelli tridimensionali del terreno e degli ambienti una migliore conoscenza scientifica ed una fruizione virtuale del monumento, specialmente per coloro che sono impossibilitati ad accedervi.

Proprio per potenziare l’aspetto della valorizzazione, il territorio di Giarratana è stata infatti inserita dall’Università di Catania tra le aree di sperimentazione del progetto «Neptis: Soluzioni Ict per la fruizione e l’esplorazione aumentata dei beni culturali», realizzato dal Distretto di Alta tecnologia per il Settore dei beni culturali, progetto che vede la realizzazione di «App» per la realizzazione di itinerari a tema.

[Fonte Giornale di Sicilia]