17, 29, 77… quando il cambio di ‘casacca’ è un terno (mancato) al lotto

Dario Gulino, Mirella Castro, Manuela Nicita.

Cinque anni fa furono eletti grazie al successo del Movimento 5 stelle, che al ballottaggiovinse contro la grande coalizione (o grande ammucchiata?) guidata da Giovanni Cosentini ottenne la vittoria per la guida di Palazzo dell’Aquila.

Castro e Nicita si ‘sfilarono’ per non meglio precisati motivi di dissenso, nel periodo in cui i 5 stelle – onorando la promessa fatta agli elettori – dovevano tagliare del 30 per cento il loro gettone di presenza.

Gulino, invece, è rimasto nel gruppo, sempre voce critica. 

Alle elezioni si sono ripresentati, due a sostegno di Tumino una con Cassì.

Il loro operato di questi cinque anni è passato al vaglio dell’elettore-sovrano, che ha sentenziato: ‘bocciati’

Dario Gulino, passato con Maurizio Tumino (lista Insieme), ha ottenuto 17 voti (5 anni erano stati 64), Mirella Castro (passata con Partecipiamo di Giovanni Iacono e ora candidata con la lista Fuori dagli schemi, con Peppe Cassì) di voti ne ha avuti 29 (5 anni fa ne aveva avuti 66), Manuela Nicita (passata prima con Sonia Migliore, ora con Maurizio Tumino e fan di Matteo Salvini), di voti ne ha avuti 77 (rispetto al 2013 le è andata bene, ha avuto 6 voti in più).