Un ricordo di don Franco Solarino, a 20 anni dalla morte. L’omaggio dei ‘grestini’

Chi non ricorda don Franco Solarino, il salesiano che ‘infiammò’ di musica e colori la città di Ragusa e poi Modica, oltre a mezza Sicilia?

Lui, l’inventore del Grest, il sacerdote che con la sua fisarmonica faceva cantare migliaia di ragazzi: “Se voi sentite un fracasso indiavolato, oppur la terra tremare con violenza, non v’allarmate non è un carro armato… Sono pattuglie di baldi cavalieri… orsù guardate son tutti lieti e fieri, perché son forti e hanno puro il cuor!”.

Domani saranno 20 anni che don Franco è volato nel Giardino salesiano, promesso da don Bosco a chi opera con i giovani e per i giovani.

Lo ricorderanno al Grest diocesano, che si terrà al Selvaggio domani, con il vescovo, Carmelo Cuttitta.  

L’appuntamento è alle 18 nel piazzale antistante lo stadio. Dopo un momento di accoglienza con musica e animazione, alle 18.30, i vari Grest inizieranno a sfilare lungo l’anello del campo sportivo. Seguiranno la presentazione dei diversi inni del Grest e, alle 19.15, la scenetta sul tema ‘‘Relazione tra gli uomini, con Dio e con il Creato’’. Dopo la riflessione del vescovo e la recita del Padre Nostro, spazio al luna park con giochi e balli di gruppo, prima dei saluti e dell’arrivederci al prossimo anno.

Di seguito un articolo del Bollettino salesiano, che condividiamo con piacere per ricordare don Franco. 

“Erano gli anni ’80 e ’90, una generazione, la mia, che era cresciuta per strada fra calci ad un pallone e chiacchiere con gli amici, con niente in mano, passando le giornate in armonia, ma alla ricerca di qualcosa. Dunque scuola la mattina, casa e poi il “campetto”, un piazzale da noi ragazzi adibito a campo di calcio dove si giocava a calcio e scherzava pensando che in fondo eravamo felici, le compagnie, le risate, nulla ci mancava. Poi si cominciò ad andare alla vicina chiesa del quartiere di “Santa Maria Ausiliatrice” dell’oratorio Salesiano di Ragusa per la Santa Messa domenicale, si cominciò ad incontrare amici e nuovi ragazzi mai visti prima d’allora, certo un ambiente nuovo per noi, accogliente, che cominciammo a frequentare, incuriositi. Conoscemmo l’oratorio, un cortile pulsante di giovani allegri impegnati in varie attività, grida festose, giochi di gruppo, riunioni, animazioni, un via vai di iniziative di carità, il tutto fra strane figure con lunghe “tonache nere”. Chi erano queste persone mai prima viste e perché indossavano quegli abiti? Cosa ci facevano?… capimmo presto, senza alcuna parola, ma con la forza che un gesto, un sorriso, una carezza soltanto possono dare, avevamo capito seppur senza alcuna spiegazione che si doveva trattare di persone speciali, che non si incontravano per strada e che si davano per realizzare tutto questo, i preti Salesiani. Di colpo, improvvisamente, in un istante, le nostre certezze erano svanite, nebbia intorno, la strada, che per noi era stata una seconda casa, ormai appariva solo una gelida distesa di sabbia e cemento. Nei giorni a seguire tornammo all’oratorio e così ancora, cominciavamo a conoscere gli altri ragazzi e a praticare le varie attività sportive e ludiche. Tutto cominciò per caso e coinvolgeva sempre di più ed un giorno, mentre tutto questo accadeva, da lontano vediamo la sagoma di una persona distinta che camminava per l’oratorio e seguiva con attenzione; un po’ intimoriti continuiamo quello che stavamo facendo e quello che avevamo ormai capito essere un prete Salesiano, si avvicinava sempre di più facendo un po’ finta di niente ed ormai dirimpetto, alziamo lo sguardo e ci salutiamo a vicenda, quel prete era don Franco Solarino; così si presenta, ci chiede di noi, poi con sempre il sorriso sulle labbra ci spiega tutto, le attività, gli incontri, e ci invita a far parte di un gruppo di ragazzi, il gruppo “Primavera”, fu una folgorazione. Chi avrebbe detto che da quel momento la nostra giovane vita sarebbe cambiata, in meglio. Da quel momento saremmo poi andati in oratorio assiduamente con un affiatamento sempre maggiore, quasi magico. Ma chi era dunque questo distinto sacerdote non più nel fiore degli anni che calpestava instancabilmente le mattonelle dell’oratorio?… tanto tempo è passato eppure ricordo il fermento di quegli anni, le grida nelle prove teatrali, le infinite e instancabili riunioni, le urla di gioia. Certo un Salesiano, ma non solo, don Franco era una persona rara, carismatica, quelle che non si dimenticano con il tempo, che aveva scelto di donare se stesso ai giovani con umiltà, carità e allegria. Ricordo il tripudio di cori festanti, i momenti di riflessione e di preghiera, ragazzi giocare e discutere, i preparativi delle feste, i balletti siciliani, i canti, i ritiri spirituali. Un turbine di emozioni e sentimenti riempivano le giornate fatte di momenti unici, mitici. Chi non ricorda le canzoni con la sua fisarmonica “se voi sentite fracasso indiavolato oppur la terra tremare con violenza, non v’allarmate non è un carrarmato né bomba atomica né qualche trimotor, sono pattuglie di baldi cavalieri più valorosi di mille battaglioni…” recitava una, oppure “ti voglio ben ti voglio ben ti voglio ben così un bene da un bene da un bene da morir, lo dico a tutto il mondo ti voglio ti voglio un bene da morir” o ancora la canzone-poesia “Mamma” dedicata alla mamma. Il suo ufficio era nel corridoio a destra, fra la radio ed il cortile, una stanza piccola e sempre affollata ed accogliente dove tutti entravamo per un consiglio, un problema, un po’ di compagnia. Quanta nostalgia per i ritiri spirituali nel bosco di Santo Pietro, a Caltagirone, e le gite a Torino e Roma, e poi l’incontro unico e indimenticabile, l’incontro con papa Giovanni Paolo II che assistette ad una nostra breve esibizione di canti siciliani e che, fra tanti gruppi che in Sala Nervi commossi, in lacrime di gioia, lo abbracciavamo, chiamavamo e salutavamo da lontano, scelse, proprio noi, per una foto insieme. Quanti, non più ragazzi, ricorderanno il “Grest”, il “gruppo estivo” da lui inventato, un campo estivo in cui tantissimi ragazzi si riunivano e guidati dagli “animatori” venivano divisi in squadre che si affrontavano in gare e giochi, prove di abilità e dove non mancavano momenti di condivisione, di riflessione, di goliardìa in un clima di fraternità e socialità. 

Don Franco era tutto questo, una vita dedicata agli altri senza riserve, un vulcano in eruzione, una fucina di idee e voglia di fare, ed è stato molte cose assieme per noi, padre, maestro e guida, ma le parole non possono esprimere i fatti, i sentimenti, le emozioni”.