L’omaggio di Vittoria all’ispettore Catalano

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Un padre affettuoso, uno sposo amabile, un amico gioviale, un servitore fedele e onesto dello Stato e della comunità civile. Così, nel corso dell’omelia in una gremita Basilica di San Giovanni Battista, è stato definito l’Ispettore Capo Rosario Catalano venuto a mancare all’affetto dei suoi cari al termine di una battaglia impari contro un male incurabile che l’ha colpito ai polmoni.
Il lungo corteo funebre ha preso le mosse dall’abitazione di via Madre Teresa di Calcutta. A portarlo a spalla sono stati i suoi uomini, i suoi collegi, i suoi dirigenti, i suoi amici ed è stato quasi obbligatorio e toccante il passaggio da quella che era la sua seconda casa, il Commissariato della Polizia di Stato.
Ha lasciato, ad appena 55 anni, la moglie e due figlie l’Ispettore Catalano, valoroso agente sempre in prima fila quando c’era da combattere e soprattutto negli anni bui della storia vittoriese, quando l’obiettivo era liberare la città dalla cappa opprimente della mafia e della criminalità organizzata. In molti lo ricorderanno perché, di recente, aveva contribuito all’arresto dei delinquenti che avevano picchiato e rapinato una commerciante a Santa Croce Camerina e per questo il Sindaco Franca Iurato lo aveva insignito della cittadinanza onoraria, a settembre, insieme al collega Flavio Faro.
In prima fila, a rendergli l’estremo saluto, i vertici delle forze dell’ordine provinciali al completo e i rappresentanti istituzionali della città e non solo.
“Dobbiamo chinare il capo di fronte al volere di Dio che decide i tempi del nascere e del morire – è stato ricordato nel corso dell’omelia – e guardare la realtà che ci circonda con gli occhi della fede. “La vita non è tolta ma solo trasformata. Tutto cambia tranne i valori e le verità eterne che Dio ci ha rivelato. La terra inghiotte tutti ma la sua, come nel caso di Lazzaro e di Gesù, è solo una vittoria transitoria”.