Provarono a salvare Guarascio, la testimonianza degli agenti Di Raimondo e Terranova

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Le ferite ci sono ancora e forse ci saranno per sempre. Antonino Terranova, 37 anni, se le porta anche sulla pelle mentre sono tutte interiori quelle di Gianmarco Di Raimondo, 44 anni. Entrambi sposati e padri di due bambini sono gli agenti di polizia del commissariato di Vittoria che in quella drammatica mattina del 14 maggio 2013 si sono recati nell’abitazione di via Brescia nella quale vive la famiglia Guarascio, insieme all’uomo che l’ha acquistata all’asta, per l’esecuzione del provvedimento di esproprio giudiziale. Quello che è successo è noto. La disperazione, Giovanni Guarascio che versa la benzina, la fiamma innescata da un accendino e che diventa incendio, i corpi di Guarascio, della moglie Giorgia Famà e dell’agente Terranova che bruciano. Momenti dolorosi ripercorsi sabato scorso a Vittoria nel corso di una cerimonia voluta dall’associazione culturale Antea che, alla presenza del dirigente del commissariato, Rosario Amarù, ha conferito ai poliziotti due attestati di benemerenza per il coraggio e il valore dimostrati in quella circostanza.

“E’ stato un fatto del tutto inaspettato e che ci ha presi alla sprovvista – ricorda Di Raimondo – un’azione fulminea che abbiamo cercato inutilmente di scongiurare. Eravamo lì per fare il nostro lavoro ma abbiamo comunque cercato di convincere tutti insieme il nuovo acquirente a concedere un po’ di tempo alla famiglia Guarascio affinchè il capofamiglia trovasse un modo per rientrare in possesso di quella casa costruita con le proprie mani. Non era una discussione che faceva presagire un epilogo tanto tragico, la follia è scattata all’improvviso.”

Qual è stata la sua reazione quando ha capito quello che stava succedendo?

“In quel momento l’adrenalina era così tanta che ho agito d’istinto cercando il miglior modo possibile per dare aiuto al mio collega e al signor Guarascio. Per fortuna nel giro di pochi minuti sono intervenute anche  altre persone allarmate dalle urla”.

Ha più avuto modo di parlare con la vedova Guarascio e con i suoi figli?

“Ultimamente no. Quando andavo in ospedale, al Cannizzaro, a trovare il mio collega sono passato diverse volte a salutare anche la vedova per tentare di darle una parola di conforto attraverso il vetro della camera in cui per settimane ha lottato tra la vita e la morte e quando ho saputo della morte di Guarascio ho chiamato i figli per esprimere tutto il mio dolore per la loro perdita. E’ assurdo che qualcuno debba morire per rivendicare il diritto a non perdere la propria casa”.

“Eravamo nel garage, si discuteva – ricorda Terranova – e il signor Guarascio era pronto a difendere il proprio sacrosanto diritto a non perdere la propria casa fino alla morte. Con un gesto repentino ha preso la tanica della benzina. Nell’altra mano aveva l’accendino e nonostante la mia resistenza, perché ho cercato di contrastarlo il più possibile e di toglierglielo, è riuscito ad azionarlo. La benzina era già addosso ad entrambi e siamo diventati due torce umane”.

Lei come sta adesso? Segue ancora delle cure?

“Si. Il mese scorso ho subito un altro intervento chirurgico e devo ancora fare tanta riabilitazione per limitare un po’ i danni delle fiamme e livellare la pelle. Dovrò subire anche altri interventi con il laser e aspetto una chiamata da una struttura ospedaliera francese specializzata. Io e la vedova abbiamo riportato gli stessi danni fisici e siamo stati dimessi  dal Cannizzaro nello stesso periodo, io il 25 giugno dopo 40 giorni e lei un paio di giorni dopo”.

Cosa le ha lasciato, oltre purtroppo alle evidenti ferite, questa drammatica esperienza?

“Il nostro lavoro nasconde molte insidie, non tutti gli interventi sono uguali e spesso sono imprevedibili. Nonostante tutto mi ritengo fortunato perché oggi sono qui con mia moglie e i miei figli. Questa esperienza mi ha insegnato il valore della vita e dell’importanza del non vedere la propria famiglia finire per strada”.

Per gli agenti Terranova e Di Raimondo qualche tempo fa dal Ministero sono arrivate le promozioni per meriti straordinari  e il Sindaco di Vittoria, Giuseppe Nicosia, intervenuto alla cerimonia di sabato, ha annunciato che presto per loro giungeranno altri prestigiosi riconoscimenti. “Ne ho già discusso con il Questore – ha dichiarato – che mi ha assicurato la sua totale disponibilità. E’ un gesto quasi doveroso nei confronti di due uomini che non hanno colpe né debiti e che hanno cercato di salvare una vita. Vittoria è una città che non si fa mancare nulla – ha concluso – ma tanto nelle pagine brutte della sua storia quanto in quelle del riscatto i protagonisti sono stati quasi sempre loro: le forze dell’ordine. Eroi loro malgrado ci proteggono con il loro agire quotidiano”.