Cinque consigli per arrivare pronti agli esami di maturità

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Immagine di repertorio

Ok. Occupiamoci di maturità.
Ci sono le date (il via mercoledì 18 giugno; la seconda prova scritta – greco al classico, matematica allo scientifico e lingua straniera al liceo linguistico – è programmata per giovedì 19 giugno; lunedì 23 giugno la terza prova sotto forma di test a domande aperte, chiuse o nella tipologia mista).
Ci sono le tracce blindate (Pascoli, l’Europa, Papa Francesco e i 10 anni di Facebook i temi papabili per la prova di italiano). Ci sono i numeri (500mila studenti italiani con un 4,5% di non ammessi all'”ultima” fatica). C’è tutto, pure l’hashtag : #maturità2014.
E c’è, per forza di cose, pure un po’ di (sana) paura.
Di cosa? Degli esami, ovviamente. A cui mancano ormai poco meno di due settimane.

Il problema è quando la paura non è più “sana”, prende il sopravvento (nelle forme più gravi di panico e ansia o in quella più leggera dell’agitazione) e l’approccio alle prove dell’esame di Stato diventa un travaglio (personale e di famiglia). Una condizione in grado di mettere a repentaglio l’esito stesso delle prove e la tranquillità di casa.

E allora pur sottolineando che non esistono soluzioni “magiche” – e dando per scontato che sia opportuno arrivare all’esame preparati – è possibile tuttavia, fornire alcuni suggerimenti per lo studente. Noi li abbiamo chiesti alla psicologa e psicoterapeuta Daniela Maimone. Che ha redatto una cinquina corposa e utile:

1) per contrastare la componente cognitiva dell’ansia da esame, che conduce lo studente ad aspettative di pericolo e di incertezza, sarebbe opportuno considerare l’ansia stessa come un’emozione comune ed adattiva.
Alla luce di ciò è importante sapere che allontanare ogni pensiero negativo che passa per la mente (“non ce la farò”,”non sono all’altezza”,”farò sicuramente una figuraccia”, “se non riesco è la fine”, ecc…), significa porre attenzione agli stessi, con la conseguenza che essi inevitabilmente si accentuano. Un’alternativa potrebbe essere associare per ogni pensiero negativo il suo opposto o proiettarsi un po’ più avanti nel tempo quando gli esami saranno conclusi e ci potrà godere il meritato riposo. Il tutto consapevoli del fatto che, in fin dei conti, l’esame di maturità non sostituisce di certo, nel bene e nel male, l’impegno e i mesi o gli anni di studio precedenti!

2) Da un punto di vista somatico, l’ansia da esame conduce l’organismo verso una reazione d’emergenza e altera le funzioni fisiologiche (con conseguenze sul ritmo sonno-veglia, sull’apparato gastrointestinale, ma non solo). Antidoti possibili sono di certo: ritmi regolari, adeguato riposo, alimentazione equilibrata e che non appesantisca l’organismo, tecniche di rilassamento che aiutano a ripristinare un equilibrio tra anidride carbonica ed ossigeno, piccole pause di 5/10 minuti ogni ora e mezza di studio (non tutti sanno che il ciclo dell’attenzione è di circa 1h e 45′).

3) Da un punto di vista emotivo, riconoscere i propri timori, oltre che i correlati fisiologici dell’ansia, rappresenta un buon punto di partenza necessario a non lasciarsi sopraffare dalla paura.
Significa anche accettare di attraversare, non solo le emozioni stesse, con la consapevolezza che esse non uccidono, ma principalmente un momento di passaggio che segna inevitabilmente un cambiamento e un momento di crescita.

4) Sul versante comportamentale: esternare in modo adeguato i propri vissuti interiori, magari condividendoli con compagni, amici o con i genitori, può aiutare ad e evitare eccessi di tristezza o di paura e scatti di ira improvvisi che di certo non sono utili a nessuno…

5) Infine: evitare gli eccessi. Le maratone di studio spesso portano solo maggiore confusione.
Integratori, sostanze eccitanti di ogni genere (compresa troppa caffeina, bevande energizzanti o gassate) possono incrementare il livello di ansia latente (non sempre l’ansia si manifesta in modo visibile), alterando la concentrazione o generando sgradevoli vuoti di memoria…

E qui anche qualche indicazione per i genitori. Eccola:

Sarebbe opportuno che al di là dell’esame in sé, leggessero questo delicato momento come un’importante fase del ciclo evolutivo del proprio figlio, in cui ciò che serve principalmente è il sostegno alla crescita.
Sovraccaricare i propri figli di aspettative su promozione o voto finale, arrivati a questo punto, non serve a nulla.
Piuttosto può essere utile rassicurarli sul fatto che un eventuale esito nefasto non è di certo la fine del mondo e ripromettersi, casomai, di rivedere il proprio stile educativo, in un momento successivo.