Il chiosco della discordia, a Ispica, e lo sciopero della fame di Uccio Milana

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Uccio, Delfina e Alberto Milana, in protesta, a Ispica

“Se non la stessi vivendo sulla mia pelle, da anni, direi che si tratta di una storia troppo assurda per essere vera“.
Comincia così lo sfogo di Uccio Milana, 34enne ispicese, al terzo giorno di sciopero della fame insieme a mamma Delfina, 58 anni, e al fratello Alberto, 31.
Anche questa notte hanno dormito in piazza dell’Unità d’Italia, ad Ispica, davanti al chiosco della discordia. E lì intendono rimanere fino a quando, dal Comune, qualcuno non si farà vivo per spiegare perché sono stati privati della loro attività.

Ieri mattina è arrivata la chiamata della segreteria del Prefetto Annunziato Vardè, che – ha raccontato Milana – ha espresso vicinanza alla famiglia e ha auspicato che tutto possa risolversi positivamente e in poco tempo.
Già l’anno scorso la Prefettura era intervenuta, dopo che anche la Presidente della Camera, Laura Boldrini, aveva chiesto a Sua Eccellenza di convocare Uccio Milana, e l’incontro aveva avuto luogo il 14 agosto.

La storia è iniziata nel 2005 quando Uccio, all’epoca studente in Lingue, decide di investire quasi tutto quello che ha nell’acquisto della licenza per il chiosco della piazza e ne fa un punto di ritrovo, anche culturale, per i giovani della città.
Nel 2010 il Comune decreta di avviare i lavori di rifacimento della Piazza, che viene abbattuta, insieme al chiosco, per essere ricostruita. “Non solo. A quel punto” racconta Milana “i Vigili Urbani mi hanno notificato una serie di denunce penali per occupazione arbitraria di suolo pubblico, abusivismo, deturpazione della Piazza e persino per inaugurazione abusiva del chiosco della piazzetta secondaria che il Comune stesso mi aveva dato in gestione per avere un introito nel periodo dei lavori, in attesa di tornare nel mio!”.

Da quelle denunce scaturiscono dei processi che finiscono con l’assoluzione di Uccio che però, e siamo a febbraio 2013, è ancora nel chioschetto temporaneamente concesso in alternativa.
Lui resiste quanto può ma, un anno fa, è costretto ad arrendersi e ad emigrare in Germania. Dà le dimissioni dalla carica di Presidente provinciale dell’Arcigay (che non ha più eletto nessuno, sperando in un suo rientro definitivo) e va a lavorare per 500 euro al mese in un ristorante vicino Stoccarda.

Da lì è tornato, qualche giorno fa, per mettere in atto la sua eclatante protesta, più risoluto che mai.
“Ho preso le ferie e ho fatto il biglietto di sola andata. Io voglio tornare a vivere qui e non me ne andrò, né sospenderò lo sciopero della fame, finché qualche rappresentante delle istituzioni non verrà a spiegarmi come stanno le cose.
Ho tutti i documenti che attestano gli accordi presi col Comune e secondo i quali sarei dovuto tornare nel mio chiosco, a lavori ultimati”.

Invece, pochi giorni fa, la Giunta Municipale ha dato indirizzo al Capo Settore “Affari Generali” di procedere alla concessione in locazione del chiosco mediante bando pubblico e il Sindaco, Piero Rustico, ha commentato il tutto con testuali parole: “Riteniamo di aver fatto la scelta migliore nell’interesse della collettività ispicese e soprattutto abbiamo posto fine a ogni strumentale polemica alimentata attorno alla assurda, quanto illegittima, pretesa della famiglia Milana di avere assegnato il chiosco in spregio alle più elementari norme del diritto che regolano la materia”.

Noi abbiamo provato a chiamare il sindaco Rustico ma, non avendo avuto risposta, gli abbiamo inoltrato via mail una serie di domande per meglio delineare i contorni di una vicenda che, si spera, possa presto trovare una soluzione.