Una vita in viaggio. La storia di Pascal

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Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero.

José Saramago, Viaggio in Portogallo, 1981

Non potevamo trovare parole migliori di quelle dello scrittore portoghese José Samarago per introdurre la singolare storia che vogliamo raccontare.

Qualche giorno fa per caso abbiamo incrociato, nel bel mezzo della nostra routine quotidiana, il cammino di Pascal Isoardi.

Francese d’origine e cosmopolita per scelta, Pascal da 26 anni vive viaggiando. A piedi, in autostop, a cavallo, in nave, poco importa, l’importante è spostarsi. Da maggio a luglio ha “circumnavigato” l’America Latina, ora è ritornato in Europa.

Dopo aver visitato e vissuto per un po’ nel nostro territorio ci dice che siamo fortunati a vivere qui: per il cibo, per il paesaggio, per tutta la gente che ha incontrato.

Pascal ha 47 anni, parla 5 lingue, per guadagnarsi da vivere nei vari luoghi in cui si è per breve tempo fermato ha fatto tutti i lavori possibili: dal pecoraio allo skipper, per intenderci.

Sempre con lo zaino in spalla, dove porta solo pochi e selezionati indumenti per tutte le stagioni, vive in modalità “low cost”Non possiede uno smartphone, non ne sente la necessità (e per questo certi giorni devo ammettere che lo invidio). Non ha una carta di credito. La sua ricchezza è fatta di luoghi, incontri, parole, sorrisi impressi e custoditi nelle memorie da viaggiatore.

Dalle sue parole e ancor più dai suoi silenzi, si capisce che è una persona attenta nell’ascoltare gli altri e le loro storie. Forse anche per questo è affascinato dalle piazze delle città e dei paesini, luoghi di aggregazione in cui si esprime la forma più autentica della socialità. Dai suoi racconti sappiamo che ama il mare. Cerca, infatti, di addormentarsi sempre sotto un cielo stellato cullato dallo sciabordio delle onde.

Non sappiamo dove il nostro amico dalla vita bohémienne fosse diretto, in realtà credo non lo sappia nemmeno lui. Forse un giorno lo rincontreremo. Forse un giorno deciderà di fermarsi, magari nel continente dei suoi sogni, l’Asia, ma per il momento non ci resta che salutarlo mentre lo vediamo scomparire all’orizzonte.

Buona vita e buon viaggio, Pascal!