Vittoria, ecco i documenti integrali che hanno portato allo scioglimento per mafia

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Ecco i due documenti che hanno portato allo scioglimento del Comune per mafia. Riportiamo integralmente gli allegati al decreto pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale.

Al Presidente della Repubblica 
 
    Il comune di Vittoria (Ragusa), i cui organi elettivi sono  stati
rinnovati nelle  consultazioni  amministrative  del  5  giugno  2016,
presenta forme d'ingerenza da parte  della  criminalita'  organizzata
che  compromettono  la  libera   determinazione   e   l'imparzialita'
dell'amministrazione nonche' il buon andamento  ed  il  funzionamento
dei servizi, con  grave  pregiudizio  per  l'ordine  e  la  sicurezza
pubblica. 
    Il 21 settembre 2017 e' stata eseguita  un'ordinanza  applicativa
della misura degli arresti domiciliari - emessa dal  Giudice  per  le
indagini preliminari presso il Tribunale di  Catania  ed  in  seguito
revocata in  sede  di  riesame  per  il  venir  meno  delle  esigenze
cautelari - nei confronti di un consigliere comunale dimissionario il
successivo 25 settembre e di un suo  stretto  parente,  gia'  sindaco
dell'ente nelle consiliature del 2006 e del 2011. 
    In particolare, nel provvedimento cautelare e' stato  evidenziato
che, in vista delle consultazioni amministrative di giugno  2016,  il
citato consigliere comunale dimissionario  -  ritenuto  responsabile,
tra l'altro, del reato di cui all'art. 416-ter del  codice  penale  -
aveva stretto un'alleanza con persone intranee o vicine  alle  locali
associazioni criminali al fine di far confluire voti su di se'  oltre
che in favore del candidato sindaco, poi effettivamente eletto, a sua
volta  gia'  membro  dell'organo  consiliare  nelle  due   precedenti
amministrazioni  e  sottoposto  ad  indagini   per   la   fattispecie
delittuosa contemplata dall'art. 86 del decreto del Presidente  della
Repubblica 16 maggio 1960, n. 570. Per il  medesimo  reato  risultano
altresi' indagati un altro consigliere comunale - che ha ricoperto la
carica di assessore nella pregressa compagine di governo del comune -
ed un dipendente dell'ente, assunto ai sensi dell'art. 90 del decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267, il quale ha rivestito il ruolo di
componente l'ufficio di staff del primo cittadino da  giugno  2011  a
gennaio 2018. 
    Gli accertamenti esperiti dagli organi inquirenti hanno  altresi'
fatto emergere i collegamenti tra un altro dipendente comunale - gia'
assessore  nella   consiliatura   del   2011   -   e   due   soggetti
controindicati,  anch'essi  coinvolti  nell'operazione   di   polizia
giudiziaria in argomento. Piu' nel dettaglio, il dipendente in parola
e' stato sottoposto alla misura interdittiva della sospensione da  un
pubblico  ufficio  o  servizio  e  risulta  indagato   per   falsita'
ideologica in atto pubblico. 
    Sulla scorta delle descritte, gravi vicende e delle risultanze di
un attento monitoraggio svolto nei confronti dell'ente,  il  prefetto
di  Ragusa,  con  decreto  del  29  settembre  2017,  successivamente
prorogato, ha disposto l'accesso presso il comune, ai sensi dell'art.
143 del richiamato decreto legislativo n. 267 del 2000. 
    Al termine delle indagini, la commissione incaricata dell'accesso
ha depositato le  proprie  conclusioni,  alla  luce  delle  quali  il
prefetto, sentito  nella  seduta  del  14  maggio  2018  il  comitato
provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica - integrato  con  la
partecipazione del Procuratore aggiunto della Repubblica -  Direzione
distrettuale antimafia presso il Tribunale di Catania,  delegato  del
Procuratore distrettuale nonche'  del  Procuratore  della  Repubblica
presso il Tribunale di Ragusa  e  del  Capo  centro  della  Direzione
investigativa antimafia di Catania - ha inviato l'allegata  relazione
in  pari  data,  che  costituisce  parte  integrante  della  presente
proposta, in cui si da' atto della sussistenza di concreti, univoci e
rilevanti  elementi  su  collegamenti  diretti  e   indiretti   degli
amministratori locali con la criminalita' organizzata e su  forme  di
condizionamento degli stessi, riscontrando, pertanto,  i  presupposti
per l'applicazione del citato art. 143. 
    Il comune  di  Vittoria  -  situato  nell'area  nota  come  piana
dell'Ipparino e con un'economia a vocazione essenzialmente agricola -
e' sede di uno dei  mercati  ortofrutticoli  e  florovivaistici  piu'
grandi della penisola ed  insiste  in  un  territorio  nel  quale  in
passato si  sono  contrapposti  due  potenti  sodalizi,  di  cui  uno
collegato a «cosa nostra» e, piu' specificatamente, alla criminalita'
organizzata gelese e l'altro  inserito  nell'ambito  di  una  diversa
organizzazione malavitosa tradizionalmente denominata «stidda». 
    Ad oggi, i due sodalizi hanno raggiunto una sorta di pax  mafiosa
fondata  sulla  spartizione  delle  rispettive  zone  di   influenza,
continuando  ad  esercitare  una  penetrante  ingerenza  nel  tessuto
economico e sociale  pur  se  indeboliti  da  recenti  operazioni  di
polizia giudiziaria sfociate nel sequestro di aziende e beni ad  essi
riconducibili e nell'arresto di taluni esponenti apicali. 
    In tale contesto, il prefetto evidenza che diversi  membri  della
compagine di governo e dell'apparato burocratico del comune -  alcuni
dei quali con pregiudizi di natura penale - annoverano frequentazioni
ovvero  rapporti  di   parentela   o   di   affinita'   con   persone
controindicate   o   con   elementi   delle    famiglie    malavitose
territorialmente egemoni. 
    Per quanto attiene all'attivita' gestionale dell'ente, sono state
riscontrate  diffuse  irregolarita'  ed  anomalie  nel  settore   dei
contratti pubblici quali il ricorrente, artificioso frazionamento del
valore degli affidamenti e la sistematica interferenza  degli  organi
elettivi nelle  decisioni  riservate  alle  figure  dirigenziali,  in
contrasto con il generale principio di separazione tra  attivita'  di
indirizzo politico ed attivita' di gestione. 
    Dal descritto modus operandi hanno tratto vantaggio anche imprese
controindicate tra  cui  il  prefetto  segnala  la  societa'  che,  a
novembre 2016, si e' aggiudicata in qualita' di  unica  offerente  il
servizio di  raccolta,  spazzamento,  trasporto  e  conferimento  dei
rifiuti solidi urbani differenziati ed indifferenziati  in  esito  ad
una procedura aperta connotata da gravi  profili  di  illegittimita',
tra cui l'immotivato ricorso al termine breve  contemplato  dall'art.
60, comma 3, del decreto  legislativo  18  aprile  2016,  n.  50.  La
medesima societa' e' risultata successivamente affidataria di servizi
impropriamente  qualificati  analoghi  a  seguito  di  una  procedura
negoziata senza la previa pubblicazione  di  un  bando  di  gara,  in
violazione dell'art. 63, comma 5, del richiamato decreto  legislativo
n. 50 del 2016. 
    Le verifiche espletate in sede ispettiva hanno messo in luce  che
la societa' in parola annoverava  tra  i  propri  dipendenti  diverse
persone controindicate e, segnatamente, uno dei soggetti di cui sopra
si  e'  fatta  menzione,   coinvolti   nell'operazione   di   polizia
giudiziaria da cui ha preso le mosse  l'accesso.  Fonti  tecniche  di
prova hanno inoltre disvelato i rapporti di  vicinanza  tra  elementi
degli ambienti malavitosi locali e l'amministratore unico pro tempore
della menzionata societa', nei confronti del  quale  -  nello  scorso
mese di aprile - e' stata avanzata una richiesta di rinvio a giudizio
per associazione di tipo mafioso nonche' per i reati  previsti  dagli
articoli 319, 319-bis, 321 e 353 del codice penale aggravati ai sensi
dell'art. 7 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, allora vigente. 
    La permeabilita' dell'ente agli  indebiti  condizionamenti  della
criminalita' organizzata e' altresi' attestata dalla circostanza  che
nell'elenco  comunale  degli  operatori  di  fiducia  sono  risultate
iscritte due ditte destinatarie di informative antimafia interdittive
emesse rispettivamente dalla prefettura di Catania a  giugno  2016  e
dalla prefettura di Caltanissetta ad ottobre dello stesso anno. 
    Una specifica attenzione e' stata poi dedicata in sede  ispettiva
al mercato ortofrutticolo che,  per  dimensioni  e  volume  d'affari,
costituisce la realta' economica piu' importante di quel  territorio,
rappresentando un vero e proprio polo di attrazione per gli interessi
delle  associazioni  di  tipo  mafioso  non  solo  locali,  anche  in
considerazione delle connesse, redditizie attivita' dell'indotto. 
    Con    riferimento    al    predetto    mercato     -     gestito
dall'amministrazione comunale per il tramite dei propri uffici  e  di
una societa' a totale partecipazione pubblica - sono state  accertate
gravissime inefficienze e  criticita'  quali  la  metodica  ingerenza
degli organi elettivi nelle scelte di competenza  dirigenziale  e  la
reiterata   violazione   delle   norme    regolamentari    dell'ente,
segnatamente sotto il profilo della mancata adozione di un sistema di
pesa pubblica e dell'omesso espletamento di procedure  selettive  per
il  rilascio  delle   concessioni   nonche'   per   il   conferimento
dell'incarico di direttore. 
    Piu' nel dettaglio, il prefetto  e  la  commissione  di  indagine
stigmatizzano la sostanziale inerzia dell'ente  nel  contrastare  gli
abusi commessi da taluni  concessionari  e  nell'adottare  meccanismi
efficaci di controllo e di vigilanza in ordine agli accessi  all'area
mercatale - all'interno della quale e'  stata  riscontrata  l'assidua
presenza di personaggi di primo piano della mafia locale  o  di  loro
stretti parenti - in contrasto con le richiamate norme  regolamentari
e con le previsioni contenute in un apposito protocollo di  legalita'
sottoscritto dal comune e dalla Prefettura di Ragusa a dicembre 2014. 
    Parimenti sintomatico e' l'episodio concernente una procedura  ad
evidenza pubblica avviata con delibera di giunta di febbraio 2015 per
l'assegnazione  in  concessione  di  sei   postazioni   del   mercato
ortofrutticolo risultate vacanti. Riferisce in proposito il  prefetto
che ad oggi la procedura non  risulta  ancora  conclusa  dopo  che  a
febbraio 2016 i  membri  dell'allora  commissione  di  gara  si  sono
dimessi a seguito di minacce intimidatorie. 
    L'organo  ispettivo  ha  quindi  preso  in  esame  le   procedure
finalizzate alla concessione di contributi, sussidi ed altri vantaggi
economici, rilevando una situazione  di  diffusa  mala  gestio  e  di
ripetute  irregolarita'  -  in  particolare,  per   quanto   concerne
l'acquisizione di prestazioni di  lavoro  accessorio  ed  occasionale
tramite voucher - di cui hanno beneficiato persone legate da  vincoli
di  parentela  o  di  affinita'  con  esponenti   delle   consorterie
territorialmente egemoni. 
    Irregolarita'  altrettanto  gravi  e  significative  sono   state
riscontrate nel settore urbanistico in relazione al  quale  e'  stata
acclarata la grave inerzia dell'ente  che,  in  molteplici  casi,  ha
omesso di porre in essere le iniziative necessarie  a  dare  concreta
attuazione alle ordinanze di demolizione di  immobili  realizzati  in
assenza o in violazione dei prescritti titoli  abilitativi,  anche  a
vantaggio - come rimarcato nelle  conclusioni  della  commissione  di
indagine - di un soggetto controindicato. 
    Criticita' sono infine emerse nella gestione dei beni  confiscati
alla   criminalita'   organizzata   e   trasferiti   al    patrimonio
indisponibile dell'ente, la cui assegnazione a terzi e'  disciplinata
da un regolamento comunale risalente al 2007, non  in  linea  con  le
novita'  legislative  successivamente  intervenute  in   materia   e,
segnatamente, con le disposizioni dettate dal decreto  legislativo  6
settembre 2011, n. 159 e dalla legge 17  ottobre  2017,  n.  161.  In
proposito, il prefetto evidenzia che le risultanze dell'operazione di
polizia giudiziaria da cui e' scaturito l'accesso hanno messo in luce
l'esistenza di un accordo elettorale tra il summenzionato consigliere
comunale dimissionario e l'ex proprietario di un immobile  sottoposto
a confisca con provvedimento divenuto irrevocabile a maggio 2007. 
    Le  circostanze  analiticamente  esaminate   e   dettagliatamente
riferite nella relazione del prefetto hanno  rivelato  una  serie  di
condizionamenti nell'amministrazione comunale di  Vittoria,  volti  a
perseguire  fini  diversi  da   quelli   istituzionali,   che   hanno
determinato   lo   svilimento   e   la   perdita   di    credibilita'
dell'istituzione locale, nonche' il pregiudizio degli interessi della
collettivita',  rendendo  necessario  l'intervento  dello  Stato  per
assicurare la riconduzione dell'ente alla legalita'. 
    Ritengo, pertanto, che ricorrano le condizioni per l'adozione del
provvedimento di scioglimento  del  consiglio  comunale  di  Vittoria
(Ragusa) ai sensi dell'art. 143 del  decreto  legislativo  18  agosto
2000, n. 267. 
    In  relazione  alla  presenza  ed  all'estensione  dell'influenza
criminale  si  rende  necessario  che  la   durata   della   gestione
commissariale sia determinata in diciotto mesi. 
 
      Roma, 24 luglio 2018 
 
                                    Il Ministro dell'interno: Salvini 
(Relazione del Prefetto )
 
                    Prefettura - U.T.G. di Ragusa 
                               Area I 
 
                                               Ragusa, 14 maggio 2018 
 
                                 ALL'ON. MINISTRO DELL'INTERNO - ROMA 
 
    Oggetto: Comune di Vittoria - Relazione ai sensi  dell'art.  143,
comma 3, del  decreto  legislativo  18  agosto  2000,  n.  267,  come
sostituito dall'art. 2, comma 30, della legge 15 luglio 2009, n. 94. 
    La Citta' di Vittoria, ricca di storia, di tradizione e di  arte,
e' un centro a vocazione prevalentemente  agricola,  il  cui  tessuto
sociale   e'   caratterizzato   da   una   presenza   imprenditoriale
intraprendente e fattiva  che  ha  saputo  rivoluzionare  il  sistema
produttivo ortofrutticolo conquistando consistenti quote di mercato. 
    L'Ente comunale, i cui organi elettivi sono stati rinnovati nelle
consultazioni  amministrative  del  5  giugno  2016,   e'   da   anni
all'attenzione delle Forze di Polizia e della  Magistratura,  le  cui
indagini hanno permesso  di  accertare  la  presenza  di  un  tessuto
socio-economico-ambientale  particolarmente  complesso,   in   quanto
connotato, fra l'altro, dalla presenza di una organizzazione mafiosa,
il cui potere si e' esteso in modo  determinante  su  alcuni  settori
dell'economia, in special modo sulle realta'  imprenditoriali  legate
al Mercato ortofrutticolo vittoriese che per  importanza  si  colloca
tra i primi in Italia e i cui prodotti vengono commercializzati anche
all'estero. 
    In particolare, come meglio e' stato  delineato  nella  relazione
della Commissione ispettiva, e' emerso  che  alcuni  esponenti  della
citata consorteria mafiosa, a vario  titolo  legati  da  rapporti  di
parentela o di vicinanza con amministratori  comunali  o  dipendenti,
sembrerebbero aver avuto la possibilita'  di  influenzare  scelte  di
governo  con  particolare  attenzione  alle  numerose  e  consistenti
omissioni nell'attivita'  di  gestione  del  mercato  ortofrutticolo,
governato dall'amministrazione comunale,  all'interno  del  quale  e'
stata dimostrata una consistente presenza delle  consorterie  mafiose
nel settore dell'indotto commerciale delle forniture  di  imballaggi,
dei trasporti e dello smaltimento dei rifiuti. 
    In tale contesto, particolarmente indicativo appare  il  Cap.  XI
della relazione ispettiva, concernente le cointeressenze dei soggetti
appartenenti  alla  criminalita'  organizzata   di   stampo   mafioso
coinvolti nelle operazioni di polizia giudiziaria, con  le  attivita'
presenti  all'interno  del   Mercato   ortofrutticolo   e   con   gli
amministratori del comune di Vittoria. 
    Altro settore particolarmente permeabile e' quello della gestione
dei rifiuti solidi urbani dimostratosi di rilevante interesse per  la
malavita, in considerazione della disponibilita' in tale comparto, di
risorse economiche pubbliche. 
    Altresi' alcune forme di condizionamento hanno tra l'altro, preso
corpo anche attraverso ipotesi di  reato,  cosi'  come  emerso  dalla
recente operazione denominata «Exit Poll»  coordinata  dalla  Procura
Distrettuale della Repubblica - D.D.A. di Catania che ha  evidenziato
collegamenti tra il omissis e il omissis con esponenti  della  locale
consorteria mafiosa denominata «Stidda», nonche'  il  condizionamento
esercitato da questi ultimi sui  primi  in  termini  di  aspettative,
benefici  e  altre  utilita'  specificate  nella  allegata  relazione
ispettiva, collegamento  attraverso  ripetuti  contatti  personali  e
telefonici minando  cosi'  nel  suo  fondamento  il  prestigio  e  la
credibilita' delle Istituzioni amministrative. 
    La  Commissione  di  accesso  ha  messo   in   rilievo   che   la
funzionalita' dell'Ente  e'  stata  condizionata  dalla  presenza  di
alcuni  personaggi  malavitosi,  cosi'   come   evidenziatisi   nelle
operazioni della DDA di Catania che, come detto, hanno  coinvolto  il
omissis,   il   omissis   consigliere    comunale    facente    parte
dell'amministrazione eletta nel  2016,  anche  quest'ultima  ritenuta
omissis, alcuni dipendenti comunali  vicini  all'ambiente  malavitoso
vittoriese e personaggi ritenuti affiliati  alla  locale  consorteria
mafiosa. 
    Condizionamenti  nell'azione  amministrativa  che  hanno  trovato
sostanza attraverso gravissime omissioni nell'attivita' di  controllo
nella gestione  del  mercato  ortofrutticolo  cosi'  consentendo  una
pervasiva incidenza degli interessi economici di personaggi affiliati
alla Stidda e della loro fisica e assidua presenza all'interno  dello
stesso, condizionamento  in  tale  contesto  resosi,  poi,  oltremodo
palese e conclamatosi attraverso gravissime intimidazioni  e  minacce
perpetrate nei confronti dei membri  della  commissione  giudicatrice
che, di fatto, hanno paralizzato lo svolgimento della gara  d'appalto
per l'assegnazione di alcuni box all'interno del suddetto Mercato. 
    Box che a tutt'oggi non risultano ancora  assegnati  proprio  per
l'impossibilita' di formare  una  nuova  commissione  a  causa  delle
minacce subite dai commissari stessi. 
    Allo stesso modo l'azione amministrativa, cosi'  come  dimostrato
dalle indagini  della  DDA  di  Catania,  ha  evidenziato  ricorrenti
anomalie nell'espletamento della gara per  la  raccolta  dei  rifiuti
solidi urbani aggiudicata,  con  procedura  ritenuta  irregolare,  ad
un'azienda il cui titolare e' stato recentemente tratto  in  arresto,
nell'ambito della operazione della DDA di Catania  (Gorgoni)  perche'
ritenuto prestanome e affiliato  alla  famiglia  mafiosa  omissis  di
Catania, operazione che ha dato origine al recente  scioglimento  per
infiltrazioni mafiose del Comune di omissis. 
    Significativo, poi, e' lo spaccato che la commissione di  accesso
fornisce nell'illustrare forme di abuso nella gestione dell'ente  sia
nell'attribuzione,  negli  anni,  di  vari   incarichi   dirigenziali
temporanei a persone non  legate  dal  rapporto  di  lavoro  a  tempo
indeterminato con  l'amministrazione  in  settori  nevralgici  e  non
adeguatamente giustificato e supportato normativamente. 
    Analoga considerazione la commissione  di  accesso  ha  formulato
riguardo  alle  anomalie  rilevate  nella   gestione   dei   voucher,
irregolarita' evidenziate soprattutto dopo le ultime elezioni. 
    Sintomatica, poi, di  una  sottovalutazione  del  condizionamento
mafioso e' la rilevata poco incisiva attivita' posta  in  essere  dal
Comune che,  verosimilmente  anche  a  causa  dell'esiguo  numero  di
addetti, cosi' come evidenziato dalla commissione ispettiva ha  posto
in essere una inefficace azione di contrasto sugli accessi al mercato
ortofrutticolo. Cio' ha consentito, di fatto, facilita'  di  ingresso
all'interno del mercato anche di  «personaggi»,  che  nella  sostanza
potrebbe aver determinato, anche per  la  mera  presenza  fisica,  un
inquinamento   delle   normali    dinamiche    di    formazione    di
domanda-offerta,   principalmente   per   cio'   che   riguarda    il
confezionamento dei prodotti,  il  loro  trasporto,  non  escludendo,
altresi', l'incidenza negativa  nella  formazione  del  prezzo  delle
merci, dello sfruttamento dei produttori, della falsificazione  della
provenienza dei prodotti agricoli commercializzati. 
    Tutto cio' premesso si rassegna una  sintesi  delle  verifiche  e
delle  vicende  politico  amministrative  del  Comune  di   Vittoria,
rinviando  per  ogni  ulteriore  approfondimento  agli   accertamenti
effettuati ed  esposti  nella  documentata  relazione  redatta  dalla
Commissione di indagine nominata, con  provvedimento  prefettizio  n.
670/R/OES/Area I, del 29 settembre 2017 su delega della S.V., di  cui
al decreto n.o 17102/128/67(3) Uff. V - Affari Territoriali, al  fine
di verificare l'eventuale sussistenza degli elementi di cui al  comma
1, dell'art. 143, del decreto legislativo n. 267/2000 come sostituito
dall'art. 2, comma 30, della legge 15 luglio 2009, n. 94. 
    La citata Commissione, cui era stato  inizialmente  assegnato  un
termine di tre mesi per gli accertamenti,  successivamente  prorogato
per   un   analogo   periodo   con   il   decreto   prefettizio    n.
887/R/O.E.S./Area  I  in  data  20  dicembre  2017,  ha  concluso  le
conseguenti verifiche in data 30 marzo 2018 ed ha depositato in  pari
data presso questa Prefettura - nei termini assegnati - la  relazione
che si allega e che fa parte integrante della presente proposta. 
    Gli accertamenti svolti dalla Commissione di indagine sono  stati
oggetto di esame da parte del Comitato Provinciale per l'Ordine e  la
Sicurezza Pubblica nel corso dell'apposita seduta in data  14  maggio
2018, alla quale hanno partecipato, unitamente ai Vertici Provinciali
delle Forze di Polizia, il Procuratore Aggiunto  della  Repubblica  -
D.D.A.  presso  il  Tribunale  di  Catania,  omissis,  delegato   del
Procuratore Distrettuale, il Procuratore della Repubblica  presso  il
Tribunale di Ragusa e il Capo Centro della DIA di Catania. 
    In tale sede  la  Commissione  ha  illustrato  nel  dettaglio  le
attivita' svolte. 
    Insediatasi presso il Comune di Vittoria il 2  ottobre  2017,  la
Commissione di indagine ha preliminarmente ripercorso le  circostanze
che hanno  portato  all'accesso  ispettivo,  ovvero  l'operazione  di
polizia giudiziaria disposta dalla DDA di  Catania  denominata  «Exit
Poll», circostanza indicativa di gravissime anomalie e  criticita'  a
carico sia della struttura burocratica che di  alcuni  Amministratori
ed  ha  conseguentemente  proceduto  ad  approfondire  la  situazione
dell'apparato politico e amministrativo dell'Ente,  non  mancando  di
fornire inizialmente anche un quadro della  criminalita'  organizzata
presente nel territorio. 
    Al riguardo, ha  effettuato,  con  il  supporto  delle  Forze  di
Polizia, una disamina dell'ambito territoriale nel quale e' collocato
il Comune di Vittoria. 
    La Commissione  ha  dato  atto,  quindi,  della  acquisizione  di
ingente documentazione, a  far  data  dall'insediamento  della  prima
omissis (maggio 2006), fino a quella omissis (da giugno 2016  fino  a
marzo 2018,  data  di  conclusione  delle  attivita'  del  menzionato
Organismo). 
    In particolare: regolamenti comunali, ordinanze e  determinazioni
sindacali, delibere di giunta, delibere di consiglio,  determinazioni
del Segretario Comunale e dei Dirigenti di Settore. 
    Ha acquisito altresi'  numerosissimi  atti  relativi  a  tutti  i
Settori  del  Comune,  fra  i  quali  quelli  attinenti   i   servizi
economico-finanziario,    i    lavori     pubblici,     i     servizi
socio-assistenziali,  urbanistica   ed   edilizia,   nonche'   quelli
riguardanti il Mercato ortofrutticolo. 
    Prima di esporre, nel dettaglio, le  risultanze  delle  verifiche
delta    Commissione    di    indagine    nei     singoli     settori
politico-amministrativi  del  Comune  di  Vittoria,  si  ritiene   di
illustrare il  contesto  ambientale  in  cui  si  e'  inserita  detta
attivita'. 
    L'accesso ispettivo presso l'Ente,  disposto  con  il  richiamato
provvedimento del 29 settembre 2017, ha tratto origine,  come  detto,
da fatti concreti, univoci e rilevanti, a seguito  di  quanto  emerso
nell'ambito  di  recenti  operazioni  di  polizia   giudiziaria,   in
particolare quella denominata «Exit Poll» del settembre 2017, nonche'
sulla scorta di mirate attivita' istituzionali di questa  Prefettura,
sintomatici di possibili ingerenze di soggetti contigui  alla  locale
consorteria mafiosa nei processi di formazione della  volonta'  degli
organi elettivi ed amministrativi del Comune. 
    La Citta' di Vittoria rappresenta, nell'ambito della provincia di
Ragusa,   il   contesto   territoriale   dove   tradizionalmente   le
organizzazioni criminali  (Cosa  nostra  e  Stidda)  sono  fortemente
radicate. 
    Fra gli interessi della locale criminalita' organizzata, precipuo
risulta quello nei confronti del mercato  all'ingrosso  dei  prodotti
ortofrutticoli di Vittoria, che costituisce  la  realta'  commerciale
principale del sistema  economico  ipparino,  all'interno  del  quale
insistono  74  box,  di  cui  65  attivi,  gestiti  da  titolari   di
concessioni ed operatori  del  commercio  delle  produzioni  agricole
provenienti dalle campagne ragusane e non. 
    Notevole  importanza  riveste  l'indotto   creato   dal   Mercato
ortofrutticolo che ingloba migliaia di aziende e decine  di  migliaia
di lavoratori,  impiegati  in  svariati  settori,  che  hanno  grande
rilevanza all'interno del  sistema  economico  vittoriese,  come  per
l'appunto testimoniato dall'interesse per essi dimostrato da soggetti
legati alle consorterie mafiose,  tant'e'  che  la  problematica  del
mercato   ortofrutticolo   di   Vittoria   e   del   suo    possibile
condizionamento mafioso assume un ruolo di particolare rilievo. 
    In tale scenario, il Comune di Vittoria,  i  cui  attuali  organi
sono stati eletti nel giugno del 2016, e' stato interessato, nel mese
di settembre del 2017,  dalla  sopra  citata  operazione  di  Polizia
Giudiziaria «Exit Poll» che ha, fra gli altri, coinvolto omissis,  il
omissis, Consigliere comunale in carica e, seppure in misura minore e
con modalita' diverse, omissis. 
    In  particolare,  in  data   21   settembre   2017,   il   Gruppo
Investigazione Criminalita' Organizzata (G.I.C.O.) della  Guardia  di
Finanza di Catania eseguiva, in territorio di Vittoria, sei ordinanze
cautelari nei confronti di altrettante persone ritenute  responsabili
del  reato  di  cui  all'art.  416-ter  del  codice  penale,  scambio
elettorale   politico-mafioso   in   relazione   alle   consultazioni
elettorali, tra le quali quelle amministrative del  giugno  2016  per
l'elezione del Sindaco ed il rinnovo del Consiglio comunale di quella
Citta'. 
    Nella circostanza, veniva disposta  l'applicazione  delle  misure
cautelari degli arresti  domiciliari,  successivamente  revocati  dal
Tribunale del Riesame,  anche  nei  riguardi  di  omissis,  all'epoca
Consigliere comunale di Vittoria, e del omissis, gia'  omissis  della
stessa Citta' per due mandati consecutivi, nel 2006 e  nel  2011,  in
quanto dalle indagini, di cui all'ordinanza in data 13 settembre 2017
del Giudice per  le  Indagini  Preliminari  presso  il  Tribunale  di
Catania, emergevano collegamenti e  complicita'  tra  i  predetti  ed
alcuni affiliati al clan omissis, riferibili all'associazione mafiosa
denominata  «Stidda»,  che  avrebbero  influito  sulle   competizioni
elettorali  degli  anni  precedenti   ed,   in   particolare,   sulle
consultazioni amministrative del giugno 2016. 
    Nell'ambito del medesimo procedimento penale, avente  ad  oggetto
l'accordo di scambio politico-mafioso, risultavano indagati, tra  gli
altri, omissis, omissis, e il gia' Assessore omissis, per il reato di
cui all'art. 86, decreto del Presidente della Repubblica n. 570/1960. 
    Con la stessa ordinanza, il  predetto  Giudice  per  le  Indagini
Preliminari  disponeva,   altresi',   l'applicazione   della   misura
cautelare interdittiva della sospensione temporanea, per la durata di
mesi quattro, dall'esercizio del pubblico ufficio di  omissis  presso
il cennato Ente nei confronti di omissis, gia' Assessore comunale  al
omissis durante l'ultimo mandato del omissis, attualmente in servizio
presso omissis del citato Ente locale, avendo acclarato -  a  seguito
dell'attivita' investigativa - la sussistenza di accordi perfezionati
durante  le  elezioni  amministrative  del  giugno  2016  tra  alcuni
protagonisti della vita politica della citta' di Vittoria e  soggetti
appartenenti all'associazione mafiosa riferibile storicamente al clan
omissis, la c.d. «Stidda». 
    Gli accertamenti di polizia si sono  fondati  prevalentemente  su
attivita' tecnica di captazione delle conversazioni,  su  servizi  di
osservazione, controllo e pedinamento a supporto  e  riscontro  delle
intercettazioni, sulla documentazione posta sotto sequestro  in  data
16 giugno 2016 presso le abitazioni anche dei predetti e/o presso  le
sedi elettorali interessate dalle  consultazioni  amministrative  del
2016, nonche' sul  contributo  fornito  da  alcuni  collaboratori  di
giustizia con le loro dichiarazioni. 
    In particolare, il quadro  indiziarlo  ha  evidenziato  il  ruolo
chiave dei omissis (omissis, gia' omissis, e il  omissis,  eletto  al
Consiglio comunale nel 2016). 
    L'alleanza dei omissis con elementi  di  spicco  del  clan  della
«Stidda» e' stata orientata  all'elezione  di  omissis  al  Consiglio
comunale e  allo  spostamento  del  bacino  di  voti,  nel  turno  di
ballottaggio, a favore del omissis (Consigliere comunale dal  2006  e
individuato quale  persona  in  grado  di  perpetuare  la  linea  dei
omissis). 
    I  omissis  avrebbero  promesso  utilita'  sia  a  omissis  (noto
esponente del clan omissis) sia a omissis  (gia'  reggente  del  clan
omissis), per lo  sgombero  di  un  edificio  pubblico  occupato  dai
migranti ai fini dello svolgimento di una diversa attivita'. 
    Tra i fatti oggetto dell'indagine: l'erogazione di fondi comunali
(benefici  sociali)  a  favore   di   cittadini   di   Vittoria   per
l'acquisizione dei rispettivi voti; firme false per la  presentazione
delle liste elettorali; concessione di posti di lavoro; controllo dei
voti dei dipendenti della omissis (societa' che nel 2016  gestiva  il
servizio omissis) attraverso il rinnovo del  relativo  appalto  e  la
conseguente stabilizzazione di 60 posti di lavoro. 
    Si soggiunge che nel  corso  dell'anno  2017,  il  territorio  di
Vittoria e' stato interessato da diverse ed importanti operazioni  di
Polizia  Giudiziaria,  di  cui  due,  «Survivors»  e  «Ghost  Trash»,
riguardano da vicino attivita'  criminali  nell'indotto  connesso  al
Mercato ortofrutticolo insistente in quel Centro; una, la gia' citata
«Exit Poll», attiene strettamente alle vicende di organi politici  ed
amministrativi del Comune di Vittoria; infine,  l'ultima,  denominata
«Gorgoni» si collega alla questione del servizio  di  rifiuti  solidi
urbani e  all'affidamento  dello  stesso,  da  parte  del  Comune  di
Vittoria, all'impresa omissis, il cui amministratore unico  e'  stato
tratto in arresto proprio nell'ambito di tale  ultima  operazione  di
P.G. in quanto ritenuto vicino ad elementi di spicco dei clan mafiosi
omissis e omissis di Catania. 
    Non   puo'   inoltre   sottacersi   che   omissis,   appartenente
all'associazione di stampo mafioso denominata «Stidda», operante  nel
territorio di Vittoria, gravato da numerosissimi precedenti penali di
rilievo, tra cui associazione per delinquere  di  stampo  mafioso,  e
gia' sorvegliato speciale  di  P.S.,  risulta  tratto  in  arresto  e
successivamente scarcerato nell'ambito della  piu'  volte  menzionata
operazione «Exit Poll» del  settembre  2017,  per  il  reato  di  cui
all'art.   416-ter   del   Codice    Penale    (scambio    elettorale
politico-mafioso). 
    A conferma della sua appartenenza alla  consorteria  mafiosa  del
territorio il predetto omissis e' altresi' coinvolto  nell'operazione
denominata «Ghost Trash» del 13 dicembre 2017 nel cui ambito e' stato
arrestato ed e' tuttora detenuto, in quanto - avvalendosi della forza
di intimidazione  del  vincolo  associativo  e  della  condizione  di
assoggettamento e di omerta' che ne deriva  -  commetteva  una  serie
indeterminata di delitti per acquisire in modo diretto o indiretto la
gestione o il controllo delle attivita' economiche nel settore  della
produzione degli imballaggi per i prodotti ortofrutticoli. 
    Nello stesso procedimento, il  medesimo  e'  indagato  con  altri
soggetti per ulteriori ipotesi di reato,  tra  cui  associazione  per
delinquere finalizzata  a  commettere  piu'  delitti  in  materia  di
attivita' organizzate per il traffico illecito di rifiuti nonche' per
altri reati in materia ambientale. 
    In merito all'operazione «Survivors» del 15 settembre 2017, si fa
presente che la  Polizia  di  Stato  e  il  Comando  Provinciale  dei
Carabinieri di Ragusa eseguivano,  nel  territorio  di  Vittoria,  15
ordinanze di custodia  cautelare  in  carcere  per  associazione  per
delinquere  di  stampo  mafioso   finalizzata   alle   estorsioni   e
all'intestazione fittizia di  beni,  in  danno,  fra  gli  altri,  di
commercianti  di  prodotti  ortofrutticoli   e   di   altre   imprese
dell'indotto connesso al Mercato ortofrutticolo. 
    Le attivita' investigative hanno permesso di appurare l'esistenza
di un sodalizio criminale  riconducibile  alla  «Stidda»  vittoriese,
delineandone le piu' attuali modalita' operative. 
    Dato assai rilevante  e'  che  con  i  proventi  delle  attivita'
illecite  alcuni  degli  indagati  avevano   creato   l'azienda   per
imballaggi denominata omissis, avente come oggetto  la  produzione  e
commercializzazione di cassette, bancali e vaschette in plastica  per
prodotti ortofrutticoli;  azienda  in  atto  sottoposta  a  sequestro
preventivo ai fini della confisca. 
    Nello specifico, le indagini  hanno  accertato  che  la  predetta
azienda era nella effettiva disponibilita'  e  gestione  di  soggetti
appartenenti alle  organizzazioni  mafiose  quali  omissis,  omissis,
omissis e omissis, ed era fittiziamente intestata a  soggetti  legati
da rapporti di parentela con gli stessi omissis e omissis. 
    La sede dell'impresa era anche utilizzata dalla famiglia omissis,
dai omissis e dagli  altri  sodali  come  quartier  generale  per  le
riunioni e la pianificazione di attivita' criminali. 
    Nei confronti della omissis, questa Prefettura ha emesso, in data
3 ottobre 2017, provvedimento antimafia interdittivo. 
    Anche l'operazione «Gorgoni»  del  28  novembre  2017  -  seppure
riguardante piu' da vicino la provincia di Catania e  le  consorterie
mafiose operanti nell'area etnea, come i clan omissis e omissis -  ha
stretti collegamenti con Vittoria, atteso che urto dei  provvedimenti
di custodia cautelare e' stato disposto  nei  confronti  di  omissis,
gia' amministratore unico della omissis, impresa affidataria, fino al
31 dicembre 2017,  del  servizio  di  igiene  urbana  nel  territorio
comunale di Vittoria, operazione che ha fra  l'altro  interessato  il
Comune di omissis, e  che  ha  determinato,  lo  scorso  omissis,  lo
scioglimento degli organi ordinari di  quell'Ente  per  infiltrazioni
mafiose, ai sensi dell'art. 143 del T.U.E.L. 
    L'attivita' di indagine ha consentito di  rilevare  irregolarita'
formali nelle procedure per l'affidamento del  servizio  di  raccolta
dei rifiuti in  diversi  Comuni  e  di  certificare,  come  detto,  i
rapporti del  menzionato  omissis  con  la  criminalita'  organizzata
etnea. 
    Egli, infatti, risulta, tra l'altro, indagato per il  delitto  di
cui all'art. 416-bis C.P. in  quanto,  unitamente  a  numerosi  altri
soggetti, faceva parte della associazione di tipo mafioso  denominata
omissis, promossa da omissis e organizzata da  omissis,  elemento  di
vertice di quella consorteria. 
    Tale operazione ha anche messo in luce  le  attivita'  svolte  da
omissis nell'ambito del  Comune  di  Vittoria  dove  la  omissis  era
risultata aggiudicataria dei servizio di nettezza urbana. 
    Le verifiche poste in essere dalla Commissione di indagine  hanno
consentito di appurare l'iter attraverso il  quale  l'Amministrazione
comunale di Vittoria ha affidato il cennato servizio all'azienda  del
omissis, mentre  l'attivita'  tecnica  di  intercettazione  ha  fatto
emergere il «modus operandi» di  quest'ultimo,  che  da  un  lato  si
preoccupava di chiedere una sorta di «autorizzazione» a  spendere  il
«nome» di un personaggio malavitoso vittoriese qualora dovesse essere
chiamato in causa da  qualche  esponente  della  consorteria  mafiosa
operante in quel territorio, al fine di scongiurare atti  minatori  e
danneggiamenti dei propri mezzi impiegati  per  il  servizio  R.S.U.,
dall'altro sembrerebbe essere in contatto diretto con  amministratori
e/o funzionari del Comune di Vittoria. 
    Infine, a seguito dell'operazione «Ghost Trash» del  13  dicembre
2017 sono stati tratti in arresto, tra gli altri,  omissis,  omissis,
omissis e omissis, elementi di spicco  della  organizzazione  mafiosa
vittoriese  denominata  «Stidda»,  storicamente  riferibile  al  clan
omissis ed attualmente capeggiata da omissis. 
    Nei confronti dei predetti  sono  stati  ipotizzati  i  reati  di
associazione   per   delinquere   di   stampo   mafioso   finalizzata
all'acquisizione di posizioni dominanti nel settore  economico  degli
imballaggi, intestazione fittizia di imprese e traffico  illecito  di
rifiuti. 
    In  particolare,  gli  elementi  investigativi  acquisiti   hanno
palesato l'esercizio da parte del omissis  di  un  potere  penetrante
nelle istituzioni pubbliche ed economiche del territorio ipparino  in
grado di indirizzare a proprio favore e/o in favore  dei  membri  del
gruppo   mafioso   di   appartenenza   le   decisioni   dell'apparato
amministrativo locale e imprenditoriale, riconoscendo la connotazione
dell'associazione mafiosa. 
    Quanto sopra, come gia' precedentemente evidenziato,  era  emerso
anche dall'attivita' di indagine relativa all'operazione «Exit Poll»,
nell'ambito  della  quale   il   omissis,   sebbene   successivamente
scarcerato, e' stato sottoposto a custodia cautelare  ed  e'  tuttora
indagato. 
Situazione politico-amministrativa. 
    L'analisi ha riguardato le Amministrazioni comunali che  si  sono
succedute nell'ultimo decennio, le omissis e quella omissis. 
    In particolare, le consultazioni amministrative del giugno  2016,
che hanno portato alla elezione a Sindaco  del  omissis,  sono  state
caratterizzate, nei giorni  immediatamente  precedenti  il  turno  di
ballottaggio, da una significativa attivita' di polizia  giudiziaria,
consistente in numerose perquisizioni locali che hanno  riguardato  i
principali candidati Sindaco, compreso quello successivamente eletto,
omissis, omissis e omissis, l'ex omissis, i  candidati  al  Consiglio
comunale omissis e omissis  della  lista  omissis,  omissis,  facente
parte di una delle liste della  coalizione  a  sostegno  di  omissis,
nonche' omissis, non partecipante alla competizione elettorale. 
    Nel prosieguo delle attivita' investigative, dalle quali sono poi
scaturiti   i   provvedimenti   restrittivi   del   settembre    2017
dell'operazione «Exit Poll», si e' accertato che nel medesimo  ambito
e' risultato indagato anche omissis - seppure con imputazioni  minori
e senza il rigore delle misure cautelari adottate nei confronti degli
altri soggetti inquisiti - per il reato di cui agli articoli 110,  81
c.p. e 86 del decreto del Presidente del Presidente della  Repubblica
n. 570/1960 (Corruzione elettorale). 
    Dall'esame degli atti della citata operazione si evince  come  «i
omissis avrebbero appoggiato omissis in virtu' di un accordo politico
con lo stesso,  al  fine  di  mantenere  la  propria  egemonia  sulle
decisioni amministrative». 
    In particolare, le conversazioni captate farebbero  evincere  «il
rapporto di sudditanza che legherebbe da tempo omissis all'ex omissis
...» e la circostanza che «l'eventuale avvento  di  omissis»  avrebbe
potuto  favorire  la  stabilizzazione  dei  dipendenti  della   ditta
omissis, impresa che all'epoca gestiva H servizio dei rifiuti  solidi
urbani. 
    Al riguardo, si segnala la conversazione del 7 giugno  2016  (due
giorni dopo il primo turno elettorale) fra l'allora candidato omissis
- omissis - e tale omissis, dipendente della omissis, che viene cosi'
rassicurato dal omissis: «tu gli puoi dire ai picciotti che in questo
momento votare me non e' tradire i omissis e' solo  stare  tranquilli
con la famiglia, punto e basta». 
    E' stato anche evidenziato,  nel  corso  dell'istruttoria  svolta
dalla Commissione di indagine, che ben due Consiglieri  comunali,  il
gia' menzionato omissis ed il suo  subentrante  omissis,  sono  stati
tratti in arresto. 
    Il primo, omissis, successivamente scarcerato dal  Tribunale  del
Riesame, nell'ambito della piu' volte citata operazione «Exit  Poll»,
che ha evidenziato uno stretto collegamento tra  esponenti  del  clan
della «Stidda» omissis e la classe politica del Comune di Vittoria. 
    In particolare, gli atti della predetta indagine mettono in  luce
come «i omissis sarebbero indissolubilmente  legati,  direttamente  o
indirettamente, con soggetti  quali  omissis  e  omissis  -  entrambi
condannati per il reato di cui  all'art.  416-bis  c.p.  -  ai  quali
avevano chiesto il sostegno elettorale promettendo vantaggi e  favori
economici nel caso in cui omissis fosse  stato  eletto  al  consiglio
comunale, cosa poi di fatto avvenuta». 
    Tutto cio' e' sostenuto da specifica attivita' di captazione  che
ha svelato come «per sostenere la candidatura di omissis,  omissis  e
omissis prendevano contatti con omissis, e, a loro volta,  omissis  e
omissis provvedevano a contattare omissis». 
    In particolare, emblematica si rivela l'attivita' di captazione e
di intercettazione ambientale del  1°  giugno  2016  quando  «omissis
interveniva  personalmente  a  contattare  omissis,   provvedendo   a
chiamarlo telefonicamente per fissare un  incontro  che  puntualmente
gli veniva concesso». 
    Tali fatti - che  non  sono  stati  smentiti  dal  Tribunale  del
Riesame, intervenuto successivamente solo ai  fini  dell'esame  delle
esigenze cautelari in capo agli  indagati  -  mettono  in  luce  come
l'Ente appaia permeabile sotto il profilo amministrativo e  politico,
rilevando anche estremi evidenti di dolo, non essendo accettabile che
un  candidato  al  Consiglio  comunale  si  rivolga  ad  un  soggetto
«controindicato» e legato alle consorterie mafiose  per  ottenere  il
sostegno elettorale. 
    Tanto piu' che si tratta di un  candidato  -  poi  eletto  ed  in
carica fino ai settembre 2017, avendo rassegnato le  dimissioni  solo
dopo  gli  esiti  dell'operazione  «Exit  Poll»  -  gia'  Consigliere
comunale  nella  precedente  legislatura   amministrativa,   omissis,
anch'egli pesantemente coinvolto in fatti che evidenziano almeno  una
«familiarita'»  con  soggetti  malavitosi,  ed  entrambi  artefici  e
promotori di una sorta  di  «accordo  elettorale»  con  il  candidato
omissis, poi eletto. 
    Per quanto concerne il Consigliere comunale  omissis,  la  misura
cautelare emessa nei suoi confronti e' relativa a gravi reati comuni. 
    A seguito delle sue dimissioni, il omissis e'  stato  sostituito,
lo scorso mese di aprile, con il secondo dei non eletti  nella  lista
omissis,  precisamente  omissis,  gia'   Assessore   della   omissis,
anch'egli coinvolto ed  indagato  nell'ambito  dell'operazione  «Exit
Poll». 
    Inoltre,  un  Assessore  della  omissis,  omissis,  nominato  dal
omissis in data omissis,  e'  stretto  congiunto  (omissis)  di  tale
omissis, dipendente, in qualita' di omissis, delle diverse ditte  che
hanno gestito il servizio dei rifiuti a Vittoria (in  atto  in  forza
alla omissis, societa' affidataria di detto servizio dal 31  dicembre
2017), sul cui conto si rinvengono gravi pregiudizi penali. 
    Difatti, il omissis e' stato condannato, in data 28 giugno  1999,
con sentenza del G.U.P. del Tribunale di  Catania,  per  associazione
mafiosa ed estorsione. Gia' sottoposto  alla  misura  di  prevenzione
della sorveglianza speciale di  P.S.  per  la  durata  di  anni  due,
successivamente revocata, a carico del medesimo  figurano,  altresi',
condanna per falso ideologico commesso dal privato in atto  pubblico,
tratto  in  arresto  per  associazione  per  delinquere   e   truffa;
segnalazione  per  associazione  a  delinquere,  falsita'   materiale
commessa dal privato, sostituzione di persona e truffa (in merito  al
relativo procedimento penale, la Corte di  Appello  di  Catania,  con
sentenza del 16 dicembre 2009, ha dichiarato  non  doversi  procedere
per estinzione dei reati per sopravvenuta prescrizione). 
    Non puo' non evidenziarsi, inoltre, la posizione  della  omissis,
omissis, ex Assessore al omissis, anche lei indagata per gravi  reati
nell'ambito dell'operazione «Exit Poll», la  quale,  in  particolare,
nella qualita' di pubblico ufficiale, dovra' rispondere del reato  di
falso ideologico in atto pubblico, avendo  falsamente  autenticato  -
come apposte in sua presenza - numerose firme  per  la  presentazione
della lista elettorale in cui era candidato omissis;  firme  che,  di
fatto,  sarebbero  state  apposte  da  omissis  e  omissis,  soggetti
contigui  alla  criminalita'  organizzata   ed   anch'essi   indagati
nell'ambito della stessa operazione, i  quali  non  avrebbero  potuto
perpetrare tale operato  senza  la  complicita'  della  omissis,  che
invece   avrebbe   dovuto   controllare    la    regolarita'    delle
sottoscrizioni. 
    «Sicuramente una persona di fiducia  per  l'allora  omissis,  era
colei  che  rivestiva  l'incarico  di  Assessore  al  omissis,  ossia
omissis», cosi' viene descritta nell'Ordinanza del GIP del  Tribunale
di Catania, con la quale le viene applicata  la  misura  interdittiva
della sospensione dai pubblici uffici per il periodo di quattro mesi. 
    Peraltro, gli stessi inquirenti hanno avuto modo di acclarare «la
familiarita' della omissis  con  omissis  e  con  omissis  attraverso
l'attivita'  captativa  di  conversazioni  che  vedeva   la   omissis
abbastanza propensa a cercare di risolvere le problematiche  avanzate
dai predetti». 
    In  proposito,  gli  atti  dell'operazione  «Exit   Poll»   hanno
confermato un sistema di intrecci di interessi e di reciproci  scambi
di vantaggi  in  danno  dell'amministrazione  pubblica  ad  opera  di
esponenti  politici,  quale  era  all'epoca  la  omissis,  che,   con
meccanismi collaudati, agevolando infiltrazioni ambigue nell'apparato
amministrativo del Comune di Vittoria, contribuendo ad  inquinarlo  e
piegandolo al tornaconto personale. 
    A fronte di un quadro di tale  gravita',  forti  perplessita'  ha
suscitato la decisione degli attuali Organi  comunali,  allo  scadere
del  periodo  di  interdizione,  di  reintegrare  la  omissis   nella
posizione  e   funzione   precedentemente   ricoperta,   perdendo   -
sicuramente - l'occasione di dare un forte segnale di  discontinuita'
con  la  vecchia  amministrazione  di  cui  la  omissis,  come  sopra
osservato, era «persona di fiducia». 
    Infine, dall'esame dei componenti dei Consigli comunali  via  via
succedutisi dai 2006 al 2016 emerge  la  presenza  -  oltre  ai  gia'
citati omissis  e  omissis,  entrambi  destinatati  di  provvedimenti
cautelari da parte dell'Autorita' Giudiziaria -  di  omissis,  eletto
nel 2006, il quale e' nipote del omissis, ucciso  in  data  18  marzo
1989, all'epoca elemento di spicco della criminalita' organizzata  di
Vittoria, nonche' fratello di omissis, anch'egli ferito a  morte  nel
1983. 
    Tutte  circostanze  sintomatiche  di  una  diffusa  e  prolungata
presenza  di  soggetti  controindicati  nell'ambito   del   Consiglio
comunale di Vittoria. 
L'apparato burocratico. 
    L'imponente apparato burocratico del Comune di Vittoria  registra
una serie di anomalie, fra  le  quali,  non  ultima,  una  permanente
divergenza tra l'organico di diritto e quello di fatto. 
    Infatti, la consistenza della dotazione organica,  approvata  con
la Deliberazione di G.C. n.  556  del  6  dicembre  2016,  supera  il
rapporto di un dipendente ogni 117 abitanti fissato - quale indiretto
parametro di buona amministrazione - dal D.M. Interno del  24  luglio
2014, per il triennio 2014-2016, ex art. 263, comma  2,  del  decreto
legislativo n. 267/2000. 
    La corretta applicazione del suddetto parametro porterebbe quindi
ad una valutazione, per il Comune di Vittoria, di  un  fabbisogno  di
personale pari a circa 547 unita' complessive, contro le  719  unita'
fissate nell'attuale pianta organica. 
    Irregolarita' sono state evidenziate negli incarichi di  omissis,
i cui contratti sono stati prorogati per lungo tempo,  in  violazione
delle vigenti disposizioni di legge, per lo svolgimento  di  funzioni
ordinarie istituzionali della omissis, laddove e' stato rilevato  che
«il dirigente della Direzione omissis del  Comune  di  Vittoria,  nel
periodo 2012-2016, omissis,  ha  conferito  incarichi  di  omissis  a
omissis (sempre i medesimi), utilizzati nell'ambito  delle  attivita'
relative alla omissis e al  omissis  presso  la  suddetta  Direzione,
prorogando i contratti di  collaborazione  originariamente  stipulati
con gli stessi negli anni 2009, 2010 e 2012 ...». 
    Irregolarita' evidenti  appaiono  anche  nel  conferimento  degli
incarichi di omissis dovute a  parziale  osservanza  dell'obbligo  di
relazionare  al  Consiglio  Comunale  sull'attivita'  degli  omissis;
mancata stipula dei contratti  con  i  soggetti  incaricati;  mancato
invio degli atti alla Sezione di controllo  della  Corte  dei  conti;
superamento dei limiti di spesa delle consulenze. 
    Anomalie  sono  emerse,  inoltre,  in  relazione  all'Ufficio  di
omissis, quale  un'eccessiva  parcellizzazione  degli  incarichi  che
appaiono piu' che altro  finalizzati  al  reclutamento  di  personale
esterno, tramite nomine fiduciarie del omissis, piuttosto che  essere
di supporto agli organi politici  nell'esercizio  delle  funzioni  di
indirizzo e controllo. 
    Si evidenzia, altresi', il mancato  rispetto  delle  disposizioni
contenute nell'art. 90 del T.U.E.L. e dei  principi  affermati  dalla
costante giurisprudenza amministrativa e contabile che sanciscono  il
divieto di svolgimento di funzioni gestionali per  gli  addetti  agli
Uffici di omissis, situazione riscontrata per l'incarico conferito al
omissis quale dirigente del omissis, e per il omissis. 
    E' stato, inoltre, appurato che  gli  emolumenti  corrisposti  ai
dirigenti  a  tempo  determinato  (ex   art.   110   T.U.E.L.)   sono
particolarmente elevati, tali da suscitare quantomeno  dei  dubbi  su
possibili condizionamenti da parte dell'organo politico. 
    Proprio in relazione ai dirigenti assunti ex art. 110,  comma  1,
del T.U.E.L., sia la Ragioneria Generale  dello  Stato,  in  sede  di
verifica ispettiva, sia il Collegio dei Revisori dei Conti presso  il
Comune hanno segnalato che la Disciplina del Regolamento degli Uffici
e Servizi non e' conforme  a  quella  dello  Statuto  dell'Ente,  con
riguardo alla durata dei contratti dei dirigenti assunti ai sensi del
richiamato art. 110, comma 1, del T.U.E.L. 
    In particolare, omissis, disapplicando il comma  3  dello  stesso
art. 110 - che  lega  la  scadenza  degli  incarichi  dirigenziali  a
contratto con la durata del mandato elettivo del Sindaco in carica  -
ha mantenuto i medesimi dirigenti  nominati  durante  il  omissis  ai
sensi dell'art. 110, comma 1, T.U.E.L., i cui contratti erano  ancora
in corso di validita', non essendo scaduto il termine minimo dei  tre
anni dalla  loro  stipulazione  previsto  dall'art.  19  del  decreto
legislativo n. 165/2001. 
    Quanto ai dipendenti, l'analisi condotta  ha  fatto  emergere  la
presenza di rilevanti criticita'. 
    Intanto, la  persistente  presenza  di  omissis,  omissis,  e  di
omissis, omissis, entrambi coinvolti nell'operazione «Exit Poll»  del
settembre 2017 ed in relazione ai quali omissis non  ha  ritenuto  di
dare un forte segnale di discontinuita', limitandosi  ad  adottare  -
ritualisticamente - i provvedimenti di norma assunti, senza  incidere
drasticamente  in  una  modifica  della  loro  rilevanza  all'interno
dell'Ente. 
    I sunnominati sono stati sottoposti a procedimento  disciplinare:
la dipendente omissis, gia' Assessore nella  omissis,  alla  scadenza
del  periodo  di  sospensione,  coincidente  con   quella   stabilita
dall'Autorita' Giudiziaria,  il  21  gennaio  2018  e'  rientrata  in
servizio presso l'Ufficio omissis, ove prestava attivita'  lavorativa
precedentemente all'applicazione della misura cautelare,  mentre  per
quanto riguarda il omissis,  malgrado  la  grave  imputazione  a  suo
carico, e' rimasto  assegnato  all'Ufficio  di  omissis  fino  al  18
febbraio 2018, quando, a seguito di  una  disposizione  del  omissis,
omissis, del 31 gennaio 2018, viene trasferito al omissis. 
    Al riguardo, e' stato evidenziato come in data 23  gennaio  2018,
omissis, sentito, su sua richiesta, dalla Commissione di indagine, in
sede di audizione e a seguito di esplicita domanda,  dichiarava,  fra
l'altro, che era stato avviato nei confronti del omissis un  apposito
procedimento disciplinare, ma che, nelle more della conclusione delle
indagini,  detto  procedimento  era   stato   sospeso   e   che,   in
considerazione della esperienza maturata dal omissis, aveva  ritenuto
di mantenerlo nello omissis, 
    In proposito, i componenti della Commissione  di  indagine  hanno
sottolineato  che  omissis,  solo  pochi  giorni  dopo   l'audizione,
verosimilmente percependo le perplessita' che  tale  presenza  poteva
suscitare, ha pensato di privarsene. 
    La  stessa  Commissione  ha  inoltre  rilevato  che  il  predetto
omissis, incardinato nello omissis gia' da  omissis,  rappresenta  la
continuita' con la  precedente  omissis  ed  e'  strettamente  legato
all'attuale omissis, con il quale risulta  indagato  nell'ambito  del
procedimento relativo all'operazione «Exit Poll». 
    Infine, la posizione del omissis e' stata approfondita anche  nel
Capitolo «La gestione dei contributi, sussidi, ecc.»,  per  il  ruolo
chiave rivestito in ordine all'attribuzione dei cc.dd. «voucher». 
    L'attivita' di verifica ha altresi' evidenziato  la  presenza  di
altri dipendenti che risultano affini o stretti congiunti di soggetti
legati alle  organizzazioni  malavitose  del  vittoriese  o  comunque
controindicati. 
    In particolare, omissis, in servizio  presso  l'Ufficio  omissis,
omissis, risulta coniugata con il gia' citato omissis, condannato per
i reati di concorso esterno in associazione mafiosa e  detenzione  di
armi,  nonche'  destinatario  di  misura  cautelare,  successivamente
revocata dal Tribunale del Riesame, nell'ambito dell'operazione «Exit
Poll». 
    Omissis, in servizio presso l'Ufficio omissis, omissis, e'  madre
di omissis, coniugata con omissis (figlio di omissis, reggente  della
«stidda» nel territorio ipparino), gravato da innumerevoli precedenti
e di recente tratto in arresto dalla Squadra Mobile della Questura di
Ragusa nell'ambito dell'operazione «Survivors». 
    Inoltre, fra i dipendenti a tempo indeterminato  del  Comune,  si
segnala la presenza di omissis, incardinato nella Direzione  omissis,
con  mansioni  di  omissis,   cugino   dell'omonimo   omissis,   noto
pregiudicato,   anch'egli   coinvolto   nelle    indagini    relative
all'operazione «Exit Poll». 
    In relazione a quanto appena esposto, si ritiene di  considerare,
sia pure sotto un aspetto  di  mera  opportunita'  se  non  a  titolo
prudenziale, che tutti e  tre  i  dipendenti  menzionati  -  nei  cui
confronti, comunque, non risultano pregiudizi di polizia - continuino
ad espletare attivita' lavorativa  in  uffici  delicati  del  Comune,
quale   l'Ufficio   omissis   e   l'Ufficio   omissis,   quest'ultimo
particolarmente  «sensibile»  per  le   possibili   ingerenze   della
criminalita' organizzata all'interno del omissis. 
    Infine,   nell'apposito   Capitolo   dedicato   alla    struttura
burocratica dell'Ente, la Commissione ha  attenzionato  la  posizione
del dirigente della Direzione omissis, omissis, in relazione  ad  una
vicenda, risalente all'anno 2011, relativa alla «stabilizzazione»  di
alcuni dipendenti facenti parte dell'Ufficio omissis. 
    E' stato, in particolare, riferito come la figura del omissis sia
stata tratteggiata con particolare severita' dal Giudice Penale nella
sentenza n. omissis, che stigmatizza il parere  espresso  da  omissis
nella richiesta  di  stabilizzazione  avanzata  da  quattro  soggetti
(componenti lo omissis). 
    Osserva il magistrato estensore della sentenza, «per favorire  il
disegno  illecito  dei  precari»,  omissis  ha  posto  in  essere  un
«formidabile caleidoscopio di lacune e di opzioni» la cui conseguenza
e' stata «la clamorosa distorsione ermeneutica della questione». 
    Sebbene - come detto - la vicenda  risalga  all'anno  2011,  tali
comportamenti e prassi, valutati dal  Giudice  nel  2017,  comprovano
ulteriormente  la  diffusa  tendenza,  piu'  volte  registrata  dalla
Commissione di  indagine,  di  un  utilizzo  volutamente  distorto  e
sottilmente mistificatorio delle norme. 
    In proposito, la stessa Commissione ha rilevato  che,  a  seguito
delle conclusioni dell'Autorita' Giudiziaria, non  risultano  avviate
iniziative, quantomeno sul  piano  disciplinare,  nei  confronti  del
omissis, da parte dell'omissis, che - anche in questa  circostanza  -
si pone in perfetta e piena continuita' con omissis. 
Situazione finanziaria. 
    In relazione a tale punto, il dato particolarmente significativo,
emerso nel corso dell'attivita' di indagine, e'  rappresentato  dalla
riscontrata carenza di efficaci iniziative di recupero  dell'evasione
tributaria, come quella piu'  in  generale  della  riscossione  delle
entrate attraverso idonee misure di accertamento e di riscossione. 
    In particolare, dai dati acquisiti dalla  Commissione  presso  la
Direzione omissis del Comune di Vittoria, si rileva  che  le  entrate
derivanti  dal  recupero  dell'evasione  tributaria  nel  periodo  di
riferimento, dal 2006 al 2017, ammontano, per ICI, ad euro 470.305,00
(a fronte di un «non riscosso», comprensivo anche di IMU e TASI,  per
euro 8.163.759), pari ad una percentuale  di  recupero  evasione  del
5,7609%; mentre per il canone idrico, le entrate sono  pari  ad  euro
3.788.688 (a fronte di un ruolo coattivo di euro 26.839.891), pari ad
una percentuale di recupero evasione del 14%. 
    Significativo l'affidamento a omissis,  societa'  consortile  del
omissis, per la somma di euro 94.048,36, ai  fini  dello  svolgimento
del servizio  di  riscossione  coattiva,  che  -  come  riferito  dal
dirigente della Direzione omissis - e' stato effettuato sulla base di
«una ricerca di mercato», affidamento peraltro avallato  da  omissis,
come  meglio  precisato  nel  Capitolo  IV  della   relazione   della
Commissione di indagine. 
    L'Ente  comunale,  a  seguito   della   predetta   attivita'   di
riscossione coattiva posta in essere da  omissis,  ha  incamerato  la
somma  di  euro  251.907,65,  pari  a  circa  il  2,28%  dell'importo
complessivo  affidato   per   il   recupero,   ammontante   ad   euro
11.044.225,88. 
    Particolarmente gravi le risultanze  delle  verifiche  effettuate
sulle  posizioni  contributive  degli  appartenenti  a  omissis   che
evidenziano posizioni debitorie sia da parte di omissis, sia da parte
degli omissis e dei rispettivi familiari conviventi, i cui debiti nei
confronti dell'Ente ammontano complessivamente ad euro 39.479,26. 
    Per  cio'  che  concerne  i  omissis  e  i  rispettivi  familiari
conviventi, e' stata rilevata una posizione debitoria complessiva nei
riguardi dell'Ente di euro 96.374,41. 
    Esposizioni  debitorie  risultano  anche  a  carico  di  numerosi
soggetti appartenenti alle locali consorterie mafiose,  i  quali  non
risultano aver corrisposto al Comune tributi da svariati anni, sia  a
titolo di tassa rifiuti che di canone idrico. 
Erogazione di contributi. 
    La Commissione di indagine ha operato un focus approfondito sulla
gestione dei cc.dd. «voucher», attivita' che non e' risultata affatto
trasparente e corretta come richiesto invece  da  una  sana  gestione
contabile  e  che,  peraltro,  lascia  margini  di  permeabilita'  di
condotte illecite nell'amministrazione dell'Ente. 
    L'impiego dei lavoratori occasionali non  risulta  improntato  ai
principi   della   trasparenza   e   imparzialita'   della   pubblica
amministrazione e  con  quelli  di  buona  amministrazione  enunciati
dall'art. 97 Cost. e dalla legge n. 241/1990. 
    L'attenta analisi effettuata ha consentito di verificare  che  le
modalita' di ricorso ai voucher  risultano  decisamente  anomale  per
«tempistica e individuazione di lavoratori», nonche'  difformi  dalle
norme regolamentari, in quanto, contrariamente alle disposizioni  che
pongono in capo al  dirigente  del  omissis  la  responsabilita'  del
procedimento  amministrativo,  volto  all'assegnazione   del   lavoro
accessorio, l'attivita' in oggetto e' stata gestita da  personale  in
forza al omissis. 
    In  particolare,  come  diffusamente   illustrato   nell'apposito
Capitolo VI, della relazione dei commissari,  il  Dirigente  delegava
alla gestione dei voucher il omissis, dipendente a tempo  determinato
del Comune di Vittoria dall'11 ottobre 2010 e tuttora in servizio. 
    Il predetto omissis, come  esposto  in  precedenza,  e'  uno  dei
dipendenti indagati nell'operazione «Exit Poll». Il medesimo, assunto
da omissis, e' stato mantenuto nella stessa posizione di  omissis  da
omissis fino al gennaio 2018, quindi ancora per alcuni mesi  dopo  il
suo coinvolgimento nella citata operazione di polizia giudiziaria. 
    Peraltro e' stato rilevato dalla Commissione di indagine  che  il
omissis ha  operato  con  modalita'  illegittime  in  difformita'  al
Regolamento sull'Ordinamento degli Uffici e  Servizi  del  Comune  di
Vittoria. 
    In altri termini, a differenza degli incarichi conferiti ai sensi
dell'art. 110 del T.U.E.L.,  al  personale  di  omissis  difettano  i
requisiti propri dell'attivita' gestionale, intestati dalla legge  ai
dirigenti  dell'ente  locale  cosi'  come   espressamente   declinati
nell'art. 107 dello stesso T.U.E.L. (funzioni e responsabilita' della
dirigenza). 
    Sono state evidenziate una serie di irregolarita' e  di  anomalie
afferenti le modalita' di inserimento delle istanze  dei  lavoratori,
la loro ammissione nelle varie categorie, l'impiego degli stessi. 
    Il dato particolarmente significativo rilevato e' che,  dal  2010
al 2017, a fronte di 420 istanze di lavoratori  soltanto  57  persone
risultano complessivamente impiegate e retribuite con i voucher. 
    Peraltro, per molti di  tali  soggetti  si  registra  un  impiego
reiterato negli  anni,  non  essendo  stati  rispettati  affatto,  in
assenza di alcuna rotazione nelle chiamate, i principi di trasparenza
e imparzialita' della pubblica amministrazione. 
    Inoltre, piu' di un terzo (20) dei 57 lavoratori beneficiari  dei
voucher e' stato impiegato pur  in  assenza  di  istanza  per  essere
ammesso al lavoro occasionale. 
    In particolare, e' stato evidenziato che  20  dei  lavoratori  in
questione non risultano  inclusi  negli  elenchi  dell'apposito  atto
deliberativo e dunque sono stati impiegati in  violazione  di  quanto
disposto nello stesso atto deliberativo. 
    Ancora, i 17 lavoratori che, dall'anno  2013  in  poi,  non  sono
stati piu' occupati sono tutti esenti da irregolarita' amministrative
nell'impiego,  immuni   da   precedenti   penali,   non   frequentano
pregiudicati   e   non   hanno   legami   parentali   con    soggetti
controindicati; mentre, invece, i 37 lavoratori  utilizzati  fino  al
2017,  anche  piu'  volte  negli   anni,   sono   caratterizzati   da
irregolarita' amministrative nell'impiego, vantano pregiudizi penali,
taluni anche di  particolare  rilievo,  frequentano  pregiudicati  di
spessore e hanno rapporti  di  parentela  con  soggetti  legati  alla
criminalita' organizzata. 
    E' stata anche messa in luce la «peculiare»  attivita'  posta  in
essere subito dopo la conclusione delle elezioni  amministrative  del
giugno 2016; infatti, in data 30 giugno 2016, con determinazione  del
omissis, e' stata impegnata la somma complessiva  di  euro  23.000,00
per l'acquisto di voucher. 
    Nei successivi mesi di luglio  e  agosto  veniva  registrata  una
anomala procedura di acquisto di voucher per un  importo  complessivo
di euro 6.658,00, attraverso dei mandati nominativi emessi  a  favore
di unita' organiche allo omissis per  la  riscossione  di  somme  non
superanti  il  limite  individuale  di  euro  1.000   imposto   dalla
tracciabilita' finanziaria e che venivano rendicontate il 29 dicembre
2016. 
    Tale somma veniva consegnata in contanti  al  omissis,  il  quale
provvedeva    ad    acquistare    voucher    telematici,    incassati
successivamente da sei soggetti di cui due, omissis e omissis,  dagli
accertamenti eseguiti,  sono  risultati  avere  stretti  rapporti  di
parentela con soggetti appartenenti alla locale consorteria mafiosa. 
    Tutte  circostanze  gravemente  sintomatiche  di  condizionamento
evidenziate  in  un  settore,   quale   quello   socio-assistenziale,
fortemente connotato, oltre che  da  diffuse  irregolarita',  da  una
oggettiva  permeabilita'  da  parte  di   soggetti   beneficiari   di
emolumenti, parenti, conviventi o comunque legati  ad  organizzazioni
malavitose. 
Affidamenti di lavori e servizi. 
    Dalla attivita' svolta, in materia di verifica degli  affidamenti
diretti, la Commissione ha constatato che non appaiono  rispettati  i
parametri fissati dalla legge nell'affidamento dei vari servizi posti
in essere dal Comune di Vittoria, laddove il decreto  legislativo  n.
50 del 2016 prevede che il valore stimato  dell'appalto  deve  essere
calcolato in osservanza dei criteri fissati all'art.  35  del  Codice
dei contratti pubblici. 
    Cio',  come  piu'  volte  sottolineato  dalla  giurisprudenza   e
dall'ANAC,  al  fine  di   evitare   un   artificioso   frazionamento
dell'appalto, volto ad eludere la disciplina comunitaria. 
    E' stato evidenziato che tali  affidamenti  hanno  riguardato  il
servizio di  raccolta,  spazzamento,  trasporto  e  conferimento  dei
rifiuti solidi urbani differenziati ed indifferenziati, gia'  gestito
da altro operatore economico,  per  cui  il  responsabile  unico  del
procedimento avrebbe dovuto programmare e stimare, al  momento  della
indizione della procedura di gara, il reale fabbisogno dell'ente  per
la gestione dei servizi, ivi compresi i costi per lo smaltimento  dei
rifiuti, per non incorrere  in  un  frazionamento  artificioso  degli
incarichi, poi invece assegnati  con  affidamenti  diretti  in  luogo
delle  doverose   procedure   ad   evidenza   pubblica   maggiormente
concorrenziali. 
    Gli affidamenti esaminati hanno messo in  luce  il  frazionamento
degli stessi che, in un caso, sarebbe ammontato  a  un  totale  annuo
complessivo di 350 mila euro (e dunque ben al di sopra  della  soglia
di legge). 
    Peraltro, dagli accertamenti  effettuati  e'  emerso  che  alcune
delle ditte affidatarie risultano essere state sottoposte a sequestro
preventivo per reati ostativi in materia antimafia. 
    Infine,  non  puo'  non  evidenziarsi  la  mancata  attivita'  di
controllo periodico  da  parte  del  Comune  sulle  imprese  iscritte
nell'Albo delle ditte di fiducia, tant'e' che due  imprese  risultano
tuttora  iscritte  malgrado  siano  state  colpite  da  provvedimenti
antimafia interdittivi, l'una con decreto del  omissis,  l'altra  con
decreto del omissis, oltre al diniego  della  iscrizione  nella  c.d.
«white list» con provvedimento omissis. 
La pianificazione urbanistica e l'abusivismo edilizio nel territorio. 
    E' stata osservata, da parte della Commissione  di  indagine,  la
scarsa   incisivita'   dell'azione   di   contrasto    al    fenomeno
dell'abusivismo edilizio, apparsa in  tutta  evidenza  nell'esame  di
singole pratiche riconducibili  a  soggetti  controindicati  nei  cui
confronti sono state accertate violazioni in  materia  di  abusivismo
edilizio. 
    In relazione alle acquisizioni al patrimonio comunale di immobili
abusivi, dall'esame  dei  provvedimenti  e'  emerso  che  gli  stessi
risultano adottati dal dirigente che, in via unilaterale,  ha  emesso
tale provvedimento, disattendendo in tal modo il  disposto  normativo
che prevede la competenza del  Consiglio  Comunale,  non  consentendo
cosi'  di  garantire  il  pubblico  dibattito  all'interno  dell'aula
consiliare per procedimenti di tale rilevanza. 
    Peraltro, non risulta, per le pratiche esaminate, che  sia  stata
sottoposta al Consiglio Comunale la valutazione se l'immobile abusivo
rivesta un interesse generale per l'Ente locale,  atteso  che  quando
l'immobile acquisito non riveste alcun interesse, esso dovra'  essere
demolito. 
    Di contro, le verifiche effettuate hanno consentito di constatare
che almeno quattro abitazioni  continuano  ad  essere  occupate  sine
titulo dai precedenti proprietari, ma molte di esse, insistendo nella
frazione  balneare  di  Scoglitti,  sono   risultate   non   abitate,
probabilmente  per  l'effettuazione  dei  controlli  nella   stagione
invernale. 
    In merito  a  tali  beni,  l'eventuale  occupazione  sine  titulo
comporta la mancata riscossione delle  dovute  sanzioni  in  caso  di
abuso, agevolando oltremodo gli  occupanti,  non  tenuti  nemmeno  al
pagamento dei tributi comunali. Pertanto,  non  solo  l'Ente  non  ha
irrogato ai contravventori le dovute sanzioni con grave danno per  le
casse comunali, ma non ha neanche attivato interventi sostitutivi  di
riduzione in  pristino,  con  l'ulteriore  conseguenza  che  l'autore
dell'illecito e' rimasto totalmente impunito. 
    Il fenomeno delle occupazioni  abusive  degli  immobili  riguarda
anche gli alloggi popolari. Singolare che l'unico  alloggio  popolare
di  proprieta'  comunale  e'   risultato   affidato   al   precedente
assegnatario sulla base di una semplice  «dichiarazione»  dell'allora
Sindaco pro tempore, mentre, in atto, risulta residente nell'alloggio
un  nucleo  familiare  sebbene  lo  stesso  ufficio  comunale   abbia
comunicato che allo stato non vi sono assegnatari. 
La gestione dei rifiuti. 
    Il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti nel  territorio
comunale di Vittoria, nel corso del periodo decennale esaminato dalla
Commissione, presenta  diffuse  criticita'  e  disfunzioni,  peraltro
riscontrate anche dall'Ufficio Speciale presso  la  Presidenza  della
Regione Siciliana. 
    Sul piano strettamente amministrativo, e' stato messo in evidenza
come solo  dal  17  novembre  2016  il  Comune  ha  proceduto  ad  un
affidamento a terzi mediante procedura aperta, aggiudicata alla ditta
omissis. 
    Tuttavia, anche la procedura di gara aperta, che  ha  portato  al
primo affidamento semestrale nei confronti  della  omissis,  presenta
anomalie particolarmente significative. 
    In primo luogo, come si evince dalla deliberazione n. omissis del
25 luglio 2016, e' la omissis ad approvare il progetto del  «Servizio
di raccolta, spazzamento, trasporto e conferimento  allo  smaltimento
dei rifiuti solidi urbani differenziati  e  indifferenziati  compresi
quelli assimilati - «Servizio temporaneo»,  finalizzato  alla  scelta
dell'operatore  economico  mediante  procedura  aperta   nelle   more
dell'avvio della gestione ordinaria del Servizio con l'A.R.O, per  la
durata di mesi sei. 
    Dunque e' omissis ad esprimersi su procedure e termini  di  gara,
laddove il Codice dei Contratti di  cui  al  decreto  legislativo  n.
50/2016  fissa  chiaramente  i  termini  da  rispettare   e   prevede
espressamente le procedure di evidenza  pubblica  da  utilizzare  nel
caso di appalti di servizi sopra soglia comunitaria. 
    Nell'approfondito excursus posto in essere dalla  Commissione  di
indagine e' stato, altresi', sottolineato che tale modus operandi  e'
continuato anche in occasione dell'altra gara  ad  evidenza  pubblica
per l'affidamento del medesimo servizio al omissis. 
    Infine, e' stata evidenziata una ulteriore  grave  criticita'  in
relazione alla procedura di aggiudicazione del servizio ARO (7 anni),
come peraltro sottolineato dall'Ufficio Speciale presso la Presidenza
della Regione Siciliana che ha contestato al Comune  di  Vittoria  di
avere omesso per oltre due anni e tre mesi le procedure di  gara  del
Piano di Intervento ARO, approvato in data 22 maggio 2015. 
    A tal proposito, la Commissione ha rilevato come l'ingiustificato
mancato  svolgimento  delle  procedure  di  appalto  del   Piano   di
Intervento con  invio  all'U.R.E.G.A.  della  documentazione  per  la
celebrazione della gara, risulta tuttora disattesa. 
    Se  tali  condotte,  sotto  l'aspetto  procedimentale,  sono   da
ascriversi parimenti sia agli  organi  gestionali  che  a  quelli  di
indirizzo politico del Comune, sono state parallelamente  evidenziate
le possibili refluenze, sul  pano  della  permeabilita'  a  possibili
infiltrazioni della  criminalita'  organizzata,  delle  irregolarita'
procedimentali segnalate (termine  breve  e  servizi  analoghi),  sul
servizio affidato alla omissis. 
    In particolare, la Commissione si e' interrogata sulle  possibili
connessioni fra il termine breve di 15 giorni  per  la  presentazione
delle  offerte  irregolarmente  indicato  nel  bando  di   gara,   in
esecuzione di un  irrituale  indirizzo  dell'organo  politico,  e  la
circostanza che solo  un'unica  impresa  abbia  presentato  l'offerta
nell'ambito della gara e che sia stata proprio  la  omissis,  il  cui
legale rappresentante, omissis, poi  tratto  in  arresto,  da  ultimo
nell'ambito  dell'operazione  «Gorgoni»  del  28  novembre  2017,  e'
risultato essere contiguo ad ambienti criminali di stampo mafioso sia
del catanese  che  del  siracusano  e  destinatario,  nel  corso  del
contratto, di ben due misure cautelaci e, di conseguenza, colpito  da
interdittiva antimafia. 
    Peraltro, come gia' sopra  precisato,  il  omissis  e'  stato  al
centro  dell'attivita'  che  ha  portato,  nel  omissis,  al  recente
scioglimento   per   accertate   infiltrazioni   della   criminalita'
organizzata del Comune di omissis. 
    In proposito, non puo' non evidenziarsi la singolare  coincidenza
delle modalita' operative e delle procedure,  che  palesano  condotte
illecite, tra quelle riscontrate presso il Comune di  Vittoria  dalla
Commissione ispettiva e quelle poste in essere dal  medesimo  omissis
nell'ambito dell'affidamento del servizio di igiene urbana presso  il
citato Comune di omissis,  come  quelle  che  hanno  consentito  allo
stesso di ottenere ulteriori benefici economici grazie  alla  proroga
del servizio e al ricorso ai servizi suppletivi. 
    Infatti, per quanto riguarda l'attivita' svolta dalla omissis nel
territorio   vittoriese,   il   medesimo,    come    risulta    dalle
intercettazioni telefoniche ed ambientali, anch'esse riportate  nella
relazione della Commissione, risulta ben addentro anche agli ambienti
criminali  ipparini  e  vanta  collegamenti   con   l'Amministrazione
comunale di Vittoria. 
    In particolare, nel corso delle citate  attivita'  di  captazione
(conversazione con la  moglie),  il  omissis  riferiva  dell'avvenuta
aggiudicazione dell'appalto evidenziando che detta aggiudicazione era
stata facilitata dal fatto che la sua  impresa  era  l'unica  ammessa
alla gara. 
    Inoltre sollecitato dalla moglie riferisce che l'appalto  ha  una
durata «di sei mesi piu' sei mesi». 
    Dette affermazioni comprovano la piena sovrapponibilita'  con  le
accertate anomalie del bando di gara aperta, che ha visto affidataria
la omissis: il termine breve di 15 giorni per la presentazione  delle
offerte e il  riferimento  (pretestuoso  oltre  che  illegittimo)  ai
servizi  analoghi  che,  di  fatto,  fanno  dire   al   omissis   che
l'affidamento avra' la durata  di  sei  mesi  piu'  sei,  pur  avendo
partecipato ad un bando di gara semestrale. 
    Altre  conversazioni  intercettate  hanno  consentito   di   fare
emergere tutti quegli elementi  esplicativi  del  modus  operandi  di
omissis  che   non   prende   iniziative   imprenditoriali   se   non
preventivamente concordate proprio  con  il  referente  del  omissis,
omissis, anche se tali iniziative erano state sollecitate  attraverso
una «chiamata» diretta di un pubblico amministratore intenzionato  ad
affidargli i servizi di R.S.U. 
    Questo  assunto,  come  gia'  precedentemente  riportato,  emerge
chiaramente dalla lettura  della  conversazione  ambientale  n.  4998
dell'8 agosto 2016, nel corso della quale  omissis,  nell'evidenziare
di essere stato investito da taluno dell'amministrazione  del  Comune
di Vittoria, per la fornitura del servizio di RSU, chiedeva di  poter
parlare con omissis per ottenere la sua autorizzazione a spendere  il
suo «nome» qualora  dovesse  essere  chiamato  in  causa  da  qualche
esponente della consorteria mafiosa operante in quel territorio. 
    Lo stesso omissis spiegava che  tale  autorizzazione  si  rendeva
necessaria per scongiurare futuri atti  minatori  con  danneggiamenti
dei propri mezzi impiegati per il servizio di R.S.U. in quel  Comune,
e confida al suo interlocutore di avere individuato un  soggetto  che
funga  da  intermediario  in  ambito  amministrativo  locale,  quindi
direttamente con il omissis, omissis, quest'ultima,  che  sembrerebbe
avere gia' avanzato richieste di assunzione presso la ditta omissis. 
    In effetti, risultano assunti  dalla  omissis,  con  contratto  a
tempo indeterminato, omissis e omissis. 
    Sebbene  nessun  collegamento  con  un  eventuale  interessamento
diretto  di  componenti  dell'Amministrazione  Comunale   sia   stato
riscontrato, si ritiene di dover  evidenziare  che  omissis,  assunto
dalla omissis in data 23 gennaio 2017 con  mansione  di  omissis,  e'
figlio di omissis, anche lei dipendente a tempo  indeterminato  della
omissis, che ha legami  di  parentela  con  soggetti  controindicati,
gravati da precedenti anche per associazione di tipo mafioso. 
    Per quanto concerne omissis, il medesimo  risulta  assunto  dalla
omissis il 29 marzo 2017 quale omissis con un contratto di  lavoro  a
tempo determinato, trasformato in data  1°  aprile  2017,  dunque  ad
appena due giorni di distanza, in contratto a tempo indeterminato. 
    Si sottolinea, inoltre, che ne'  omissis  ne'  omissis  risultano
transitati alla omissis da precedenti gestori del servizio di  igiene
ambientale nell'ambito del  comune  di  Vittoria,  anche  se  omissis
risulta aver svolto attivita' lavorativa stagionale,  come  operatore
ecologico, presso omissis negli anni 2010, 2011 e 2012. 
    Con riguardo, poi, alla presenza di lavoratori controindicati  in
seno  alla  omissis,  transitati  in  quell'impresa  dalla   societa'
cessante per effetto della clausola di salvaguardia sociale, se da un
lato il omissis, con nota n. omissis del 12  ottobre  2016,  intimava
alla stessa omissis di «effettuare ogni utile accertamento al fine di
escludere ogni forma di infiltrazione criminale nel nostro territorio
...», dall'altro, al di la' delle  dichiarazioni  di  principio,  non
risulta che siano stati  chiesti  alla  ditta  atti  e/o  documentati
elementi  sui  lavoratori   che   fossero   risultati   eventualmente
controindicati. 
    Soltanto successivamente agli esiti dell'operazione di P.G. «Exit
Poll»,  nell'ambito  della  quale  era  rimasto  coinvolto  anche  un
dipendente della omissis (omissis), il omissis interessava nuovamente
quella  societa',  chiedendo  «di  voler   porre   in   essere,   con
immediatezza,  ogni  misura  consequenziale  che   dia   garanzia   a
quest'Amministrazione  della  totale  affidabilita'  degli  operatori
impegnati  nello   svolgimento   del   servizio   pubblico,   dandone
contestuale informazione alla stessa». 
    Sempre in relazione alla  presenza  di  dipendenti  aventi  gravi
precedenti penali, anche attinenti alla criminalita' organizzata,  lo
stesso omissis, con nota n. omissis del 24 gennaio 2018,  interessava
la  omissis,  nuova  aggiudicataria   del   servizio   di   raccolta,
spazzamento, trasporto e conferimento dei  rifiuti,  evidenziando  la
«intransigenza della amministrazione su tutti i rapporti di lavoro in
essere al fine di escludere ogni forma di infiltrazione criminale». 
    Al riguardo, giova fare presente che il omissis  si  e'  attivato
nei confronti della omissis soltanto dopo il richiamo  di  attenzione
da parte di questa Prefettura in ordine ad un soggetto, tale omissis,
gia' alle dipendenze della societa' cessante con rapporto di lavoro a
tempo  indeterminato,  che  aveva  riportato  sentenza  di   condanna
definitiva per il reato di associazione di tipo mafioso. 
    Inoltre, trai lavoratori a tempo indeterminato della omissis,  e'
presente omissis, condannato per associazione mafiosa ed  estorsione,
gia' destinatario della  misura  di  prevenzione  della  sorveglianza
speciale di P.S., nonche' cognato dell'Assessore omissis. 
    Dunque, sia nel caso del dipendente  tratto  in  arresto  che  in
quest'ultima circostanza, l'intervento dell'Amministrazione  Comunale
di Vittoria si pone - piu' che su un piano di effettiva prevenzione e
di puntuale controllo - su una posizione  di  mera  dichiarazione  di
intenti. 
    In merito alle modalita' di affidamento del servizio di  raccolta
e smaltimento dei  rifiuti  solidi  urbani,  la  circostanza  che  e'
l'organo politico ad esprimersi  su  procedure  e  termini  di  gara,
laddove il Codice dei Contratti di  cui  al  decreto  legislativo  n.
50/2016  fissa  chiaramente  i  termini  da  rispettare   e   prevede
espressamente le procedure di evidenza  pubblica  da  utilizzare  nel
caso di appalti di servizi sopra soglia comunitaria, il termine breve
di 15 giorni impropriamente utilizzato  per  la  presentazione  delle
offerte ed il singolare ricorso ai «servizi analoghi» adottati  sulla
base di non ben comprovati motivi di  contingibilita'  ed  urgenza  e
senza  tenere  conto  degli  indirizzi  regionali  in   materia,   si
configurano senz'altro come conseguenze di criticita' organizzatine e
strutturali radicate nel contesto  territoriale  e  mettono  in  luce
l'assenza di  incisive  iniziative  dei  vertici  politici  idonee  a
ripristinare la legittimita' dell'azione amministrativa. 
    Inoltre, dai  fatti  enunciati  non  sembra  illogico  trarre  un
giudizio di probabile condizionamento dell'ente locale. 
    Sebbene non si evinca l'esistenza di rapporti con  il  omissis  o
con altri omissis,  dalle  intercettazioni  riportate  a  carico  del
omissis non puo' escludersi che l'ente fosse del tutto impermeabile a
condizionamenti. 
    Pertanto,  se  anche  il   omissis   non   risulta   direttamente
responsabile, tuttavia e' un  fatto  che  l'amministrazione  nel  suo
complesso non ha posto rimedio alla situazione di condizionamento che
le strutture amministrative subivano. 
La gestione dei beni confiscati. 
    La Commissione ha avuto modo di verificare che il «Regolamento di
assegnazione dei beni confiscati alla mafia di cui alla legge n.  109
del 7 marzo 1996», risalente al  2007,  non  e'  stato  modificato  o
integrato e dunque non e' stato tenuto  conto  ne'  delle  variazioni
apportate dal decreto legislativo 6 settembre 2011, n.  159,  recante
il «Codice delle leggi  antimafia  e  delle  misure  di  prevenzione,
nonche' nuove disposizioni in materia di  documentazione  antimafia»,
ne' tantomeno di  quelle  introdotte,  per  ultimo,  dalla  legge  17
ottobre 2017, n.  161,  recante  «Modifiche  al  codice  delle  leggi
antimafia  e  delle  misure  di  prevenzione,  di  cui   al   decreto
legislativo 6 settembre 2011, n. 159, al codice penale e  alle  norme
di attuazione, coordinamento e transitorie del  codice  di  procedura
penale e altre disposizioni ...». 
    L'unica modifica che risulta e' quella relativa  all'art.  9  del
Regolamento circa la durata della assegnazione, variazione che  viene
comunicata  alle  associazioni  assegnatarie  con   la   sorprendente
asserzione da parte del dirigente: «Naturalmente detta modifica e' da
sottoporre all'esame del C.C.». 
    La Commissione  ha  rilevato  che  tale  modifica  non  e'  stata
approvata dal Consiglio comunale. 
    Inoltre, non  puo'  sottacersi  quanto  emerso  dalle  risultanze
giudiziarie dell'operazione «Exit Poll» in merito  all'immobile  gia'
appartenuto a omissis, che  comprovano  il  rischio  concreto  di  un
utilizzo quantomeno «indiretto» da parte del medesimo, laddove  viene
osservato che «sussistono gravi indizi in ordine alla conclusione  di
un accordo elettorale tra omissis e omissis ed il omissis, in  virtu'
del quale il omissis si sarebbe dovuto attivare per l'acquisizione di
voti in favore di omissis in cambio dello sgombero  dell'immobile  al
medesimo confiscato e della successiva destinazione dello  stesso  ad
un centro per disabili». 
    Tale  fatto,  acclarato  dalle  intercettazioni  telefoniche,   a
prescindere dai pronunciamenti giudiziari  susseguitisi,  costituisce
una circostanza particolarmente grave, in quanto gli stessi  soggetti
preposti a garantire la legalita' - quale per l'appunto omissis ed il
omissis, poi eletto al Consiglio comunale - scenderebbero a patti,  o
quanto meno agevolerebbero  il  convincimento  di  poter  scendere  a
patti, con un noto appartenente alla locale organizzazione criminale,
gia' proprietario dell'immobile, quasi a dargli o a  fargli  ritenere
di  aver  acquisito  una  nuova  legittimazione   sul   bene,   cosi'
vanificando  l'essenza  di  tutta   la   complessiva   strategia   di
aggressione ai patrimoni illeciti. 
Il Mercato Ortofrutticolo. 
    La dettagliata disamina effettuata dalla Commissione di  indagine
ha consentito  di  evidenziare  numerose  e  rilevanti  criticita'  e
ambiguita' nella gestione, da  parte  del  Comune  di  Vittoria,  del
Mercato ortofrutticolo, considerato uno dei mercati piu' importanti a
livello nazionale e che costituisce la realta'  economica  principale
del comprensorio vittoriese, configurandosi - per dimensioni e volume
di affari - come uno dei mercati piu' importanti a livello nazionale. 
    Analoga rilevanza economica ha l'indotto che ruota  attorno  alla
suddetta struttura  mercatale,  comprendente  un  elevato  numero  di
operatori economici  con  alle  dipendenze  migliaia  di  lavoratori,
impegnati nei settori della lavorazione e trasformazione dei prodotti
agricoli; del trasporto  su  gomma;  della  produzione  di  cassette,
pedane ed  imballaggi;  dello  smaltimento,  recupero  e  riciclo  di
materiali  plastici;  della  commercializzazione  di  fitofarmaci   e
prodotti fitosanitari. 
    In tale contesto, il Mercato  e'  considerato  come  un  elemento
«sensibile»  ai  tentativi  di  infiltrazioni  delle   organizzazioni
criminali, interessate all'enorme giro d'affari che ruota attorno  ad
esso. 
    Le evidenze informative e processuali sul mercato  ortofrutticolo
di Vittoria hanno, da una parte, confermato  lo  stretto  legame  tra
imprenditori mafiosi e soggetti affiliati alle  famiglie  vittoriesi,
dall'altra,   aggiornato   il   livello   di   pericolosita'   e   di
interdipendenza tra  le  diverse  matrici  nel  settore,  fondate  su
reciproche convenienze, che potrebbe costituire banco  di  prova  per
collaborazioni di piu' ampio respiro. 
    Tale situazione avrebbe dovuto comportare la  messa  in  atto  di
iniziative efficaci finalizzate ad una sana gestione delle  attivita'
mercatali volte  a  controlli  stringenti  e  a  continue  azioni  di
contrasto finalizzate ad impedire presenze non  titolate  all'interno
della struttura. 
    L'attivita' di accesso ha invece  consentito  di  constatare  che
tutte le criticita' e le ambiguita' spesso rilevate nel  corso  degli
anni sono rimaste sostanzialmente immutate nel  tempo  a  prescindere
dalle Amministrazioni in carica. 
    Il Mercato e' infatti da sempre gestito e controllato  unicamente
dal Comune di Vittoria, per il  tramite  dell'Ufficio  Mercati,  gia'
facente parte della Direzione omissis e  incardinato,  dal  settembre
2016 in poi, nella Direzione omissis. 
    Ed invero omissis hanno tenuto comportamenti analoghi: da un lato
atti formali di impegno, disposizioni regolamentari e annunci di giri
di vite nel controllo del Mercato; dall'altro sostanziale continuita'
nell'inerzia, nella tolleranza, nel mantenimento  dello  status  quo,
tanto utile  a  chi  controlla  di  fatto  in  via  occulta  il  giro
commerciale che gravita intorno al Mercato. 
    Tuttavia, nei fatti, emerge un'assoluta continuita' e omogeneita'
di comportamenti, in quanto omissis hanno dimostrato di  disattendere
concretamente quanto annunciato. 
    Sintomatico e' quanto evidenziato circa la figura  del  Direttore
del Mercato. 
    Si  tratta  di  un  incarico  di  grande  rilievo  previsto   dal
Regolamento ma vacante  da  anni,  responsabile,  nei  confronti  del
Comune, del regolare funzionamento del Mercato e dei servizi. 
    Tra i numerosi compiti attribuitigli,  il  Direttore  accerta  il
possesso dei requisiti per l'ammissione alle vendite e agli acquisti,
segnala al Comune le carenze, attiva  tutte  le  forme  di  controllo
volte a  contrastare  ogni  fenomeno,  di  devianza  all'interno  del
mercato, accerta che tutte le  operazioni  di  compravendita  vengano
eseguite in  ottemperanza  al  Regolamento,  adotta  i  provvedimenti
disciplinari piu'  lievi,  sovrintende  e  coordina  il  servizio  di
vigilanza e di controllo degli accessi e delle attivita'  di  mercato
tramite la omissis. 
    Malgrado il Regolamento preveda che il Direttore del Mercato  sia
individuato  dall'Ente  Gestore  (il  Comune),   «tramite   selezione
pubblica, nel rispetto  della  normativa  vigente  in  materia»,  non
risultano indette selezioni pubbliche per l'assegnazione del posto di
Direttore di Mercato, talche' le relative funzioni  sono  rimaste  in
capo al Dirigente competente e precisamente  il  omissis,  e  poi  al
omissis. 
    Non puo' non rilevarsi, al riguardo, che il mancato  adempimento,
da parte del Comune, dell'art. 6 del Regolamento - norma finalizzata,
attraverso  un  concorso  pubblico,  alla   individuazione   di   una
professionalita' specifica che possa garantire in maniera ottimale  e
in posizione di terzieta' i delicati compiti di gestione e  controllo
propri del ruolo - lascia sussistere perplessita'  sulle  motivazioni
che conducono, di fatto, a voler riservare tali funzioni  al  omissis
competente per materia, tra l'altro sottoposto al particolare  regime
dell'art. 110 del T.U.E.L. 
    Inoltre,  l'Ufficio  Mercati,  sito  all'interno  del   perimetro
dell'area mercatale, risulta allo stato costituito  solo  da  quattro
persone in tutto: un  Responsabile  e  tre  dipendenti,  di  cui  uno
risulta essere omissis dell'omonimo omissis, indagato nell'operazione
«Exit Poll» quale soggetto vicino alla locale consorteria criminale e
tramite della stessa con il omissis e con il consigliere omissis. 
    Appare fin troppo evidente che la natura, la  complessita'  e  il
numero delle attribuzioni in materia di controllo  non  possa  essere
minimamente assicurata da  una  quantita'  cosi'  esigua  di  risorse
umane. 
    Cio' che salta  agli  occhi  e'  la  mancata  predisposizione  di
risorse umane, strumentali e finanziarie in grado di poter esercitare
una reale opera di controllo all'ingresso e all'interno del  Mercato.
Affidare il controllo di una struttura cosi' complessa, cosi'  estesa
e cosi' rilevante dal punto di vista  economico,  cosi'  pesantemente
infiltrata dalla criminalita' organizzata a pochissime  persone,  con
controlli saltuari  e  senza  idonei  strumenti  significa  non  solo
omettere il controllo ma anche disinteressarsi  di  cio'  che  accade
dentro le mura del Mercato e, in definitiva, tollerare e  assecondare
la presenza criminale. 
    In particolare, per quanto riguarda la vigilanza ed il  controllo
da parte del Comune sulle attivita' mercatali, a  fronte  di  impegni
formali e nuove regolamentazioni, si deve registrare quanto  meno  la
completa incapacita' di porre in essere  azioni  di  controllo  e  di
contrasto   alla   pure   ripetutamente   rilevata   presenza   della
criminalita' organizzata all'interno e all'esterno del Mercato. 
    Anche dal punto di vista della vigilanza da parte della  omissis,
si deve registrare una certa insufficienza dei servizi. 
    Non  risulta  istituito  un   omissis,   sebbene   previsto   nel
Regolamento, o altro organo specializzato  dedicato  ai  controlli  e
neppure che vi siano omissis o omissis che espletino questo  servizio
in via continuativa. 
    E' evidente che tale organizzazione  riduca  la  possibilita'  di
accertare le irregolarita' e le devianze nelle attivita'  ed  escluda
la  possibilita'  di  individuare  comportamenti  sintomatici   della
presenza della criminalita' organizzata. 
    Per cio' che concerne l'esito dei controlli,  risultano  sanzioni
lievi a fronte di violazioni gravi ovvero procedimenti iniziati e mai
definiti. 
    Allo stesso modo, si rileva l'applicazione sempre e  soltanto  di
pochi giorni di sospensione dalle attivita' anche per fatti  gravi  e
ripetuti. 
    E' stato anche rimarcato l'assoluto non funzionamento del sistema
sanzionatorio, caratterizzato  da  complessita'  e  connotato  da  un
eccesso di discrezionalita' facente capo alla Commissione di  Mercato
presieduta da omissis, che e' titolare, per le sanzioni  piu'  gravi,
di  un  parere  molto  significativo  per  l'autorevolezza   politica
dell'organo che lo emette. 
    Non  mancano,  inoltre,  forti  ingerenze  della  politica  sulla
gestione, in quanto, dopo il parere della Commissione,  gia'  di  per
se' di natura spuria, sulla eventuale proposta di revoca e'  chiamato
a decidere non il omissis, ma omissis. 
    C'e' da chiedersi a questo punto perche' il  Comune  di  Vittoria
nel licenziare, poco piu' di un anno fa,  il  nuovo  Regolamento  nel
nome della le legalita' e del contrasto alle devianze all'interno del
Mercato,  non  abbia  pensato,  nonostante  ben   conoscesse   queste
inadeguatezze, di  introdurre  un  sistema  sanzionatorio  preciso  e
rigoroso ed un  procedimento  altrettanto  semplice  e  disgiunto  da
valutazioni  politiche,  affidandolo  a  un  organismo  terzo  e  non
condizionabile. 
    Tra le varie carenze nei controlli, la piu'  evidente  e'  quella
sull'accesso  al  Mercato,  le  cui  modalita'   di   ingresso,   pur
disciplinate rispetto al passato,  non  sono  tuttavia  in  grado  di
evitare  l'ingresso  di  soggetti  sconosciuti,  anzi  consentono   a
chiunque di accedere facilmente. Paradossalmente, una delle  maggiori
falle dei sistema di controllo degli accessi e' rappresentato proprio
dal cancello di ingresso ed uscita del omissis, la cui sede si  trova
all'interno del perimetro dell'area marcatale, in posizione adiacente
al confine e in prossimita' del varco di accesso al Mercato. 
    In particolare la stessa Commissione di indagine ha rilevato  che
tale cancello di ingresso, che dovrebbe essere ad uso esclusivo della
omissis e del pubblico che ha  necessita'  di  accedere  ai  relativi
uffici, e' spesso  aperto  o  viene  aperto  a  distanza  a  semplice
richiesta senza controlli sull'identita' di chi chiede di  entrare  e
sulla sua effettiva destinazione. E' evidente che tale stato di fatto
consente a chiunque di  fare  ingresso  al  mercato  con  il  proprio
veicolo o anche a piedi senza nessuna identificazione. 
    Appare quanto meno singolare che  proprio  omissis  sia  titolare
dell'unico varco di accesso al Mercato privo di sistemi di  controllo
e di identificazione, utilizzabile praticamente da ogni  persona  che
dica  semplicemente  di  voler  accedere  agli  uffici   omissis   e,
addirittura, spesso lasciato aperto e liberamente fruibile. 
    Le suddette  circostanze,  peraltro  riscontrate  de  visu  dalla
Commissione  di  indagine,  risultano  essere   state   ripetutamente
segnalate dalla omissis al  omissis  e  al  omissis  della  Direzione
omissis del Comune. 
    Tuttavia, ad oggi, nessun  rimedio  e'  stato  posto  alla  grave
situazione sopra  rappresentata,  se  si  escludono  gli  annunci  di
intensificazione  dei  controlli,  fatti  da  omissis  su  stampa   e
televisioni locali. 
    Tutto cio', ovviamente, vanifica completamente  la  capacita'  di
controllo  sugli  accessi  al  Mercato,  pure  affermata   e,   anzi,
rivendicata da omissis come forma di prevenzione  e,  in  definitiva,
conferma la persistente permeabilita' della struttura  alla  presenza
della criminalita' organizzata. 
    Di grande rilievo e' la costante ingerenza degli organi  politici
nella gestione, nei controlli e  nelle  sanzioni,  essendo  riservate
alla omissis o al omissis funzioni  tipiche  della  Dirigenza,  quali
bandi  per  le  gare,  rinnovi  delle  concessioni,  adozione   delle
sanzioni,  nomina  delle  Commissioni  senza  contare  le   ingerenze
improprie della politica, ad esempio quelle riscontrate  in  sede  di
completamento della gara ad evidenza pubblica per i sei box vacanti. 
    Dall'esame della  documentazione  acquisita,  la  Commissione  di
indagine ha rilevato che il omissis ha  emanato  una  serie  di  atti
rientranti nelle competenze del omissis, quali ad esempio  le  nomine
delle Commissioni  giudicatrici  delle  gare  di  assegnazione  delle
concessioni dei posteggi. 
    Altri atti, rientranti nelle attribuzioni del omissis, sono stati
invece, adottati da omissis, quali ad  esempio  le  assegnazioni  dei
posteggi; le proroghe delle assegnazioni dei  posteggi;  le  proroghe
della durata delle procedure ad evidenza pubblica ecc. 
    D'altronde, un organismo di indubbia  rilevanza  nella  gestione,
quale la Commissione di Mercato, titolare di funzioni  decisionali  e
consultive nella gestione del mercato e dei relativi  servizi,  nella
concessione dei posteggi, nei procedimenti sanzionatori nei confronti
degli operatori, sulle  modifiche  regolamentari,  sull'attivita'  di
controllo  sulla  trasparenza  e  regolarita'  delle  attivita',   e'
presieduta dal omissis (o da un suo omissis) e da omissis nominata. 
    Pur nella complessita' dell'organizzazione, traspare  chiaramente
come le scelte gestionali e le strategie operative  siano  nel  pieno
controllo del Comune e, per esso, della stessa omissis. 
    La Commissione ha evidenziato  che,  nel  corso  degli  anni,  la
concessione dei box non e'  mai  stata  preceduta  da  una  procedura
selettiva o altra forma di gara ad evidenza pubblica. 
    Nello stesso identico senso ha proceduto anche la omissis  che  -
dopo aver introdotto  con  il  nuovo  Regolamento  del  Mercato,  nel
frattempo approvato, la durata quinquennale delle  concessioni  -  ha
disposto di  procedere  con  un  «bando  di  rinnovo»,  evidentemente
riservato ai concessionari (deliberazione n. omissis del 30  dicembre
2016). 
    Dalla approfondita analisi  della  documentazione  operata  dalla
Commissione emerge con evidenza come il Comune di Vittoria, in  oltre
quarant'anni, non abbia mai portato a compimento una  sola  procedura
ad evidenza pubblica, con  cio'  facilitando  il  condizionamento  da
parte della criminalita' organizzata che puo' rapportarsi sempre  con
i medesimi e ben conosciuti soggetti. 
    Molto significativa si presenta la gara per l'assegnazione  di  6
box, iniziata il 10 febbraio 2015 con l'approvazione di un  bando  da
parte della omissis e, ad oggi, non ancora conclusa. 
    Nel corso della procedura sono  state  poste  in  essere  plurime
minacce nei confronti di tutti i omissis, minacce rimaste anonime  ma
che,  per  tempi,  modalita'  ed  effetti,  hanno   rappresentato   e
rappresentano tuttora un condizionamento nella gestione del  Mercato,
che gli stessi  destinatari  delle  minacce  ritengono  provenire  da
ambienti criminali. 
    Non e' revocabile in dubbio che la vicenda costituisca  un  grave
condizionamento dell'attivita' amministrativa del Comune, per di piu'
di  un'attivita'  fortemente  caratterizzata  dal  punto   di   vista
decisionale perche' destinata ad incidere, per  la  prima  volta,  in
maniera significativa sulla  presenza  degli  operatori  e  su  tutta
l'attivita' del Mercato ortofrutticolo di Vittoria. 
    Sembrerebbe che gli effetti delle gravi minacce ricevute nel 2015
perdurino ancor oggi. 
    Tant'e' che omissis,  al  pari  della  omissis,  con  motivazioni
formali ogni volta diverse, non e' stata in  grado  di  nominare  una
nuova Commissione e di chiudere la procedura e, anzi, cerca riscontri
alla possibilita' di revocarla. 
    Anche per cio' che riguarda il nuovo Regolamento,  si  riscontra,
da un lato, l'inidoneita' di alcune prescrizioni volte a garantire la
trasparenza e la prevenzione di condotte illecite e,  dall'altro,  la
mancata completa attuazione dello stesso. 
    Ed invero detta  regolamentazione,  di  fatto,  non  assicura  la
formazione lineare e trasparente  del  prezzo  di  compravendita  dei
rilevanti guantitativi di prodotti ortofrutticoli che vi  transitano,
danneggiando di conseguenza i produttori agricoli  e  gli  acquirenti
finali, soggetti deboli della filiera produttiva. 
    Di conseguenza non consente l'emersione di ipotesi estorsive  e/o
di lievitazione anomala dei prezzi di rivendita. 
    In definitiva, la macchina comunale di gestione e  controllo  del
Mercato si e' rivelata  del  tutto  insufficiente  a  contrastare  il
sistema di interessi economici illeciti ad esso correlato e  concreti
elementi inducono a ritenere la presenza di taluni condizionamenti da
parte della criminalita' organizzata sulla  gestione  del  Mercato  e
sulle attivita' commerciali e la sussistenza di  inerzie,  debolezze,
omissione di vigilanza e controllo,  incapacita'  di  gestione  della
«macchina amministrativa» da parte degli omissis che si sono rivelati
idonei  a  beneficiare  soggetti   appartenenti   alla   criminalita'
organizzata. 
Permeabilita'   del   Mercato   ortofrutticolo   alla    criminalita'
  organizzata. 
    Alla luce di quanto riportato nelle precedenti considerazioni  in
ordine alla configurabilita' del reato di associazione per delinquere
di  stampo  mafioso  in  capo  ai  soggetti  coinvolti  nelle   varie
operazioni di polizia nel vittoriese, si rafforza  l'assunto  che  il
Mercato  ortofrutticolo  risulta   essere   a   livello   commerciale
condizionabile da  societa'  riconducibili  ai  sopracitati  soggetti
controindicati. 
    Dal confronto tra quanto previsto dal regolamento del Mercato con
le dinamiche accertate in sede di accesso da parte della  Commissione
di indagine, sono state evidenziate le seguenti anomalie: 
      non e' prevista la possibilita' concreta di identificare  tutti
coloro che accedono al mercato anche a bordo di mezzi commerciali; 
      possibilita' di ingerenze di soggetti  di  dubbia  provenienza,
tra i quali taluni di quelli gia' oggetto di provvedimenti  cautelari
nell'ambito dell'operazione «Ghost Trash» a titolo di visitatori,  ma
che in molti casi permangono quotidianamente all'interno in  qualita'
di visitatori «mascherati», di fatto rappresentando gli interessi dei
gruppi  criminali  aventi   interessi   imprenditoriali   all'interno
dell'area,  senza  alcun  titolo  formale  per  poter   permanere   e
partecipare con detta costanza alle contrattazioni e  alle  procedure
logistiche fra i box; 
      totale assenza di controllo degli accessi in corrispondenza del
cancello carraio nella disponibilita' del omissis; 
      totale carenza di personale operante nel  settore  sicurezza  e
identificazione. 
    L'elemento essenziale da  portare  all'attenzione  e'  la  totale
inerzia di fatto del omissis. 
    Di fatto sono state poste in essere misure formali, perche' nella
sostanza nulla e' variato rispetto alla storica gestione «colabrodo»,
se non un sistema di  intensificazione  delle  identificazioni  degli
avventori che consente un tracciamento di coloro  che  frequentano  i
box avendone o meno titolo,  ma  non  sufficiente  a  contrastare  il
sistema di interessi economici ad  esso  correlato  e  in  capo  alte
consorterie  mafiose,  enucleate  nell'ambito  delle  indagini  della
Guardia di Finanza nell'operazione «Ghost Trash». 
    In tal senso si ravvisa una responsabilita' della omissis per due
ordini di ragioni: 
      nelle fasi antecedenti gli arresti di dicembre  2017,  relativi
alla predetta operazione, soprattutto nel periodo di indagine che  si
incardina  temporalmente  nella  gestione  omissis,  i  soggetti  che
dimostrano forti  interessi  (con  modalita'  illecita)  nell'indotto
economico mercatale risultano essere  decisamente  legati  al  «team»
omissis, soprattutto nella fase di raccolta  voti  per  le  imminenti
elezioni amministrative,  come  ben  delineato  nel  paragrafo  sulle
relazioni politica/mafia. 
    La loro ingerenza, nota a tutti  i  livelli,  non  e'  mai  stata
contrastata, anzi, nelle fasi di reperimento dei consensi vi e' stato
di fatto l'accordo tra le parti. 
    Risulta dunque determinante la conferma  della  condivisione  dei
reciproci interessi, non rilevando, peraltro,  il  venir  meno  delle
esigenze cautelari sancito dal  Tribunale  del  Riesame  dovuto  alla
mancanza dell'elemento soggettivo di appartenenza  alla  consorteria,
nonche' le perplessita' circa la sussistenza dei presupposti  mafiosi
nell'indagine «Exit Poll» (ipotesi di mafia, invece, poi confermate a
seguito delle esecuzioni dell'operazione «Ghost Trash»); 
      la totale inerzia, sul piano fattuale  e  sostanziale  (aldila'
delle iniziative cartolari assunte) della  omissis,  gia'  vicino  al
omissis come esplicitamente riportato in piu' passaggi dell'Ordinanza
di custodia cautelare  emessa  dal  GIP  del  Tribunale  di  Catania,
laddove «omissis ... diceva a omissis di scatenarsi nella ricerca  di
voti per omissis ...i omissis appoggiavano omissis, in virtu'  di  un
accordo politico  con  quest'ultimo  finalizzato  alla  sconfitta  di
omissis e alla conservazione  della  loro  egemonia  sulle  decisioni
amministrative. L'accordo con il politico omissis,  rappresentava  il
punto cardine della strategia dei omissis». 
    Ed infatti, nonostante le plurime evidenze segnalate  dagli  enti
preposti alla vigilanza sulle ingerenze illecite nell'area mercatale,
nulla e' cambiato dalla gestione omissis, se non la modifica  formale
di alcune norme comportamentali di accreditamento e identificazione. 
    Il rischio, per il quale resta concreto il pericolo di  ingerenze
della criminalita' organizzata nelle fasi di formazione dei prezzi  e
aggiudicazione dei box, e' che  taluni  esponenti  certificati  della
mafia vittoriese continuino ad influenzare le dinamiche mercatali con
la sola presenza in qualita' di visitatori. 
    Come denota la frequente presenza all'interno del MOF dei omissis
e dei omissis, questi ultimi  figli  del  mafioso  omissis,  in  atto
ristretto a seguito del coinvolgimento in  Ghost  Trash,  cosi'  come
rilevato dal sistema di registrazione  degli  accessi  fornito  dalla
omissis, con le medesime modalita' censite nelle indagini. 
    Tale rischio, concreto ed attuale in ambito Mercato, rimane saldo
anche  nel  presente  contesto  politico,  essendo   certificate   le
relazioni tra lo staff omissis in continuita' con omissis, alla  luce
della circostanza che l'ingerenza del  omissis  dimostrata  in  «Exit
Poll» e confermata dal Tribunale del Riesame, sia da riqualificare  o
comunque da intendersi, in via precauzionale, di natura  mafiosa,  in
relazione a quanto successivamente  certificato  dal  riesame  «Ghost
Trash», che mette in relazione piu' indagini nel  medesimo  contesto,
allargando il quadro di riconducibilita'  delle  condotte  mafiose  e
confermando  l'appartenenza  del  omissis,   come   promotore,   alla
consorteria mafiosa. 
    Tutti gli elementi sopra illustrati hanno messo in  luce  diffuse
criticita' nei vari aspetti dell'attivita' amministrativa  dell'Ente,
l'assenza di vere azioni di contrasto precipuamente nel  settore  del
Mercato ortofrutticolo, considerato come  un  target  «sensibile»  ai
tentativi   di   infiltrazioni   delle   organizzazioni    criminali,
interessate all'enorme giro d'affari che ruota attorno ad esso. 
    Aldila'  delle  iniziative,  meramente  formali,  assunte,   tale
circostanza ha determinato un'evidente e prolungata soggezione  degli
amministratori  e  della  struttura   al   condizionamento   illecito
integrante i presupposti di cui all'art. 143 T.U.E.L., potendo essere
sufficiente allo scopo anche soltanto un atteggiamento di  debolezza,
omissione di vigilanza e controllo,  incapacita'  di  gestione  della
«macchina amministrativa» da parte  degli  organi  politici  che  sia
stato  idoneo  a  beneficiare  soggetti  riconducibili  ad   ambienti
controindicati (Cons. di Stato, Sez. III, n. 2895/13;  TAR  Lazio  n.
10049/16). 
    Le medesime situazioni sono  state  verificate  anche  nel  campo
dell'abusivismo  edilizio  e   dell'evasione   fiscale   e   connessa
riscossione mentre l'omesso controllo nel settore  degli  appalti  ha
determinato  la  circostanza  che  nell'Albo  di  fiducia   dell'Ente
risultano ancora  iscritte  due  ditte  destinatane  di  interdittivi
antimafia. 
    Diffuse le criticita'  emerse  nel  settore  della  gestione  dei
rifiuti sia sotto il profilo amministrativo che di  quello  ben  piu'
rilevante della presenza costante di elementi di  caratura  criminale
di rilievo tra gli attuali lavoratori e tra i  soggetti  responsabili
delle varie ditte succedutesi nel tempo. 
    Altro elemento di criticita', la costante ingerenza  anche  degli
omissis nella attivita' gestionale dell'Ente, in vari ambiti,  fra  i
quali quelli attinenti al Mercato ortofrutticolo. 
    Non  possono  non  essere  altresi'  sottolineate  le  risultanze
giudiziarie ampiamente riportate nel corso della  presente  relazione
che evidenziano  come  i  soggetti  che  dimostrano  forti  interessi
illeciti,  ivi  compresi  quelli  nell'indotto  economico  mercatale,
risultano essere legati anche indirettamente al omissis e al omissis,
gia' consigliere dell'attuale consesso  comunale,  soprattutto  nella
fase di raccolta di voti per le varie elezioni  amministrative,  come
delineato nel Capitolo  XI,  sulle  relazioni  politica/mafia,  e  la
continuita' politica con omissis. 
    A tale proposito e' stato evidenziato come, sotto  tale  aspetto,
l'Ente appaia permeatile sotto il profilo amministrativo e  politico,
non essendo accettabile che un candidato  al  Consiglio  comunale  si
rivolga ad un  soggetto  «controindicato»,  legato  alle  consorterie
mafioso, per ottenerne il sostegno elettorale. 
    Conclusivamente,  la  doverosa  attenzione  verso  il  Comune  di
Vittoria scaturisce, fra l'altro, dalla consapevolezza  che  tutti  i
fenomeni  criminali  e  le  strumentali  «distorsioni»  di  carattere
politico-amministrativo emerse, che involgono  quell'Amministrazione,
di fatto esorbitano dallo stesso ambito territoriale per  abbracciare
l'intero  paese,  considerato  che   i   riflessi   delle   dinamiche
economico-criminali che riguardano il locale mercato ortofrutticolo -
uno dei mercati piu' importanti  a  livello  nazionale  unitamente  a
quelli di Fondi  e  Milano,  gestito  e  controllato  unicamente  dal
Comune, interessato da un enorme giro d'affari -  non  si  fermano  a
Vittoria. 
    Invero, le innumerevoli, ripetute e consolidate «distorsioni»  di
carattere amministrativo non possono certo imputarsi ad una  generica
e distratta «mala gestio» ma, piuttosto, ad una colpevole inerzia nel
porre in essere i  necessari  correttivi  per  allineare  l'attivita'
amministrativa alle regole  del  buon  andamento,  dell'imparzialita'
dell'amministrazione ed al regolare funzionamento  dei  servizi  (per
tutti   la   gestione   del    mercato    ortofrutticolo)    affidati
all'amministrazione comunale. 
    Infatti, la  evidente  continuita'  delle  omissis  che  si  sono
susseguite  omissis,  dimostrata  anche  dalla   prosecuzione   negli
incarichi di numeroso personale amministrativo  che  permane  ancora,
senza soluzione di continuita', negli  stessi,  identici,  posti  dai
quali, a seguito di  operazioni  di  carattere  giudiziario,  sarebbe
stato opportuno quantomeno trasferire senza indugio, ma che,  invece,
per  una  supposta  professionalita'  acquisita,   viene   mantenuto,
manifesta ancora di piu' la sostanziale prosecuzione degli  interessi
comuni tra omissis. 
    Ne'  possono  avere  valore  talune  iniziative   adottate   solo
formalmente (nuovo regolamento del  mercato,  richiami  formali  alla
ditta aggiudicataria del servizio di raccolta e  smaltimento  rifiuti
di estromettere soggetti pregiudicati ecc.) per fugare dubbi su tale,
piu' che dimostrato, intento. 
    Si soggiunge infine che l'esame complessivo dei  singoli  settori
dell'Ente non solo evidenzia la sussistenza dei presupposti di  fatto
richiesti dall'art. 143 T.U.E.L., ma sottolinea la sussistenza di una
significativa rete di  collegamenti  e  vicinanze  dalla  quale  puo'
dedursi l'esistenza del condizionamento da parte di soggetti ritenuti
contigui a consorterie malavitose. 
    Si tratta di elementi rilevanti che attengono a tutti gli aspetti
dettagliatamente analizzati da cui  scaturisce  un  quadro  indiziano
complessivo che presenta comunque elementi sufficienti a giustificare
lo scioglimento degli organi ordinari del comune di Vittoria. 
    Giova,  in  particolare,   ricordare   che   per   giurisprudenza
consolidata e' la semplice presenza di «elementi» su «collegamenti» o
«forme  di  condizionamento»  che  consentano   di   individuare   la
sussistenza di un rapporto tra gli amministratori e  la  criminalita'
organizzata a giustificare lo scioglimento anche laddove non via  sia
una puntuale dimostrazione della  volonta'  degli  amministratori  di
assecondare  gli  interessi  della  criminalita'  organizzata  o  non
sussistano ipotesi di responsabilita' personali anche  penali,  degli
amministratori o dei funzionari. 
    Peraltro, il  giudizio  prognostico  di  verosimiglianza  fondato
attendibilmente  sulla  logica  del  «piu'  probabile  che  non»,  e'
applicatile anche allo scioglimento del  Consiglio  comunale  che  ha
funzione anticipatoria e non sanzionatoria (da ultimo,  Cons.  Stato,
III, n. 197/2016). 
    Alla  luce  di   quanto   sopra   delineato   e   a   conclusione
dell'approfondita analisi svolta, sono state acquisite dai componenti
del Comitato  Provinciale  per  l'Ordine  e  la  Sicurezza  Pubblica,
integrato come sopra detto, le sottoindicate valutazioni espresse  da
ciascuno: 
      il Procuratore Aggiunto della D.D.A. di Catania, omissis,  dopo
avere evidenziato il notevole interesse suscitato dai contenuti della
relazione  della  Commissione  di  indagine,   dalla   quale   emerge
un'emblematica fotografia della realta'  vittoriese,  caratterizzata,
da sempre, da una forte presenza criminale, sottolinea  come  proprio
Vittoria,  nell'immaginario  collettivo,  rappresenti  una  sorta  di
«Capitale della mafia» e rileva come la puntuale e incisiva attivita'
della Commissione di indagine ne abbia confermato la presenza. 
    Al riguardo, condivide una sostanziale  continuita'  tra  omissis
nella «mala gestio» del Comune sia per gli aspetti piu' marginali che
per quelli piu' consistenti,  messi  efficacemente  in  evidenza  nel
corso della  relazione  svolta  sugli  esiti  dell'accesso,  come  ad
esempio il servizio dei rifiuti, il Mercato ortofrutticolo  dove,  in
particolare per quest'ultimo, il dato di rilievo e'  una  persistente
presenza  di  soggetti  controindicati,  con  tutte  le   conseguenti
criticita' (condizionamento del prezzo, allungamento della filiera in
danno dei produttori, ecc.). 
    Il omissis prosegue poi con  un  breve  excursus  dell'operazione
«Exit Poll», che secondo le risultanze della  Direzione  Distrettuale
Antimafia ha messo in luce la presenza di un accordo mafioso  che  ha
coinvolto gli omissis con la individuazione dell'ipotesi di reato  di
cui all'art. 416-ter dei C.P. (scambio  elettorale  politico-mafioso)
sia per i omissis, sia  per  omissis  e  omissis,  sebbene,  poi,  il
Tribunale del Riesame non abbia  ritenuto  di  confermare  le  misure
cautelari. 
    A tal proposito, in relazione  a  quanto  previsto  espressamente
dall'art. 143 del T.U.E.L., il Procuratore, in  deroga  all'art.  329
del C.P.P., comunica che nei prossimi giorni verranno  depositate  le
conclusioni  delle  indagini  relative  ad  «Exit  Poll»   e   verra'
esercitata l'azione penale nei riguardi  di  omissis  e  di  omissis,
ribadendo e confermando l'ipotesi delittuosa di cui all'art.  416-ter
del  C.P.,  sottolineando,  nello   specifico,   l'assoluto   rilievo
criminale del  predetto  omissis,  tratto  in  arresto,  ed  in  atto
detenuto, per associazione  mafiosa  nell'ambito  dell'operazione  di
polizia «Ghost Trash», intervenuta qualche  mese  dopo  «Exit  Poll».
Conclude,  pertanto,  il   suo   intervento   manifestando   profondo
apprezzamento  per  la  notevole  attivita'  svolta   ed   esprimendo
favorevole avviso in  ordine  alla  proposta  di  scioglimento  degli
organi elettivi del Comune di Vittoria. 
    Il Procuratore della Repubblica di Ragusa,  analizzate  le  ampie
risultanze dell'attivita' ispettiva, che ha  approfondito  tutti  gli
aspetti della vita amministrativa dell'Ente, mette in  evidenza  come
talune circostanze denotino comportamenti di singolare  arroganza  da
parte  di  soggetti  della  struttura  comunale.  Dichiara  pertanto,
anch'egli, il suo favorevole avviso per la proposta di  scioglimento,
facendo presente  che  dalla  pregevole  relazione  trarra'  numerosi
spunti che saranno oggetto di successiva attivita' giudiziaria. 
    Il Questore di  Ragusa,  dopo  essersi  soffermato  sulla  natura
preventiva dell'attivita' svolta  dalla  Commissione,  finalizzata  a
verificare le possibilita' di un condizionamento  dell'Ente,  osserva
che l'accesso  ispettivo,  per  i  cui  esiti  manifesta  particolare
apprezzamento, ha dimostrato una continuita' di «mala  gestio»  della
cosa  pubblica  tra  omissis  e  omissis,  sintomatica  di  possibili
infiltrazioni mafiose peraltro in un  contesto  ambientale  connotato
dalla  presenza  di  una  «mafia  storica».  Rileva,   pertanto,   la
sussistenza di precisi  indicatori  di  possibile  permeabilita'  del
tessuto   politico-amministrativo   dell'Ente   ed   esprime   parere
favorevole alla proposta di scioglimento. 
    Il Comandante Provinciale dei Carabinieri  interviene  affermando
che da quanto emerge dalla relazione e dai numerosi esempi di cattiva
amministrazione   e'   sicuramente   rinvenibile   il   fumus   della
permeabilita'  dell'Ente  a  possibili  forme   di   condizionamento,
esprimendo, nel contempo, favorevole avviso in merito  alla  proposta
di scioglimento. 
    Anche il Comandante  Provinciale  della  Guardia  di  Finanza  si
associa a tale valutazione, non  senza  avere  messo  in  evidenza  e
censurato la mancata volonta' da  parte  dell'Ente  di  non  svolgere
un'attivita' rigorosa in materia tributaria ove e'  stata  registrata
una notevole e diffusa evasione fiscale, unitamente alle incongruenze
verificate nell'ambito del Mercato ortofrutticolo di Vittoria. 
    Infine, il Capo Centro della DIA di Catania, sottolinea  che  gli
elementi di  criticita'  messi  in  luce  nella  esaustiva  relazione
ispettiva - fra i quali la gestione dei rifiuti, quella dei  voucher,
nonche'  il  Mercato  ortofrutticolo,  quest'ultimo  considerato   un
crocevia non solo per la  mafia  siciliana  ma  anche  per  le  altre
organizzazioni malavitose operanti al di fuori dei confini  regionali
('ndrangheta,  camorra,  ecc.)  -  costituiscono  aspetti  diretti  e
penetranti     di     condizionamento     e     di      permeabilita'
dell'Amministrazione. Esprime, pertanto, in relazione agli importanti
elementi emersi, piena e  convinta  condivisione  in  relazione  alla
proposta di scioglimento. 
    La scrivente, preso atto  anche  dell'unanime,  motivato,  parere
favorevole manifestato dai componenti del Comitato circa la  proposta
di scioglimento degli organi elettivi del Comune di Vittoria, ritiene
conclusivamente  che  allo  stato  degli  atti  emergono,  ai   sensi
dell'art. 143 del decreto legislativo n. 267/2000, concreti,  univoci
e  rilevanti  elementi  -  comprovati  dalle  risultante   dell'unita
relazione - su collegamenti diretti o indiretti con  la  criminalita'
organizzata di tipo mafioso degli amministratori tali da  determinare
un'alterazione del procedimento di formazione  della  volonta'  degli
organi elettivi ed amministrativi. 
 
                                                 Il Prefetto: Cocuzza