Block-notes, in uscita a fine mese il disco del modicano Andrea Iozzia

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I testi, se li è scritti quasi tutti da solo. Le musiche e gli arrangiamenti, pure. E da solo si è suonato gran parte degli strumenti – batteria, basso, chitarre, percussioni, violoncello, piano e naturalmente la voce – che hanno trasformato quelle tracce in corpo, in vibrazioni. Non certo perché altri artisti non potessero aiutarlo, come in effetti hanno fatto, a ben leggere la lunga lista di collaborazioni che hanno apportato il loro contributo al progetto. Ma perché nel suo primo disco da solista voleva che venisse distillata per intero l’essenza della sua identità musicale, ricca di eclettismo ma allo stesso tempo organica e coerente. 

Lui è Andrea Iozzia, 28 anni, modicano, e il disco, che arriverà nei negozi e sulle librerie streaming alla fine del mese di gennaio, si chiama non a caso “Block-Notes”. 

“Perché il block notes è uno dei miei oggetti preferiti”, racconta: “Poche cose sono stimolati quanto il fatto di avere davanti un mucchio di pagine bianche da riempire”. Anche se oggi non solo la carta viene in aiuto a chi ha, come lui, l’esigenza di acciuffare e fermare le ispirazioni del momento: “Il canovaccio di quest’album è nato raccogliendo e riordinando la moltitudine di frammenti appuntati negli ultimi anni, spesso registrando una semplice nota vocale sullo smartphone, di notte, in viaggio, per non perdere una melodia che avevo in mente, mentre sul block notes si affollavano altre idee, altre parole”. 

Gran parte del materiale per “Block-Notes” è nato infatti “on the road”, seguendo gli itinerari che Andrea ha percorso sui binari della sua doppia vita: da un lato quella di musicista, prima al fianco dei Veivecura con cui ha inciso i primi quattro album, poi – tutt’altro genere – dei Baciamolemani, con cui suona tuttora in giro per l’Italia e per l’Europa, dall’altro quella di tecnico dello spettacolo, il lavoro che sin da quando era giovanissimo lo ha portato a stare all’ombra di ogni genere di palcoscenico, entrando ancor più da vicino nella dimensione della creazione e della rappresentazione.  

Poi è arrivato “il momento giusto”, quello in cui non sei tu a decidere di realizzare il tuo progetto ma è il progetto stesso che “pretende” da te di essere realizzato. E così nel luglio del 2017 Andrea si è chiuso nel suo “bunker” e ha cominciato a registrare: “Il bunker – racconta scherzando – è una stanza a casa di mia nonna che sin da quando ero piccolo era lo spazio in cui potevo giocare con gli strumenti. In questa occasione è diventato la mia palestra creativa, il mio laboratorio, dove per più di un anno sono andato a chiudermi per provare, registrare, correggere, suonando uno strumento dopo l’altro, tutti quelli che mi hanno accompagnato nel corso della vita, in ogni momento libero possibile, fino ad arrivare ai risultati che desideravo”.

Poi il 16 ottobre del 2018 tutto questo si è trasferito nella sala registrazione di “Pausa Studio”, di Salvo Puma, sempre a Modica, e in meno di due mesi sono nate le tracce definitive, mentre sul web, sul portale di crowdfunding Musicraiser, cresceva la raccolta fondi a favore della produzione, che nello stesso arco di tempo, grazie alla fiducia di decine di persone nel talento di Andrea, ha raggiunto il 103% del risultato richiesto. “Conto nel vostro sostegno, non solo ed esclusivamente per questa mia avventura, ma perché la musica, specie quella che cresce nel sottosuolo, non vista da un mondo commerciale, ha bisogno di tutti noi per espandersi e raggiungere più ascoltatori possibili”, aveva scritto Andrea per lanciare questa produzione dal basso: e quanto pare è stato convincente. 

Così tra un paio di settimane “Block-Notes” sarà a disposizione di tutti coloro che vorranno ascoltarlo e che ci troveranno, come Andrea stesso dice “un disco prevalentemente rock alla vecchia maniera, ricco di chitarre, batterie monolitiche ed un pugno di pensieri tramutati in canzoni, con alcune parentesi totalmente acustiche e lunghi assoli perché io credo molto nella voce pura degli strumenti”. I temi sono vari così come, in realtà, lo sono le sonorità: si parla di Mediterraneo e migrazione, così come della condizione umana e di generazioni a confronto, senza rinunciare ad aprire anche spazi introspettivi, intimi e riflessivi. Uno spettro musicale variegato e complesso, dentro cui riecheggiano gran parte delle sue passioni musicali – dai Pink Floyd a Buddy Guy, dai Led Zeppelin a Steve Ray Vaughan – “ma dentro il quale soprattutto – conclude Andrea – ho voluto che ci fosse il contributo di tutte le persone che ho avuto accanto lungo il mio percorso artistico e che ringrazio: Agnese Buscema, Salvo Scucces, Salvo Puma, Santo Figura, Armando Barni, Antonio Spina, Corrado Cutrufo, Annarita Lo Bianco, solo per citare coloro che hanno collaborato agli arrangiamenti e ai testi”. 

[Fonte La Sicilia]