Il basket per sconfiggere la paura della disabilità. La bella lettera di Simona Sorrentino

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La ragusana Simona Sorrentino, che gioca nella Nazionale italiana di basket sorde,  ha scritto questa bellissima lettera allo sport che le ha fatto vincere la paura per la sua disabilità. E non appena l’ha pubblicata su Facebook tante persone l’hanno ringraziata perchè si sono sentite meno sole.

 

Cara pallacanestro, che vita mi hai regalato!
Sei sempre stata lì, una costante della mia vita. Dai racconti di mio padre che giocava fuori, al freddo, in cortile, con le converse ai piedi che dio mio, solo a farci una passeggiata rischio la tallonite ogni volta. A quando, da bimba un po’ cicciotta com’ero, ogni domenica pomeriggio mi preparavo per delle ore per l’appuntamento settimanale: la partita dei miei fratelli. Ok forti, ok che “ ma sei la sorella dei Sorrentino? Chiestomi 64927292 volte” ma Esempi e orgoglio migliore non potevo scegliere di avere.
E poi tutte le persone che ho conosciuto, alcune perse di vista, altre che ad ogni incontro si scherza insieme e altre ancora che sono diventate per me dei punti di riferimento.
Ma la devo dire tutta: non è mai sempre stato facile il mio rapporto con te! A volte è stato un “odi et amo” . Un pensare “e se lasciassi il basket?” a “Simona, ma cosa rimane di te senza il basket?”.. a concludere che sei parte di me. Ripenso ora che devo a te la mia felicità e la mia persona . Te ne sono grata.
Grata per avermi fatto più compagnia di tutte. Per avermi insegnato a superare ogni ostacolo. Per avermi insegnato ad imparare di avere la forza di superare gli ostacoli. Grazie a te, la cosa che più mi faceva vergognare da piccola, la mia più grande debolezza è diventata la mia forza. Dal mormorare che fossi sorda a dire: “Sì ragazzi: SONO SORDA” a squarciagola. Sì, se tolgo le protesi non vi sento. Se tolgo le protesi posso non sentire più le ramanzine di mamma (giuro mamma che l’ho fatto solo una volta, non lo farò più, forse!) . Se tolgo le protesi posso isolarmi dal mondo e sentirmi viva più che mai. Specie se sono in campo, specie se sono con la mia squadra, la mia nazionale dove la comunicazione va oltre, il senso di appartenenza pure. Va oltre una “disabilità” che IO ormai ho rivalutato come opportunità. E il sentirmi viva, da sorda, in un campo da gioco…me l’hai permesso tu, cara pallacanestro. E quelle lacrime di gioia che vedi in foto, quel senso di pura felicità, di commozione per aver dato tutta me stessa in un campo da basket e che cio venga riconosciuto..sono la mia gratitudine per te che non mi hai mai lasciato, nemmeno nei momenti più silenziosi.
Ti porto con me ad ogni bambino che incontro. La mia è una promessa.