#ognunoalpostosuo

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Tutti che scrivono tutto. Tutti che si lamentano su ogni cosa. Tutti che diventano giornalisti e reporter per fornire informazioni, notizie e video non sempre con un fondamento di veridicità e spesse volte in aperta violazione della privacy; oppure si gioca a fare gli avvocati per commentare e dare interpretazioni su decreti, cavilli, provvedimenti o altro; ed ancora tanti si sentono medici, virologi, personale sanitario, rappresentanti delle forze dell’ordine, commercialisti, consulenti del lavoro pur di commentare l’agire altrui, iniziando intanto dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Poi ci sono coloro che tendono a spuntare qualche euro inventandosi cose assurde, ed ancora chi soggiorna sulla tastiera del proprio pc o incollato al display del cellulare a commentare qualunque cosa, a dire la propria su tutto e tutti, a inventare notizie infondate, a diffondere metodi farlocchi per rilassarsi o terapie farmacologiche perché la cugina di una sua amica ha sperimentato che…

Infine siamo anche improvvisati Presidenti del Consiglio dei Ministri, Presidenti di Regione, Sindaci, Assessori, senza ovviamente prendersi le responsabilità, ma solo per dispensare consigli.

In questi giorni è tutto più del solito.

Prima del Covid-19, almeno il protagonismo sui social avveniva solo in alcune fasce orarie, nelle altre si lavorava. Oggi è h24!

Eppure di volta in volta si assumono, idealmente, ruoli che è facile interpretare soltanto all’interno delle proprie abitazioni che, si è capito bene dai social, vi stanno proprio strette.

Sembra difficile solidarizzare con tutti i professionisti, in ogni ambito lavorativo, che ogni giorno si alzano dal letto, lasciano la famiglia a casa, con il magone, e vanno a svolgere il loro lavoro, sia nelle strutture sanitarie, piuttosto che nei supermercati, sulla strada a controllare ciò che i cittadini incivili si rifiutano di capire, chi comunque svolge il proprio lavoro di giornalista assumendosi la responsabilità di informarvi, in un periodo in cui non è facilissimo avere contatti diretti con le fonti ufficiali, seppur telefonici.

Eppure tutti che commentano e che non sanno stare con se stessi e con i loro familiari.

La verità, pesante, difficile, reale, da rispettare è che con tutto il tempo che si ha a disposizione, non si sa individuare dove convogliare le proprie energie, la propria attenzione.

Per forza di cose anche noi siamo costretti a stare sui social a leggere la miriade di castronerie che viene pubblicata sui singoli profili o sui gruppi. Parole su parole. Insulti su insulti. Azioni che non rendono giustizia a chi ogni giorno deve, contrariamente ai più, uscire da casa per rendere un servizio pubblico. È inumano ciò che in questi giorni leggiamo tutti noi.

Basterebbe immaginare che la maggior parte delle aziende è chiusa e non sa quale sarà il futuro che si prospetta. Non è solo la singola azienda o il singolo punto vendita, ma quello di tantissimi, eppure che senso ha far esplodere tutta questa rabbia indirizzandola al presunto incompetente di turno, pur di sentirsi esperti?

È frustante tutto ciò, a fronte di chi veramente rischia.

È offensivo per chi fa del suo meglio per rendere un servizio, anziché ricevere gratitudine, deve far i conti con l’insofferenza e l’ignoranza.

I social non sono espressione di democrazia a tutti i costi. Una cosa è la libertà di opinione ed espressione, un’altra è pubblicare in modo spasmodico ledendo credibilità, sensibilità e privacy.

Io credo che sia meglio leggere le notizie, e non solo i titoli, senza lasciarsi subito andare a postare commenti inutili e fuorvianti. Io credo che tutte le persone che escono dal proprio appartamento per lavorare devono essere rispettate con la nostra sola azione di stare a casa e di stare bene a casa.

In fondo, cosa ci viene chiesto di talmente sovraumano?

È inaccettabile la noia in un momento in cui in tanti fanno i conti con l’orologio per cercare di essere sempre pronti e di non arrivare tardi.

Forse un po’ più di silenzio non guasterebbe. Si potrebbe scoprire che tante parole buttate lì potrebbero essere evitate e finalmente ognuno starebbe al posto suo!