Riabilitazione e Covid-19. L’esperienza del Centro Medico Sociale per Neuromotulesi

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La riabilitazione in tempi di coronavirus. Grazie alle nuove tecnologie, il Centro Medico Sociale per Neuromotulesi di Vittoria e di Ragusa ha attivato dei momenti a distanza per continuare l’esperienza quotidiana dei bambini e degli adulti seguiti nelle due strutture.

Il Centro si è posto un duplice obiettivo: il lavoro quotidiano e la programmazione per costruire nuovi percorsi di relazione e di cura.

Alla base di tutto c’è la “relazione e la cura per la persona”, bambino o adulto. Si sperimentano le strategie per raggiungerla “a distanza”: tra queste, il telefono, lo smartphone e i vari social. Per la terapia a distanza, si è adottata la piattaforma Google Classroom, prevista dal Ministero dell’Istruzione per la scuola, utile per lo scambio di materiale tra gli operatori e, in parte, con le famiglie degli assistiti. Il secondo obiettivo è la programmazione del lavoro, con uno sguardo nuovo, adatto per rimotivare e continuare un cammino, personale e di gruppo.

La comunicazione a distanza è riempita dei contenuti di vita e di esperienza di oltre 40 anni. “Abbiamo deciso – spiega il presidente Luigi Piccione – di rimanere accanto ai nostri assistiti e ai loro cari per continuare a perseguire, seppur con forme e modalità diverse, lo scopo fondamentale della Riabilitazione: il raggiungimento della migliore qualità di vita possibile per il bambino e per la sua famiglia”.

La situazione attuale ha dei limiti: manca il contatto diretto e l’empatia che si instaura tra i riabilitatori ed i piccoli pazienti.

“Un obiettivo così ambizioso – afferma il direttore sanitario, Marcello Boncoraglio – necessita di uno sguardo allargato, capace di abbracciare e con-tenere i pilastri della riabilitazione stessa, la rieducazione, l’educazione e l’assistenza. Le attuali attività dell’inedito “esperire professionale” realizzate anche attraverso lo smart-working, non possono e non intendono sostituire il nostro tradizionale approccio riabilitativo fatto di incontri e di reciprocità, di sguardi e di gesti, di tante sfumature educative che hanno sempre avuto, come intenzionalità primaria, quella di facilitare le funzioni adattive dei nostri assistiti, a volte tanto fragili”.

Per questo, pur nella difficoltà attuale, si cerca di mantenere lo stile ed il rapporto che è alla base di ogni intervento di riabilitazione. “Tentiamo – spiega il coordinatore dei terapisti, Bruno Di Stefano, di mantenere vivo quel filo invisibile della relazione che ci ha uniti e miracolosamente intrecciati come in un’affascinante ragnatela capace di trattenere buone prassi e buoni sentimenti”.

Il team del CMSN vuole andare a fondo nella programmazione del lavoro: “Si tratta di fermarsi – continua Di Stefano – e guardare a ogni nostro bambino, a ogni nostro assistito: riflettere sul lavoro di cura che si stava costruendo per lui e insieme lui, con la sua famiglia e con la scuola. Si tratta di organizzare, come per un bel viaggio, una valigia di opportunità e di strumenti, necessari per attraversare il nuovo paesaggio e continuare il cammino bruscamente interrotto”.

Tutto questo ha radici profonde nella storia più che quarantennale del Centro per Neuromotulesi, il primo in assoluto sorto in provincia di Ragusa nel 1978: i principi costituitivi sono quelli cristiani dell’AIRS (Associazione Italiana Riabilitazione Sanitaria), di cui il CMSN fa parte. “Questi principi – spiega Di Stefano – ci stanno permettendo di mantenere le relazioni e continuare, fin dove possibile, il lavoro di cura di prima che non vediamo l’ora possa tornare a riempire le nostre giornate e quelle dei nostri assistiti. Questo è ciò che ascoltiamo da loro in questi giorni difficili. Questo è ciò che anche noi desideriamo!”.