Un giorno di ordinaria follia…

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Pubblichiamo integralmente il commento di una cittadina ragusana, la professoressa Tina Petrolito, che, come tantissimi altri, si è sottoposta a una fila estenuante per la vaccinazione. Risulta ben chiaro che il servizio va necessariamente migliorato…

«No, cari organizzatori no, così non va.
Oggi per me e mio marito è arrivato il turno per il vaccino: età canonica e ammaloramenti vari…
Turno dalle 11 alle 12 in piazza “Caduti di Nassyria. Arriviamo puntuali (ebbene lo confesso: abbiamo anticipato di un quarto d’ora). La fila riempiva tutto il piazzale perché c’era ancora qualche prenotato del turno 9/10.
Pazienza.
Purtroppo ci accorgiamo ben presto che la fila tarda a scorrere, mentre nel frattempo coloro che avevano lo stesso turno 11/12 continuavano ad arrivare, tanto che ho visto la fila arrivare fino a piazza Stazione. Non ci sono transenne, nessuno consegna numerini (questa sarà esperienza della fila successiva, perché di file da fare ce ne saranno altre).
Qualcuno non ce la fa a stare in piedi (eh sì, siamo tutti signori di buona annata passata) e si accomoda sui muretti laterali.
C’è vento e la primavera tarda ad arrivare.
Qualche furbetto, senza parere, si insinua tra le persone perché la fila si è aperta ed allargata proprio perché alcuni si sono seduti sui muretti laterali. Qualcun altro s’indigna nel vedere persone, che erano dietro, essere arrivati parecchi metri avanti, per cui si serrano le file.
ASSEMBRAMENTO.
Ma scusate, io e la gran parte di noi stiamo prudentemente a casa ed abbiamo evitato così il covid ed ora, andando a fare il vaccino va a finire che ci contagiamo?
Il dubbio serpeggia fra molti di noi: distanziamento si invoca da più parti, distanziamento urla un tizio della protezione civile che non ha manco pensato a predisporre transenne per garantire la fila. E i soliti furbetti avanzano.
La lunga marcia dei settantenni, alcuni malconci, staziona più che sgranare.
Ed intanto il vento fischia ancora.
La gente è irritata e qualcuno urla. Arriva anche una televisione locale a riprendere la scena.
Intanto si avvicina una persona dall’ospedale che invita coloro che debbono fare la seconda dose a passare avanti. Apriti cielo: si scopre (?) che sono in gran parte a dover fare la seconda dose (ma provare a fare la seconda dose esclusivamente nel pomeriggio e lasciare la mattina riservata a chi deve fare la prima dose, no?).
La fila s’ingarbuglia e si arruffa e qualcuno si azzuffa.
C’è gente, diceva Endrigo, che… ha patologie: immaginate fra le persone d’età quante possano stare ferme in piedi senza poter mangiare ed andare in bagno per tante ore. Ogni tanto esce un ausiliare con una sedia a rotelle per recuperare qualcuno malandato.
So che l’impresa è ardua, ma non occorrono lampi di genio per organizzare questo momento. D’altra parte l’ospedale civile a Ragusa è grande e pure vuoto.
Due ore dopo riusciamo a varcare l’ingresso del tendone predisposto per l’accoglienza (disbrigo pratiche).
Padre Dante direbbe: “e quindi uscimmo a riveder le stelle”, ma in questo caso dovremmo dire “e il vento fischia ancora”…».