Consulta femminile di Ragusa, l’appello di Stefania Campo

112

In merito alla sospensione delle attività, da oltre sei mesi, della Consulta femminile di Ragusa, su cui abbiamo già pubblicato un articolo ieri in cui sono chiariti i vari passaggi che hanno portato all’attuale stasi e alla denuncia dell’associazione #Adesso Basta, prende la parola anche la deputata regionale 5S Stefania Campo.

“Mi unisco alla richiesta di chiarimenti che arriva dall’associazione #AdessoBasta, rappresentata da Franca Carpinteri e Maria Grazia Mezzasalma, in merito allo stato ‘dormiente’ della Consulta femminile di Ragusa, organismo di cui fa finalmente parte dal 5 luglio dello scorso anno”, afferma Campo. “Ci risulta inoltre che il sindaco di Ragusa, Peppe Cassì, abbia chiesto tempo per far sì che il Consiglio comunale apportasse modifiche allo statuto, cosa che ancora non è accaduta, – continua – e che, comunque, l’attività della Consulta sarebbe dovuta riprendere subito dopo il periodo festivo, che è ormai passato da un pezzo. Non vorremmo però che dietro questo dilatare i tempi all’infinito non ci siano altre intenzioni, magari di indirizzo politico, che ovviamente nulla c’entrano coi fini e gli obiettivi istituzionali. Dapprima, difatti, si è temporeggiato nell’ammissione di #AdessoBasta in seno alla Consulta e ora non si consente all’organismo femminile di potersi riunire con la debolissima motivazione delle modifiche da apportare allo statuto. Addirittura, nelle more, si impedisce alla Consulta femminile di poter dare il patrocinio a iniziative importanti e che possa addirittura organizzarle. Tutto ciò appare francamente ingiustificato, se non strumentale, oltre che non in linea con l’articolato dello statuto attualmente vigente. Pertanto, da una parte chiedo che venga applicato lo statuto interno in maniera corretta e legittima, affinché la vita dell’organismo possa continuare senza attendere oltre, e dall’altra faccio appello al Consiglio comunale e all’Amministrazione di lavorare celermente al fine di modificare lo statuto stesso: appare inderogabile ‘aprire’ la Consulta alle nuove generazioni, a fasce sociali e culturali che attendono di trovare integrazione in città e a quelle nuove organizzazioni di rappresentanza femminile che si stanno affacciando sul mondo con una visione innovativa e più ampia rispetto al passato. Sono i diritti e i bisogni di tutte le donne che bisogna tutelare non dimentichiamolo”.