Ecco perché monsignor Staglianò non lascerà subito la diocesi di Noto

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Monsignor Antonio Staglianò, di recente nominato presidente della Pontificia Accademia di Teologia non lascerà subito la guida della diocesi di Noto.

Come avevamo già correttamente scritto noi, la nomina non comporta l’immediato trasferimento del presule. Quindi niente ‘giorno dell’addio’, almeno per il momento. Monsignor Staglianò rimarrà vescovo della diocesi di Noto fino al primo settembre prossimo, data in cui inizierà il suo nuovo incarico secondo quanto comunicato dalla Segreteria di Stato Vaticana. In quello stesso giorno diventerà vescovo emerito di Noto, ma resterà alla guida della Chiesa netina come amministratore apostolico.

In quel momento la sede diventerà tecnicamente vacante. A norma del Canone 416 (Codice di diritto canonico), “La sede episcopale diviene vacante con la morte del Vescovo diocesano, con la rinuncia accettata dal Romano Pontefice, con il trasferimento e con la privazione intimata al Vescovo”.

All’Amministratore Apostolico sono concesse tutte le facoltà e i poteri del Vescovo diocesano e pertanto esercita pienamente l’ufficio di pastore per il bene di tutti i fedeli che sono affidati alla sua cura.

Il regime della diocesi è quello della sede vacante, pertanto cessano gli uffici del Vicario Generale e dei Vicari episcopali, nonché la funzione dei Consigli presbiterale e pastorale. L’Amministratore Apostolico può però confermare, in forma delegata, il Vicario Generale e i Vicari episcopali, fino alla presa di possesso della diocesi da parte del nuovo Vescovo, ma non può prorogare i compiti dei Consigli, in quanto le loro funzioni sono svolte dal Collegio dei consultori.

In pratica, il vescovo Staglianò resterà ancora per un po’ a Noto, tanto che ha programmato, per il 4 ottobre, l’ordinazione, in Cattedrale, del suo ormai ex vicario generale, don Angelo Giurdanella, vescovo eletto di Mazara del Vallo.

I tempi della nomina del nuovo vescovo non sono ipotizzabili: questo dipenderà dalle valutazioni della Santa sede e quindi della Nunziatura apostolica.

È certo, tuttavia, che Staglianò abbia in qualche modo digerito male quella che nei fatti è appare come una rimozione per promozione: “promoveatur ut amoveatur”. Per questo motivo l’iter che abbiamo spiegato (peraltro chiaramente riportato anche su Famiglia Cristiana in un’intervista allo stesso Staglianò) era già chiaro al vescovo al momento del solenne annuncio della sua nomina alla presidenza della Pontificia Accademia di Teologia.

Tuttavia ha preferito rimarcare che la comunicazione della Segreteria di Stato non parlava di trasferimenti e che sarebbe rimasto vescovo di Noto. L’attesa, diffusa e particolarmente carica di speranza, di un suo trasferimento lo avrà indubbiamente irritato. In effetti la convocazione dell’intera diocesi (clero, religiosi e religiose, laici) solo per una nomina, nei fatti personale, era suonata ai più come parecchio insolita. Ha preso quindi tempo, non specificando le tappe verso il cambio di guida della diocesi.

E così, sciolto il ‘mistero’, sembra si possa confermare quanto già scrivevamo qualche giorno fa: per fare le valigie c’è ancora del tempo. “Non troppo, speriamo”, sussurra più di qualcuno.