Cassì e l’operazione crisalide. Ma l’identità tricolore è solo camuffata?

349

Venerdì 20 gennaio, ore 18, Camera di Commercio. Prima mossa ufficiale della campagna elettorale per il rinnovo del sindaco e del consiglio comunale di Ragusa.

Peppe Cassì incontra la città per confermare la propria candidatura a primo cittadino. Nulla di inaspettato, nessuna indicazione in più.

Tirato fuori dal cilindro cinque anni fa da una compagine di centrodestra, con sponsor Nino Minardo, Ciccio Barone e Diventerà Bellissima, oggi Peppe Cassì sembra presentarsi come uomo solo, libero dai simboli di partito, con un’ostentata passione per l’opzione civica.

In realtà la mossa è abbastanza simile a quella di cinque anni fa, quando ebbe soltanto la lista di FdI a sostegno, anche se Cassì, e il suo staff, provarono a smarcarsi pure quando Giorgia Meloni, sui Tg nazionali, diede Ragusa come città conquistata dall’onda nera. Nei fatti Fratelli d’Italia, zero consiglieri comunali e allora un peso risibile in termini di voti, è stata messa ai margini, più per peso politico che colore di appartenenza.

Oggi, Peppe Cassì, vuol essere più civico che mai, chiudendo la strada ai partiti che cinque anni fa lo sostennero e puntando sul sostegno di liste civiche. Tra tutte Ragusa Prossima con cui è in corso di definizione l’accordo che, necessariamente, dovrà prevedere sostanziali discontinuità. La prima: nessuna vicinanza a partiti di centrodestra; Ragusa Prossima si è sempre posta in un percorso progressista, e con lo scudo crociato dell’evergreen Totò Cuffaro non ci metterebbe la propria faccia. Per non parlare della destra salviniana e meloniana.

Ma se appare più semplice (ma non scontata) l’operazione crisalide dell’ex Pd Mario D’Asta e dell’ex 5 stelle Giovanni Gurrieri, oggi di solida fede e di manifesto appoggio all’ex sindaco di Modica Ignazio Abbate, che opterebbero per un simbolo civico, non è certo possibile chiedere a Fratelli d’Italia, partito di governo a Roma e Palermo, di trasformare la propria fiamma tricolore in un qualunque logo elettorale senza identità.

Se l’operazione fu possibile a Giovanni Moscato qualche anno fa, con i loghi della destra celati dietro i simboli di liste civiche, oggi la stessa operazione appare difficilmente replicabile.

E così Cassì questa volta non ha potuto giocare su più fronti. Via Fratelli d’Italia, forte di un simbolo al trenta per cento a livello nazionale, ma assai sguarnito in città in fatto di uomini e di organizzazione, oltre che di consensi (alle regionali la lista della Meloni a Ragusa è stata quasi doppiata dal Pd e superata dalla quella di De Luca), e dentro Ragusa Prossima e gli uomini di Abbate. Il gruppo Insieme, con le sue diverse anime, è in grande affanno: attende, mentre i giochi negli altri schieramenti sono ancora tutti aperti.

La mossa di Cassì ha fatto saltare i nervi in Fratelli d’Italia, dove i due esponenti in provincia, il senatore Salvo Sallemi e l’onorevole Giorgio Assenza, hanno optato per strade diverse. Il primo, con Nino Minardo, ha pubblicamente chiamato a raccolta il centrodestra per un candidato unitario, mentre il secondo, vicino a Cassì anche se con fasi alterne, al momento tace.

In realtà la scelta del sindaco uscente, la cui identità politica è chiaramente di centrodestra, ha spiazzato Fratelli d’Italia, che fino all’ultimo era certa di una scelta differente da parte di Cassì.

E ora la strada si fa in salita, perché il cilindro dà ottime soddisfazioni, a volte, ma non è abilitato ai miracoli in serie.

Torniamo all’inizio, un Peppe Cassì solo. Un’immagine plastica dei cinque anni di amministrazione: solo al comando, con appena qualche fidato consigliere sempre, però, tenuto almeno mezzo passo indietro. Una fotografia della realtà, che nell’immagine dell’invito all’incontro del 20 gennaio sembra però avere una valenza più politico-programmatica: solo, come accade in ogni momento di snodo, di ripartenza, quando si vuol rimarcare discontinuità, preservando, però, in modo chiaro, la propria identità nell’unione con altri soggetti, perché il nuovo porti comunque la propria impronta.