Legge su Ibla: il coup de theatre di Abbate, ‘folgorato’ sulla via di Ragusa

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La mossa di far saltare il rifinanziamento della legge su Ibla, riprendendo un vecchio cavallo di battaglia di marca nettamente antiragusana: “soldi per tutti i comuni Unesco” è stata sventata. Finanche il sindaco di Ragusa, Peppe Cassì, che con Ignazio Abbate, deputato regionale della Nuova Dc di Totò Cuffaro ha stretto un patto di ferro per le prossime amministrative, ha dovuto mostrare, seppur con toni fin troppo tiepidi, “contrarietà”.

La verità è che Abbate, questa volta, ha fatto arrabbiare anche i suoi, quel gruppo che millanta come corazzata vincente al fianco di Cassì alle prossime amministrative. C’è chi, come Giovanni Gurrieri, su Ibla c’ha messo su iniziativa imprenditoriale e politica, e la tumpulata modicana non poteva di certo accettarla. Ma non è il solo titolato alla tirata d’orecchie ad Abbate, che – almeno sulla carta – prova a rimediare.

Millanta un emendamento come fosse un gran regalo, e invece è la solita mossa dell’ex sindaco di Modica, che se una laurea proprio gli si volesse concedere honoris causa è quella agli effetti speciali.

Altro che taglio dei fondi per Ibla, si rilancia: da un milione e mezzo a due milioni di euro. E giù applausi e fuochi d’artificio. In realtà, però, si tratta di una retromarcia frettolosa.

Il motivo è semplice: in Prima commissione, quella da lui presieduta, ha dichiaratamente seguito la strada dei 20 milioni da dividere tra tutti i siti Unesco, in barba del fatto che Ragusa, Ortigia e Agrigento hanno leggi speciali che prevedono norme chiare, una visione strategica ben precisa su come spendere quei fondi. Insomma, il tanto odiato privilegio che i modicani lamentano è in realtà l’ossequio a una legge peraltro ritenuta, unanimemente, un fiore all’occhiello tra le migliaia di norme nella storia della Regione siciliana.

Nella sua commissione, quindi, Abbate e la maggioranza di governo di centrodestra, hanno stralciato gli emendamenti di quanti, come il Pd, miravano a difendere né più né meno di quello che prevede la legge, cioè il rifinanziamento della legge 61/81.

Ma gli eventi lo hanno costretto alla maldestra giravolta: chiusa la partita ormai in Prima commissione (gli emendamenti si potevano presentare fino a giovedì mattina), ha presentato l’emendamento, in extremis, in commissione Bilancio. E ora chiede l’appoggio anche delle opposizioni perché passi un emendamento che, alle stesse opposizioni, ha bocciato nella propria Commissione.