Vittoria e Ragusa ricordano l’ anniversario del “Terremotu ranni”

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Vittoria ha commemorato oggi il 333° anniversario del devastante terremoto del 1693, uno degli eventi più drammatici della storia del Val di Noto, che distrusse quasi interamente numerosi centri abitati e segnò in modo indelebile l’identità del territorio. La ricorrenza è stata celebrata nell’ambito dei solenni festeggiamenti in onore di San Giovanni Battista, tradizionalmente conosciuti come “ri Jnnaru”, tra i momenti religiosi più sentiti dalla comunità vittoriese.

Il programma si è aperto in mattinata, alle ore 10.30, con la Santa Messa solenne nella Chiesa di San Giovanni Battista, officiata dal Vicario Generale della Diocesi di Ragusa, mons. Roberto Asta. La celebrazione ha visto una partecipazione numerosa e composta di fedeli, riuniti in un clima di raccoglimento per ricordare le vittime del sisma e rinnovare il legame spirituale con la storia della città.

A seguire, si è svolta la tradizionale processione del simulacro di San Giovanni Battista lungo alcune vie del centro storico. Il corteo sacro, accompagnato da preghiere e segni di devozione popolare, ha rappresentato uno dei momenti più intensi della giornata, testimoniando la continuità di una tradizione che unisce memoria storica e fede religiosa.

Il 2026 segna il 333° anniversario del sisma che, secondo le fonti storiche, causò decine di migliaia di vittime nell’intero circondario e cambiò per sempre il volto urbanistico e sociale delle città del Val di Noto. Anche a Vittoria, come negli altri centri della diocesi, la commemorazione ha assunto un forte valore simbolico, richiamando l’avvio di una ricostruzione fondata su nuovi criteri urbanistici e su quegli stilemi architettonici che oggi caratterizzano il patrimonio barocco del territorio.

Le celebrazioni si sono inserite in un più ampio contesto di iniziative che hanno coinvolto anche Ragusa e Ibla, dove è stato organizzato anche l’atto di affidamento della città ai santi patroni San Giovanni Battista e San Giorgio Martire, seguito da un momento di commemorazione civile. Un’iniziativa promossa dai parroci delle due chiese madri, don Giuseppe Antoci e don Giuseppe Burrafato, con l’intento di unire fede e memoria collettiva.

La giornata odierna ha rappresentato non solo un’occasione di ricordo, ma anche un momento di riflessione condivisa sul significato profondo di una tragedia che, pur nel dolore, ha dato origine a una rinascita urbana, culturale e spirituale. Una memoria che continua a rafforzare l’identità della comunità e il senso di appartenenza a una storia comune.