
Emergono ulteriori e inquietanti particolari sulla vicenda dell’undicenne catanese vittima di gravi maltrattamenti familiari, documentati in un video divenuto virale sui social. Le nuove informazioni sono state diffuse ufficialmente dalla Procura della Repubblica di Catania e dalla Questura di Catania, nel comunicare l’esecuzione della misura cautelare del divieto di avvicinamento nei confronti dei genitori del minore.
Nelle giornate del 12 e del 13 gennaio, su delega dell’Autorità giudiziaria, personale della Squadra Mobile ha infatti dato esecuzione al provvedimento emesso dal G.I.P. del Tribunale di Catania a carico di una coppia, un uomo e una donna, indagati per l’ipotesi di maltrattamenti aggravati in concorso ai danni del figlio di 11 anni.
Secondo quanto reso noto dagli inquirenti, non solo il padre avrebbe più volte picchiato e umiliato il bambino, ma anche la madre, in diverse occasioni, lo avrebbe colpito con un cucchiaio di legno. Sempre a livello indiziario, sarebbe stata la donna l’autrice del video da cui sono partite le indagini, realizzato – secondo la ricostruzione investigativa – con lo scopo di mostrarlo al minore a ogni episodio di disubbidienza. Un elemento che contrasta con quanto inizialmente dichiarato dal bambino, che aveva riferito che le riprese fossero state effettuate dalla sorellina.
Le indagini, avviate il 3 gennaio a seguito della segnalazione del filmato pubblicato su TikTok, hanno restituito un quadro di violenze fisiche e psicologiche ripetute, con lividi e segni sul corpo del minore riscontrati in più occasioni. Il padre avrebbe inoltre sottoposto il figlio a umiliazioni verbali reiterate, documentate anche nel video, in cui il bambino viene colpito con particolare foga e costretto a pronunciare frasi degradanti, in presenza delle sorelline.
Sono emersi, sempre secondo quanto comunicato da Procura e Questura, ulteriori episodi in cui l’uomo, per banali monellerie, avrebbe picchiato il figlio e lo avrebbe rinchiuso a chiave in uno sgabuzzino. Rimproveri e schiaffi avrebbero coinvolto anche le altre tre figlie della coppia, di 8, 7 e 4 anni.
Alla luce della gravità dei fatti, della loro reiterazione e del pericolo di compromissione della genuinità della prova, la Procura aveva richiesto la custodia cautelare in carcere per entrambi gli indagati. Il G.I.P. ha invece disposto la misura del divieto di avvicinamento alla vittima. Una decisione che l’Ufficio sta ora valutando di impugnare.
Nel frattempo, per garantire la tutela dei minori, i quattro fratellini sono stati affidati alla nonna materna.
Resta ferma la presunzione di innocenza degli indagati, valida fino a eventuale condanna definitiva. La vicenda, tuttavia, ha suscitato profonda emozione e rilancia l’attenzione sul tema della violenza domestica e sulla necessità di una rete efficace di protezione per i minori più vulnerabili.
