
La Sicilia si conferma tra le regioni italiane più colpite dall’emergenza sicurezza sul lavoro. Nei primi undici mesi del 2025, nell’Isola si contano 60 vittime in occasione di lavoro, inserendo il territorio tra quelli con i dati più critici a livello nazionale. La regione rientra inoltre nella cosiddetta “zona rossa” per incidenza di mortalità, con un rischio superiore del 25% rispetto alla media italiana.
È quanto emerge dall’ultimo report dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering, che fotografa una situazione ancora allarmante: da gennaio a novembre 2025, in Italia sono stati registrati complessivamente 1.010 decessi sul lavoro, di cui 735 avvenuti durante l’attività lavorativa e 275 in itinere.
L’indice di incidenza medio nazionale è pari a 30,7 morti per milione di occupati, ma in Sicilia il valore supera ampiamente questa soglia, collocando l’Isola tra le regioni a più alto rischio insieme a Basilicata, Umbria, Puglia e Campania. Un dato che evidenzia una fragilità strutturale sul fronte della prevenzione e dei controlli.
In termini assoluti, la Sicilia figura tra le prime sei regioni per numero di vittime in occasione di lavoro, dopo Lombardia, Veneto, Campania, Emilia-Romagna e Piemonte.
I settori più colpiti
A livello nazionale, il settore delle Costruzioni resta quello con il maggior numero di decessi (133), seguito dalle Attività Manifatturiere (108) e dal comparto Trasporti e Magazzinaggio (98). Anche in Sicilia questi comparti risultano tra i più esposti, confermando un trend che richiede interventi mirati soprattutto nei settori a maggiore rischio.
«I dati relativi ai primi undici mesi del 2025 restituiscono un quadro preoccupante – spiega Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Vega – con oltre metà del Paese collocata nelle fasce di rischio più elevate. È necessario concentrare l’attenzione sui territori e sui settori dove le criticità sono più evidenti».
Età, lavoratori stranieri e infortuni in itinere
L’analisi evidenzia come le fasce d’età più avanzate siano le più colpite: i lavoratori over 65 presentano l’incidenza di mortalità più elevata, seguiti da quelli tra i 55 e i 64 anni. Particolarmente rilevante anche il dato sui lavoratori stranieri, che rappresentano quasi una vittima su quattro a livello nazionale e registrano un rischio di morte più che doppio rispetto agli italiani.
Preoccupa infine l’aumento degli infortuni in itinere, che coinvolgono anche un numero crescente di donne, segnale di un fenomeno che va oltre i luoghi di lavoro e investe la sicurezza della mobilità quotidiana.
Denunce in aumento
Nei primi undici mesi del 2025, le denunce di infortunio in Italia sono aumentate dell’1,5%, superando quota 550 mila. Un trend che, secondo l’Osservatorio, conferma l’urgenza di rafforzare le politiche di prevenzione, in particolare nelle regioni del Mezzogiorno e in Sicilia, dove l’emergenza sicurezza continua a rappresentare una priorità irrinunciabile.
