
In questi giorni diversi Comuni italiani stanno pubblicando all’Albo pretorio l’avviso relativo alla formazione della lista di leva dei giovani nati nel 2009. Un atto che ha riacceso dubbi e interrogativi tra famiglie e cittadini, spesso interpretato come un possibile ritorno del servizio militare obbligatorio. In realtà si tratta di un adempimento puramente amministrativo, previsto dalla legge e privo di effetti pratici.
Cos’è la lista di leva
La lista di leva è un elenco amministrativo che comprende i giovani di sesso maschile che compiono 17 anni nell’anno di riferimento e che risultano legalmente domiciliati in un determinato Comune. Per il 2026, dunque, riguarda i ragazzi nati nel 2009. La normativa impone ai Comuni di redigere e rendere pubblica questa lista per consentire eventuali verifiche, correzioni o segnalazioni di errori da parte degli interessati o delle famiglie.
Si tratta, quindi, di una procedura legata esclusivamente alla gestione anagrafica e non a scelte politiche o militari contingenti.
Un punto centrale va chiarito: il servizio militare obbligatorio in Italia è sospeso dal 2005. Nessun giovane viene chiamato automaticamente a svolgere la leva. La sospensione, tuttavia, non equivale all’abolizione definitiva dell’istituto. Per questo motivo lo Stato continua a mantenere aggiornati gli elenchi attraverso i Comuni, che restano un passaggio essenziale di questo sistema amministrativo.
L’aggiornamento delle liste di leva ha una funzione esclusivamente preventiva e teorica. Solo in uno scenario straordinario – come un conflitto armato che coinvolga direttamente il Paese e una decisione formale di Parlamento e Governo di ripristinare la leva obbligatoria – questi elenchi potrebbero tornare ad avere un ruolo operativo. In assenza di tali condizioni, la lista resta un archivio senza alcun impatto sulla vita dei giovani iscritti.
L’obbligo riguarda le amministrazioni comunali, non i ragazzi. Spetta ai Comuni pubblicare l’avviso, raccogliere eventuali segnalazioni e aggiornare i dati. Per i giovani e per le famiglie non cambia nulla: non sono previste visite, convocazioni o altri adempimenti legati al servizio militare.
Ogni pubblicazione della lista di leva riporta alla memoria un’istituzione storicamente molto radicata, generando comprensibili timori. Tuttavia il contesto attuale è profondamente diverso. La formazione della lista è un atto dovuto, uguale in tutti i Comuni italiani, che serve unicamente a mantenere aggiornati gli archivi dello Stato.
In sintesi, l’avviso pubblicato dai Comuni – in provincia di Ragusa lo ha già fatto quello di Scicli – non annuncia alcun ritorno alla leva obbligatoria, non prefigura scenari imminenti e non comporta conseguenze per i giovani nati nel 2009. Si tratta esclusivamente di un passaggio burocratico previsto dalla legge, che assume un significato concreto solo in ipotesi estreme e oggi del tutto teoriche.
