Vittoria, agricoltori protestano contro accordo UE–Mercosur

62

È in corso questa mattina a Vittoria, nei pressi del Mercato Ortofrutticolo, un presidio con i trattori promosso da agricoltori, associazioni e movimenti agricoli, insieme a forze politiche contrarie all’accordo UE–Mercosur. La mobilitazione  si inserisce nel percorso di protesta avviato nelle scorse settimane a Milano e proseguito a Parma.

Al centro della contestazione c’è l’intesa commerciale tra Unione Europea e Paesi del Mercosur, ritenuta dai promotori una minaccia concreta per l’agricoltura italiana e, in modo particolare, per le produzioni del Mezzogiorno e della Sicilia. Secondo i manifestanti, l’accordo favorirebbe l’ingresso sul mercato europeo di grandi quantità di prodotti agricoli sudamericani a basso costo, realizzati – sostengono – con standard ambientali, sanitari e sociali inferiori a quelli europei.

La contrarietà al Mercosur, sottolineano i manifestanti, non è presentata come una battaglia ideologica, ma come una difesa della sovranità alimentare, della salute dei consumatori e della dignità del lavoro agricolo, con un appello alla solidarietà anche verso gli agricoltori sudamericani, ritenuti anch’essi penalizzati dalle logiche dei grandi latifondi e dell’export di massa.

“I nostri timori -dice il sindaco di Vittoria, Francesco Aiello- sono frutto di esperienze che abbiamo fatto nei decenni. Penso agli accordi Mediterranei o ai Green Corridor che hanno immesso nel mercato italiano ed europeo merci in concorrenza con le nostre. Allora, come oggi- accusa il primo cittadino- si tratta di operazioni guidate dalla Grande Distribuzione”. Aiello ricorda poi come, sotto il profilo della salubrità dei prodotti, in Europa vi siano norme di tutela fondamentali che altrove non vengono rispettate e prezzi (anche in materia di costo del lavoro) che sono diversi dai nostri. “Si apre quindi uno scenario competitivo non sostenibile- conclude Aiello- dalle aziende europee”.

“In una settimana- aggiunge Alessandro Speranza, delegato del sindaco alle Politiche Agricole- abbiamo assistito a due movimenti sbagliati del governo Meloni che per ottenere 10 miliardi in più sulla PAC 2028, ha accettato un accordo con l’America Latina e ha ceduto all’accordo del Mercosur. Un accordo che, per diversi motivi, noi agricoltori non possiamo accettare anche perché da una parte chi chiedono una produzione innovativa e dall’altra siamo costretti a subire una concorrenza sleale”.

Tano Malannino, presidente nazionale Altragricoltura e componente Coapi, teme che questo accordo possa segnare la fine di un settore che produce la materia prima alla base della cucina italiana, riconosciuta come “patrimonio dell’Umanità”. Il tutto, a vantaggio di alimenti che possono essere trattati con prodotti chimici e pesticidi vietati in Europa dal secondo dopoguerra. “Siamo fortemente arrabbiati- ha detto Malannino- perché c’è un disconoscimento della crisi agricola che va avanti da decenni. Questa ulteriore ‘mazzata’, quindi, non potrà che distruggere le nostre produzioni agricole e farà sì che i consumatori si cibino di prodotti la cui salubrità non è garantita”:

Di segno opposto le valutazioni di Fratelli d’Italia, che interviene con toni rassicuranti sull’impatto dell’accordo. “È necessario mantenere un approccio serio, basato sui dati e non su proteste ideologiche che rischiano di produrre effetti devastanti sull’economia locale”, affermano gli esponenti del partito. Secondo FdI, la mobilitazione promossa dal sindaco di Vittoria, Francesco Aiello, sarebbe “strumentale e dannosa”, perché alimenterebbe un clima di allarmismo con ricadute dirette sul mercato ortofrutticolo e sull’intero comparto agricolo.

Fratelli d’Italia richiama i dati sugli scambi commerciali: nel 2024 il volume complessivo degli scambi tra UE e Mercosur avrebbe superato i 111 miliardi di euro, con un sostanziale equilibrio tra export europeo e importazioni. L’Italia, in particolare, risulta il secondo Paese UE per esportazioni verso il Mercosur, con oltre 7,4 miliardi di euro, concentrati soprattutto nei settori dei macchinari, della tecnologia, della chimica e del farmaceutico. Le importazioni, evidenziano gli esponenti FdI, riguarderebbero in larga parte prodotti non coltivati in Italia, come caffè e soia.

Il confronto resta aperto e la protesta di Vittoria, con la presenza di numerose associazioni e movimenti agricoli, fotografa una frattura profonda tra una parte consistente del mondo agricolo e le istituzioni nazionali. Da un lato, la paura di un accordo percepito come una minaccia esistenziale per le produzioni locali; dall’altro, la linea del Governo che punta su clausole di salvaguardia, reciprocità delle regole e risorse economiche come strumenti di tutela. Una contrapposizione che, mentre il presidio è ancora in corso, continua ad alimentare il dibattito sul futuro dell’agricoltura siciliana e italiana nel contesto dei grandi accordi commerciali internazionali.