
Il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani ha sorvolato questa mattina la zona della frana di Niscemi in elicottero, come già fatto dal capo della Protezione civile nazionale Fabio Ciciliano. L’obiettivo è quello di fare il punto della situazione.
La frana, che ha reso inagibili decine di immobili e ha imposto la creazione di una zona rossa che arriva a 150 metri dall’inizio della “nicchia di distacco”, continua a evolversi e a preoccupare. La zona rossa è stata ampliata in questi giorni, includendo aree dove fino a poco tempo fa vivevano famiglie che ora si trovano costrette a lasciare le proprie case.
Oggi il numero degli sfollati supera le 1.500 persone. Molti residenti sono ancora in fila davanti all’ufficio organizzato dal Comune per la registrazione di chi ha dovuto abbandonare l’abitazione. La frana ha provocato l’isolamento di interi quartieri, interrompendo le strade provinciali 10 e 12: l’unico collegamento rimasto con il centro resta la provinciale 11.
“La frana è pienamente attiva e la situazione è critica”, ha dichiarato Ciciliano all’Ansa subito dopo essere arrivato a Niscemi per fare il punto con le autorità locali. “Io stesso ho verificato e accertato con il mio telefono durante un sopralluogo. Ci sono abitazioni che non potranno essere più recuperate e bisognerà definire un piano per la delocalizzazione definitiva di chi ci viveva”.

A preoccupare è anche l’andamento della parete terrosa, alla cui sommità si trovano alcune case in bilico sul precipizio, diventata l’immagine simbolo dell’emergenza. Secondo Riccardo Ferraro, consigliere della Sigea (Società italiana di geologia ambientale), i terreni sabbiosi come quelli di Niscemi hanno un angolo di resistenza al taglio di 35 gradi. Attualmente, invece, la parete presenta un angolo di 85 gradi, “e questo significa che la frana è destinata ad avanzare, compromettendo le costruzioni, fino a trovare un equilibrio. L’angolo della parete non può resistere all’attuale inclinazione”.
Nel frattempo, le autorità continuano a monitorare l’area e a gestire l’emergenza, mentre cresce la preoccupazione per il futuro degli abitanti e per la necessità di definire soluzioni abitative e infrastrutturali alternative.

