Ragusa ricorda Sebastiano Tusa al Centro studi Rossitto

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A sette anni dalla scomparsa di Sebastiano Tusa, il Centro studi “Feliciano Rossitto” di Ragusa organizza un incontro per ricordare il grande archeologo e assessore ai Beni culturali della Regione Siciliana, scomparso il 10 marzo 2019. L’appuntamento è in programma venerdì 20 marzo 2026 alle ore 18 nella sede del Centro studi di via Ettore Majorana.

Nel corso della serata sarà presentato il volume postumo “Sicilia archeologica vista dal cielo. Dalla preistoria all’età romana”, pubblicato nel 2025 e curato dalla Fondazione Sebastiano Tusa, con fotografie di Luigi Nifosì. Il libro propone uno sguardo sul patrimonio archeologico siciliano attraverso immagini e contributi che attraversano un arco temporale che va dalla preistoria all’età romana.

L’incontro vedrà la partecipazione di Valeria Li Vigni Tusa, mentre la presentazione del volume sarà affidata a Giovanni Di Stefano. Ad aprire i lavori sarà Giorgio Chessari, presidente del Centro studi “Feliciano Rossitto”.

Nel corso della serata sono previsti inoltre gli interventi di M. Buggea, A. Catrinoiu, A. Lo Cascio, S. Distefano ed E. Piazzese.

L’iniziativa culturale è realizzata grazie alla collaborazione tra il Centro studi Rossitto e diverse realtà del territorio: Centro Subacqueo Ibleo, Le Fate, BCsicilia, Abulafia Editore e Archeoclub d’Italia – sede di Ragusa.

L’appuntamento rappresenta un’occasione per ricordare la figura di Sebastiano Tusa e il suo contributo alla ricerca archeologica e alla valorizzazione del patrimonio culturale. Tusa nutriva un profondo legame con il Mediterraneo, che amava definire il “Mare di mezzo”: non una barriera, ma un luogo dell’anima che ha saputo esplorare e raccontare attraverso i suoi studi e le sue ricerche.

“La perdita di Sebastiano Tusa è immensa, così come lo è la sua eredità”, sottolinea Giorgio Chessari. “Per la Sicilia, e non solo, è un dovere morale ricordare la sua figura. Questo evento offre l’opportunità di riflettere sull’importanza della tutela del patrimonio culturale e di rendere omaggio a uno dei protagonisti dell’archeologia contemporanea”.