Da relitti a violini: progetto sociale a Catania

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Tre relitti abbandonati nel porto di Catania troveranno nuova vita grazie a un’iniziativa che unisce sostenibilità, arte e inclusione sociale. L’Autorità di Sistema portuale del Mare della Sicilia orientale ha deciso di donare il legno recuperato alla cooperativa sociale di Santa Venerina (provincia di Catania) Rò La Formichina, attiva nel reinserimento di persone fragili, tra cui giovani con difficoltà, migranti e soggetti con disabilità.

“Con questa iniziativa cerchiamo di coniugare legalità, sostenibilità, recupero materiale e inclusione – spiega il presidente dell’Adsp, Francesco Di Sarcina – Il legname, proveniente dalla bonifica e demolizione di scafi abbandonati da anni, è stato consegnato a una realtà consolidata nel territorio etneo, capace di trasformarlo in strumenti e manufatti con valenza educativa e sociale”.

La cooperativa utilizza il lavoro artigianale come strumento di formazione e autonomia, coinvolgendo ciascun partecipante secondo le proprie capacità. L’attività nei laboratori consente di acquisire competenze tecniche, precisione, manualità, pazienza e senso di responsabilità, contribuendo a ricostruire percorsi di dignità lavorativa e reinserimento sociale.

“Il legno dei relitti non è un materiale neutro – prosegue Di Sarcina – porta con sé la memoria delle vicende umane attraversate: è stato barca, ha solcato il mare, sostenuto vite e speranze. Ora viene trasformato in oggetti capaci di generare bellezza, riflessione e memoria”.

I risultati già raggiunti testimoniano il valore del progetto: tra i manufatti realizzati figurano croci, oggetti sacri e strumenti musicali di pregio, tra cui violini. Alcuni di questi sono stati donati a personalità di rilievo, come Papa Leone XIV e il Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani, che ne favorisce l’utilizzo in eventi istituzionali e culturali.

Dopo i necessari controlli e adempimenti con ARPA per garantire la sicurezza e la conformità alle norme, il materiale è stato affidato alla falegnameria Alberto Pennisi, collaboratore della cooperativa, che ne curerà la lavorazione artigianale e il trasporto, dando nuova vita a relitti che ora diventano strumenti di cultura, arte e inclusione sociale.