
Torna stanotte l’ora legale. Le lancette andranno quindi spostate avanti di un’ora, dalle 2 alle 3. Un cambiamento che comporta un’ora di sonno in meno, ma giornate più lunghe e maggiore luce nelle ore serali.
Il passaggio coinvolge tutti i Paesi dell’Unione Europea e, grazie alla tecnologia, è ormai quasi automatico: dispositivi digitali come smartphone e computer si aggiornano da soli, mentre restano da regolare manualmente solo gli orologi tradizionali.
Sul fronte energetico, i benefici restano significativi. Secondo i dati di Terna, nel 2026 l’adozione dell’ora legale consentirà un risparmio di circa 302 milioni di kilowattora, pari al fabbisogno annuo di oltre 100 mila famiglie, con un impatto economico stimato in circa 80 milioni di euro. A questo si aggiunge una riduzione delle emissioni di anidride carbonica pari a circa 142 mila tonnellate.
Un trend consolidato nel tempo: dal 2004 a oggi, in Italia, l’ora legale ha generato risparmi complessivi superiori ai 2 miliardi di euro in termini di consumi energetici.
Parallelamente, prosegue il dibattito sulla possibile introduzione dell’ora legale permanente. In Italia, l’11 marzo scorso la X Commissione Attività produttive della Camera dei Deputati ha dato il via a un’indagine conoscitiva per valutare gli impatti economici, sociali ed energetici della misura, con conclusione prevista entro il 30 giugno 2026.
Il tema è da anni al centro del confronto anche a livello europeo: già nel 2019 il Parlamento UE aveva aperto alla possibilità per gli Stati membri di scegliere tra ora legale o solare permanente, dopo una consultazione pubblica che aveva registrato un ampio consenso per l’abolizione del cambio semestrale. Tuttavia, l’iter si è arenato anche a causa della pandemia e delle difficoltà nel coordinare un sistema orario uniforme tra i diversi Paesi.
Tra i principali argomenti a favore dell’ora legale permanente restano i risparmi energetici e i benefici economici.
Tuttavia, non mancano le criticità: diversi studi evidenziano infatti possibili effetti negativi sulla salute, legati all’alterazione del ritmo circadiano, soprattutto nei giorni immediatamente successivi al cambio dell’ora.
Il confronto resta quindi aperto, tra esigenze di sostenibilità, organizzazione sociale e tutela del benessere individuale.
(fonte Geopop)
