Tassi fino al 140%: due arresti per usura a Caltanissetta

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Un prestito di 35mila euro trasformato in un incubo fatto di interessi fino al 140% e pagamenti continui, per oltre 120mila euro complessivi. È questo il cuore dell’inchiesta che ha portato i Carabinieri della Compagnia di Caltanissetta a eseguire un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due soggetti, già detenuti per precedenti reati.

Il provvedimento è stato emesso dal Gip del Tribunale di Caltanissetta su richiesta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia. I due indagati sono accusati, in concorso, di usura aggravata ai danni di un imprenditore locale e di autoriciclaggio, con l’aggravante del metodo mafioso. 

Secondo gli inquirenti, i due avrebbero concesso denaro contante a un imprenditore del settore trasporti, imponendo da subito condizioni insostenibili: rate mensili tra i 3.500 e i 4.000 euro, che nel tempo hanno portato la vittima a versare somme enormi, senza riuscire a ridurre il debito iniziale. Tutto è iniziato quando l’imprenditore, strozzato dalla crisi economica derivante dal periodo pandemico e nell’impossibilità di accedere ai canali ufficiali del credito, si era rivolto agli indagati per un prestito di 35.000 €, erogato in contanti. Le condizioni di restituzione imposte dai due indagati si sono rivelate sin da subito insostenibili, prevedendo il versamento mensile di interessi usurai pari a 4.000 €, cifra che nel tempo ha portato la vittima a corrispondere oltre 80.000 € di soli interessi, a fronte di un capitale rimasto pressoché invariato.

L’indagine, avviata nel novembre 2023, si inserisce in un filone investigativo più ampio che aveva già portato all’arresto di uno degli indagati per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Entrambi sono stati già condannati in primo grado a pene pesanti.

Per occultare la provenienza illecita del denaro, sarebbe stato messo in piedi un sistema di fatturazioni false attraverso una società riconducibile a uno degli indagati. In questo modo, i pagamenti potevano apparire regolari tramite bonifici bancari, per poi essere rapidamente ritirati o trasferiti.

L’aggravante mafiosa, contestata dalla Procura, si fonda (per gli inquirenti) su diversi aspetti:

  • nella notoria appartenenza di uno degli indagati al sodalizio criminoso di stampo mafioso della città di Caltanissetta;
  • nello stato di soggezione della vittima, manifestatosi nella reticenza nel ricostruire i fatti in modo verifico, venuta meno solo a fronte della esibizione, da parte degli inquirenti, della documentazione comprovante in modo inequivocabile il diverso quadro fattuale;
  • nell’imposizione di pagamenti di ulteriori somme, con evidente intento vessatorio e provocatorio, a fronte del ritardo nella corresponsione dell’intera quota mensile di interessi usurari;
  • nelle pressioni esercitate sulla vittima affinché onorasse il suo impegno, anche a costo di vendere la macchina o la moto;
  • nella consegna di metà banconota alla vittima affinché quest’ultima potesse riconoscere un eventuale terzo legittimato alla riscossione, in possesso dell’altra metà.

Il Gip ha disposto anche il sequestro preventivo delle somme riconducibili agli indagati. La misura cautelare è stata notificata in carcere, dove i due si trovano già detenuti.

Proprio in ragione dell’ esistenza di un concreto rischio di infiltrazione mafiosa riconducibile alla vicinanza con uno degli odierni arrestati, qualche settimana addietro la Prefettura di Caltanissetta aveva emesso informazione interdittiva antimafia nei confronti di una nota ditta con sede legale a Caltanissetta operante nel settore dell’igiene ambientale, i cui soci sono legati da vincoli di parentela acquisita con l’indagato, ritenendo sussistente il pericolo di condizionamento mafioso nella società, compromettendone scelte e indirizzi.

L’inchiesta è ancora nella fase delle indagini preliminari e per gli indagati vale il principio di presunzione di innocenza fino a condanna definitiva.