
Vasta operazione antimafia all’alba di oggi tra Gela e Niscemi, dove i Carabinieri del Comando provinciale di Caltanissetta hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 35 persone: 32 in carcere e 3 agli arresti domiciliari.
Il provvedimento, emesso dal GIP su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, riguarda un’articolata rete criminale accusata di associazione mafiosa, estorsioni, traffico di stupefacenti e gestione illecita di rifiuti.
L’indagine rappresenta uno sviluppo dell’operazione “Mondo Opposto” del 2023 e ruota attorno, secondo l’accusa, alla famiglia mafiosa di Niscemi guidata dai fratelli Alberto e Sergio Musto. Gli investigatori delineano un sistema capace di controllare il territorio sia sul piano criminale che economico, sfruttando intimidazioni e accordi con imprese compiacenti.
Uno dei settori chiave era quello dello smaltimento degli oli vegetali esausti. Il gruppo avrebbe imposto ai commercianti locali contratti con ditte “vicine” alla cosca, garantendo loro il monopolio del mercato. In cambio, venivano versate provvigioni: 40 euro per ogni contratto e 600 euro ogni 1.000 litri di olio raccolto. Le attività, secondo l’accusa, avvenivano senza autorizzazioni e in violazione delle norme ambientali.
Accanto ai rifiuti, il traffico di droga. L’organizzazione gestiva lo spaccio attraverso un sistema di autorizzazioni o tramite gruppi direttamente controllati. Le intercettazioni restituiscono il quadro di un dominio capillare: “la malavita a Niscemi la gestisco solo io”, avrebbe affermato il capo clan. Documentati oltre 200 episodi di spaccio, con il passaggio di circa 1,5 chili di cocaina e 3 chili di marijuana, e flussi di denaro per circa 35 mila euro verso fornitori catanesi.
Il controllo veniva imposto con minacce e azioni coercitive. In un caso, un debitore è stato costretto a cedere il proprio cellulare per saldare un debito di droga, durante un’azione avvenuta in pubblico.
Il GIP ha disposto anche il sequestro preventivo delle aziende coinvolte nel traffico illecito di rifiuti, per un valore complessivo superiore ai 6 milioni di euro.
Il procedimento si trova nella fase preliminare: per tutti gli indagati resta valida la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
