
Nel 44° anniversario dell’uccisione di Pio La Torre e di Rosario Di Salvo, avvenuta il 30 aprile 1982 a Palermo, l’Italia ha ricordato oggi due figure simbolo dell’impegno civile e della lotta alla criminalità organizzata.
In occasione della ricorrenza, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato un messaggio al presidente del Centro studi intitolato a La Torre, Emilio Miceli, sottolineando come l’agguato mafioso abbia mostrato «ancora una volta la pericolosità della criminalità organizzata, nemica della comunità». Nel suo intervento, il Capo dello Stato ha richiamato il ruolo decisivo di La Torre nell’elaborazione della legislazione antimafia, ricordando in particolare la legge Rognoni-La Torre, approvata dopo la sua morte e tuttora fondamento dell’azione di contrasto alle mafie. Una norma che, ha evidenziato Mattarella, rappresenta una «preziosa eredità civica ed etica» da trasmettere alle nuove generazioni anche attraverso percorsi educativi alla legalità.
A Palermo, la commemorazione si è svolta nei luoghi simbolo dell’attentato, con la deposizione di corone e la partecipazione delle istituzioni, delle associazioni e dei familiari delle vittime. Tra gli interventi, quello di Franco La Torre ha richiamato il valore di una memoria non solo commemorativa, ma trasformata in impegno concreto: un passaggio necessario per rendere attuale il significato della battaglia del padre.
Nel dibattito politico e sindacale emerso durante la giornata, è stata ribadita la centralità della legge antimafia e la necessità di difenderne l’impianto originario, insieme all’attualità del messaggio di La Torre, fondato su due pilastri: contrasto alla criminalità organizzata e impegno per la pace.
Proprio in questa prospettiva si inserisce uno dei capitoli meno ricordati ma più significativi della sua attività politica: il forte legame con Comiso. Negli anni della Guerra Fredda, La Torre fu tra i protagonisti delle mobilitazioni contro l’installazione dei missili Cruise nella base NATO della città siciliana, denunciando i rischi della militarizzazione del territorio e trasformando Comiso in un punto centrale del movimento pacifista europeo. Per La Torre, la questione militare era strettamente connessa allo sviluppo economico e sociale del Mezzogiorno, in una visione complessiva di pace e giustizia.
Quel legame con Comiso è reso ancora più evidente dal fatto che l’aeroporto della città porta il suo nome: un riconoscimento che unisce memoria e territorio, restituendo la dimensione concreta di una battaglia politica che ha segnato la storia recente della Sicilia.
A 44 anni dalla sua morte, la figura di Pio La Torre resta quindi un riferimento centrale non solo per la lotta alla mafia, ma anche per l’idea di una politica capace di coniugare legalità, diritti sociali e pace internazionale.
