
Le tragedie “siracusane” si confermano sempre più poliglotte. Dopo le traduzioni in giapponese, arabo ed ebraico, la stagione dell’Inda appena giunta al giro di boa si arricchisce quest’anno di una nuova importante apertura: i libretti di scena sono stati tradotti anche in lingua cinese.
L’iniziativa nasce dal dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università di Catania che, attraverso il Centro Interuniversitario di Ricerca Filologia, Politica, Storia, Società — diretto dal prof. Stefano Rapisarda e partecipato dalle Università di Catania, Cagliari, Torino e Urbino — e in collaborazione con il Consorzio Universitario di Ragusa, mette ancora una volta competenze scientifiche e relazioni internazionali al servizio di un’istituzione di riferimento globale come l’Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa.
L’estensione al cinese apre questioni teoriche e operative di grande rilievo, sia sul piano linguistico sia su quello estetico. «La riuscita dell’operazione – sottolinea il prof. Rapisarda – si deve anzitutto a He Danyang, dottoressa di ricerca in Scienze dell’Interpretazione e traduttrice dall’italiano al cinese, impegnata nello studio comparato tra opera italiana e opera tradizionale di Pechino (Jingju), il cui lavoro si distingue per un’attenzione rigorosa al testo e alla dimensione scenica. Determinante è stato anche il contributo di Lavinia Benedetti, professoressa associata di Lingue e Letterature della Cina e dell’Asia sud-orientale, che ha curato la revisione delle traduzioni, garantendo coerenza e precisione terminologica all’intero progetto».
