
Beni e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di 4 milioni di euro sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Catania su una presunta frode legata all’ottenimento di un finanziamento assistito da garanzia pubblica.
Il provvedimento di sequestro preventivo, disposto dal Tribunale di Catania, è stato eseguito dai finanzieri del Nucleo Speciale Polizia Valutaria di Roma, con il supporto dei Comandi provinciali di Palermo, Catania e Modena.
Al centro delle indagini vi è un’impresa catanese operante nel settore della mobilità sostenibile, che nel maggio 2024 aveva ottenuto un finanziamento bancario da 4 milioni di euro.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’accesso al finanziamento sarebbe stato favorito da un fittizio aumento di capitale sociale, formalmente effettuato dalla società che deteneva la maggioranza delle quote dell’impresa beneficiaria. L’operazione sarebbe stata documentata con un assegno bancario che, sempre secondo l’accusa, non sarebbe mai stato effettivamente incassato.
Le indagini hanno inoltre accertato che, una volta accreditato il finanziamento, l’intera somma sarebbe stata trasferita nel giro di 72 ore a una società statunitense con sede nel Delaware, sulla base di documentazione relativa all’acquisto di 3.500 monopattini elettrici. I mezzi, secondo gli investigatori, non sarebbero mai arrivati in Italia e la fattura da 4,8 milioni di euro utilizzata per giustificare l’operazione sarebbe risultata priva di effettività sotto il profilo commerciale e giuridico.
I rappresentanti legali delle due società coinvolte sono indagati, a vario titolo, per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, autoriciclaggio e false comunicazioni sociali. Contestati anche illeciti amministrativi a carico delle società.
Il Tribunale di Catania, su richiesta della Procura, ha quindi disposto il sequestro preventivo, anche per equivalente, di beni e altre utilità fino alla concorrenza di 4 milioni di euro, somma ritenuta il profitto del presunto meccanismo fraudolento.

Come previsto dalla legge, gli indagati sono da considerarsi presunti innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.
