
La Regione Siciliana prova a fare chiarezza sulla vicenda dei daini presenti nel Ragusano, dopo il dibattito sollevato nei giorni scorsi da associazioni, cittadini e forze politiche. In una lunga lettera, il dirigente del Servizio 15 – Ufficio per il Territorio di Ragusa, Tullio Serges, ricostruisce l’iter seguito dall’amministrazione e precisa soprattutto tempi e modalità degli interventi di contenimento.
Il primo chiarimento riguarda la data del 16 agosto, indicata nel provvedimento del 15 agosto. Secondo la Regione, quella data non autorizzava l’immediato abbattimento degli animali, ma l’avvio dell’intero percorso operativo, comprese le attività di monitoraggio, individuazione e localizzazione dei daini e l’organizzazione delle squadre. Gli interventi di contenimento veri e propri non inizieranno prima del 1° settembre e saranno comunque subordinati al completamento delle attività preparatorie e alla verifica delle condizioni tecniche e di sicurezza.
La precisazione arriva dopo che la prima disposizione aveva alimentato interpretazioni secondo cui gli abbattimenti sarebbero potuti partire già a Ferragosto. La Regione ha quindi successivamente trasmesso una nuova nota, il 19 agosto, per specificare che prima del 1° settembre non ci saranno interventi di contenimento.
Ma la lettera non si limita a chiarire il calendario. La Regione difende la scelta di intervenire sostenendo che il piano per il Ragusano non nasce da una decisione estemporanea dell’ufficio provinciale, ma dall’applicazione del Piano straordinario regionale per la gestione e il contenimento della fauna selvatica 2025-2029, inserito nel quadro normativo nazionale e supportato, secondo quanto riportato nella nota, dalle valutazioni tecnico-scientifiche dell’ISPRA.
Il nucleo presente nel territorio ibleo è stimato in circa cento daini, concentrati soprattutto tra Ragusa, Monterosso Almo e Giarratana. La Regione sostiene che intervenire quando la popolazione è ancora circoscritta serva a impedirne l’espansione e a evitare in futuro operazioni più vaste e onerose.
È proprio sulle possibili alternative all’abbattimento che la lettera entra nel merito della polemica. La Regione prende in considerazione la cattura con successivo trasferimento, l’utilizzo di strutture di ricovero o “santuari” e l’immunocontraccezione, ma sostiene che nessuna di queste soluzioni sia oggi concretamente praticabile per il nucleo ragusano.
Per la cattura e il trasferimento vengono citate le difficoltà operative, il rischio di dispersione degli animali, lo stress della cattura e del trasporto, la necessità di strutture autorizzate e il divieto di trasferire la specie verso altre aree siciliane.
Anche i cosiddetti santuari potrebbero essere presi in considerazione soltanto se esistessero strutture già individuate, autorizzate e dotate dei requisiti necessari. Quanto all’immunocontraccezione, la Regione sostiene che non esistano attualmente un prodotto autorizzato e un protocollo validato e applicabile a una popolazione libera come quella del Ragusano.
La conclusione dell’amministrazione è quindi netta: in assenza di alternative tecnicamente valide, il piano di contenimento proseguirà, prevedendo la progressiva rimozione degli esemplari fino all’eradicazione del nucleo.
Danni agricoli e sicurezza
A sostegno della scelta, la Regione richiama anche le problematiche legate alla presenza dei daini. Nel Ragusano sono stati segnalati danni a carrubi, ulivi e alberi da frutto nell’area compresa tra la diga di Santa Rosalia e San Giacomo. Viene inoltre evidenziato il rischio di incidenti stradali nelle zone frequentate dagli animali.
Gli interventi, precisa infine la Regione, saranno affidati a coadiutori formati e autorizzati e potranno essere effettuati soltanto in presenza delle necessarie condizioni di sicurezza. Prima di ogni operazione saranno valutati abitazioni, strade, attività presenti, distanze e visibilità; in caso contrario, l’intervento sarà rinviato.
La Regione lascia aperto il confronto con Comuni, associazioni e altri soggetti interessati, ma chiarisce che eventuali alternative dovranno essere documentate, efficaci, sicure e concretamente applicabili. In loro assenza, il programma previsto dal Piano regionale andrà avanti.
