
Ragusa è la provincia siciliana con la più alta incidenza di giovani che rientrano dall’estero rispetto a quelli che partono.
Nel quinquennio 2021-2025, a fronte di 857 espatri, sono stati infatti 539 i giovani rientrati, con un rapporto tra rientri ed espatri pari al 63%, il valore più elevato registrato tra le province siciliane.
Il dato emerge dal rapporto della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro sui movimenti dei giovani italiani da e verso l’estero ed è stato rilanciato dal presidente di ANCE Ragusa, Giorgio Firrincieli, che invita però a leggere il fenomeno anche nella sua componente critica.
Nello stesso periodo, infatti, gli espatri dalla provincia di Ragusa sono cresciuti del 26,9% rispetto al quinquennio precedente, passando da 675 a 857. Per Firrincieli, dunque, il dato sui rientri rappresenta un segnale positivo, ma non può nascondere la necessità di creare condizioni più favorevoli per trattenere il capitale umano sul territorio.
«La conferma è che Ragusa conserva una capacità di richiamo importante: chi parte può scegliere di tornare. L’avvertimento è che continuiamo a perdere troppi giovani e competenze», sottolinea il presidente di ANCE Ragusa.
Il tema del rientro dei giovani siciliani è stato affrontato nei giorni scorsi anche dal presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, intervenuto al teatro Politeama di Palermo all‘iniziativa “Radici e orizzonti” organizzata da Agesci.
Schifani ha sottolineato il ruolo dello scoutismo e, più in generale, del volontariato e della comunità educante nella crescita delle nuove generazioni, evidenziando anche alcune delle politiche regionali rivolte ai giovani.
Secondo i dati citati dal presidente della Regione, tra il 2021 e il 2025 sono stati 11.908 gli under 40 rientrati dall’estero in Sicilia, con un incremento del 52,3% rispetto al quinquennio precedente. Parallelamente, gli espatri giovanili dall’Isola sarebbero diminuiti del 14%.
Un quadro nel quale la provincia di Ragusa presenta quindi un dato particolarmente significativo sul rapporto tra chi parte e chi torna, ma anche una crescita degli espatri che mantiene aperta la questione della capacità del territorio di trattenere i giovani.
Per Firrincieli, la risposta passa anche dalla disponibilità di lavoro qualificato, servizi, abitazioni accessibili e infrastrutture efficienti. In questo contesto vengono citati interventi come la Ragusa-Catania, il completamento della Siracusa-Gela, la rigenerazione urbana e gli investimenti nell’edilizia abitativa.
«Un giovane non torna definitivamente per nostalgia: torna se trova lavoro, servizi, infrastrutture e qualità della vita», afferma Firrincieli, indicando nella programmazione dei prossimi anni la sfida per trasformare il legame con il territorio in una concreta opportunità di permanenza.
Il tema del rientro dei giovani si lega così a una questione più ampia: non soltanto riportare in Sicilia chi ha scelto di trasferirsi all’estero, ma creare le condizioni perché chi è nato e cresciuto nell’Isola possa trovare qui opportunità professionali e prospettive per costruire il proprio futuro.
