Ragusa ritrova la Vallata: il racconto di una domenica da ricordare

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Da sempre i ragusani l’hanno guardata dall’alto, affacciandosi dai ponti o attraversandola in auto senza poterne davvero conoscere il cuore. Ieri la Vallata Santa Domenica si è mostrata in tutta la sua forza scenografica e identitaria: un luogo bellissimo, inciso nella pietra e nella storia urbana della città, restituito alla fruizione pubblica dopo un lungo intervento di bonifica, riqualificazione, piantumazione e illuminazione. E la città ha risposto presente, riversandosi in massa per un evento da ricordare.

A rendere ancora più simbolica la giornata è stato lo spettacolo del funambolo Giuseppe Di Bella. Alle 18 l’artista ha attraversato una slackline sospesa nel vuoto tra il ponte San Vito,  e il Ponte Vecchio. Centotrenta metri di cammino aereo, davanti a centinaia di persone stipate sia nei tre ponti che nella stessa vallata, che hanno assistito allo spettacolo col naso all’insù.

La Vallata Santa Domenica non è più lo spazio marginale e nascosto sotto la città, ma un luogo in cui è possibile camminare, sostare, fare una pausa, trovandosi immersi nella natura a pochi passi dal centro. Purché sia adeguatamente manutenuto, e purché non ci si dimentichi di nuovo della sua esistenza.

Il programma del fine settimana ha portato nella cava famiglie, associazioni, bambini e visitatori: trekking, visite guidate, laboratori, yoga, falconeria. Molte attività sono andate esaurite, segnale di una curiosità che Ragusa custodiva da tempo per questo suo grande parco urbano naturale, nel cuore stesso della città. E la passeggiata è stata quanto mai suggestiva, specie quando i ragusani si sono ritrovati “all’interno” del ponte Vecchio: un percorso pedonale sconosciuto ai più. Il recupero ha infatti riportato alla luce anche un ballatoio in pietra sotto l’arcata centrale del Ponte, rimasto nascosto per anni.

La Vallata Santa Domenica non è un semplice parco urbano. È una pagina fondamentale della storia e dell’identità della città. Qui affiorano tombe a grotticella dell’età del Ferro; qui si trovano le latomie da cui venne estratta la pietra utilizzata anche nella ricostruzione dopo il terremoto del 1693; qui restano le tracce delle carcare, i forni in cui la pietra veniva trasformata in calce. Sulle pareti rocciose si leggono persino incisioni e segni lasciati nei secoli.

Sopra questa storia scorrono i tre ponti che hanno collegato e trasformato Ragusa. Il più antico è il Ponte Vecchio, voluto da padre Gianbattista Occhipinti Scopetta e completato nel 1843, il Ponte Nuovo, realizzato negli anni Trenta del Novecento, e il ponte San Vito, costruito nel 1964.

Dalla Vallata sono state rimosse oltre novanta tonnellate di rifiuti, mentre in diversi punti si è intervenuti su scarichi e tubature fognarie danneggiate.

Da oggi la Vallata è accessibile da quattro ingressi: via San Giuliano, via Natalelli, il sottopasso di via Dalla Chiesa e l’accesso Carmine, tra ponte San Vito e il santuario della Madonna del Carmine. Non è soltanto l’apertura di un’area verde. È la riconquista di una parte di Ragusa che per troppo tempo è rimasta sotto gli occhi di tutti, ma fuori dalla vita quotidiana della città. Adesso tocca ai ragusani farla diventare davvero propria.