
Il sequestro di 77 pappagalli e 300 testuggini messo a segno al porto di Pozzallo dalla Guardia di finanza, ha portato alla luce un traffico di animali vivi destinati a Malta. Ma dietro i numeri di un sequestro c’è una fase altrettanto delicata, quella che inizia quando gli animali vengono sottratti alle condizioni in cui sono stati trovati e devono essere accuditi, alimentati e curati.
A raccontare questo lato meno visibile è OIPA Ragusa, che ha pubblicato un lungo post dedicato all’attività svolta dai volontari nei mesi scorsi.
«Dietro un sequestro c’è tutto quello che non si vede», è l’incipit scelto dall’associazione, che ricorda come i porti di Pozzallo e Marina di Ragusa rappresentino da tempo punti di passaggio nelle rotte verso Malta e, secondo quanto riferito dall’OIPA, anche nel traffico di animali vivi provenienti da canali illegali e dal bracconaggio.
L’associazione racconta una situazione affrontata «in piena estate», quando alcuni animali sequestrati si trovavano in condizioni particolarmente difficili.
«Mentre tanti erano in vacanza, noi di OIPA Ragusa ci siamo trovati davanti a una situazione drammatica: animali in condizioni disumane, molti malati e tutti giovanissimi», si legge nel post.
Animali molto piccoli, che necessitavano di assistenza continua e, in particolare, di essere alimentati attraverso l’imbecco. Un’attività che, sottolinea OIPA, non consiste semplicemente nel mettere del cibo a disposizione.
«Bisognava esserci. Pulire. Alimentare. Controllare. Curare. E farlo ancora. E ancora. E ancora. H24».
Un impegno che ha richiesto la partecipazione di diversi volontari, che si sono alternati nelle attività quotidiane. «Tante persone hanno risposto al nostro appello e hanno dato una mano», racconta l’associazione.
Nel post, OIPA Ragusa dedica un ringraziamento particolare a Noemi Cavallo, indicata come una delle persone che maggiormente si sono occupate degli animali.
«Noemi ha accudito questi animali giorno e notte. Insieme al marito ha sacrificato un’intera estate, tempo, energie, sonno e anche denaro personale», scrive l’associazione.
Un impegno reso ancora più complesso dalla giovane età degli esemplari, che avevano bisogno di essere nutriti con continuità.
«Non si trattava semplicemente di mettere del cibo in una gabbia», sottolinea OIPA. «Bisognava esserci».
Accanto all’assistenza quotidiana c’era anche un’altra necessità: reperire il cibo e il materiale indispensabile per gli animali.
«L’alimentazione specifica per questi animali ha costi importanti, così come le cure e tutto ciò che serve per mantenere in vita esemplari così giovani e debilitati», evidenzia l’associazione.
Nel rispetto delle indagini della magistratura, OIPA riferisce di avere organizzato raccolte di cibo e di materiale necessario. «La Procura e l’ASP veterinaria si sono coordinate con noi, ciascuno per le proprie competenze», si legge ancora nel post.
È proprio sul significato del numero riportato nei comunicati ufficiali che OIPA concentra la propria riflessione.
«Quando leggiamo “sequestrati 77 pappagalli”, vediamo un numero. Ma dietro quel numero ci sono 77 vite».
E dopo il sequestro, aggiunge l’associazione, quelle vite «devono essere alimentate, curate, assistite e mantenute».

«Ci sono notti insonni. Ci sono persone che rinunciano alle proprie vacanze. Ci sono volontari che si alternano per ore. Ci sono spese che qualcuno deve sostenere».
Da qui l’appello a non considerare il volontariato come una risorsa inesauribile da utilizzare ogni volta che si presenta un’emergenza.
«Il volontariato è fatto di persone. Persone che hanno una famiglia, un lavoro, una vita», scrive OIPA Ragusa.
Il post si conclude con un ringraziamento rivolto a chi ha contribuito all’assistenza degli animali, oltre a Noemi e al marito.
«Grazie Matteo, Sandra, Daniele», si legge nel messaggio.
«Grazie per quelle notti.
Grazie per quelle lacrime.
Grazie per quella fatica.
Grazie per non aver chiuso quella porta».
«Perché se oggi possiamo parlare di animali salvati, è anche grazie a persone come te», conclude OIPA Ragusa.
