
«Prima di contare gli alunni, impariamo a conoscerli». È il messaggio lanciato da Daniela Mercante, dirigente dell’Ufficio IX – Ambito territoriale di Ragusa, cui abbiamo chiesto di intervenire sulla questione delle cosiddette “classi ghetto” segnalate alla scuola Vannantò di Ragusa e al plesso Pandolfi-Rogasi di Pozzallo.
Le segnalazioni riguardano la composizione di alcune classi, con una presenza significativa di alunni stranieri. Si parla di una classe terza con 22 bambini e di un’altra con 14, di cui una con oltre un terzo stranieri e 2 con disabilità certificata, oltre che di famiglie che starebbero trasferendo i figli in altri plessi.
Mercante invita però a non fermarsi ai numeri e ai cognomi, ricordando che la cittadinanza non è l’unico elemento da considerare per valutare la situazione degli alunni.
«Il dato centrale è che non basta un cognome a dire che un bambino è straniero. Va valutata la sua preparazione scolastica, la sua presenza in Italia, quanto ha frequentato la scuola italiana», sottolinea la dirigente, richiamando la necessità di conoscere la storia e il percorso formativo di ciascun alunno.
Nel suo intervento, Mercante richiama il decreto-legge 30 settembre 2026, n. 170, entrato in vigore il primo ottobre, che introduce nuove disposizioni per la composizione delle classi con alunni stranieri.
«Il tetto del 30% dal prossimo anno scolastico dovrà essere osservato e attuato, ma tenendo conto della cittadinanza non italiana, di chi non ha frequentato due anni di scuola dell’infanzia o non ha frequentato almeno tre anni scolastici», spiega, facendo riferimento ai criteri previsti dalla norma.
E ancora: «Alcuni sono nati qui, crescono qui e frequentano le nostre scuole da sempre. La cittadinanza sul documento non racconta, da sola, né la loro conoscenza dell’italiano né i loro bisogni educativi».
Mercante sottolinea che il decreto affida agli Uffici territoriali il compito di vigilare sull’effettiva fruizione del diritto allo studio. Un passaggio che, secondo Mercante, consente di intervenire per favorire un’applicazione equilibrata delle nuove disposizioni.
«Prima non potevamo interferire. Intervenivamo quando c’erano inserimenti tardivi, di bambini che arrivano anche ad anno scolastico iniziato», chiarisce, citando situazioni che interessano diversi centri del territorio, tra cui Scoglitti, Santa Croce Camerina, Acate e Ragusa.
La dirigente richiama anche le difficoltà legate alla distribuzione territoriale delle famiglie e alle politiche abitative, che possono favorire una concentrazione degli alunni stranieri in alcuni istituti.
«Le politiche abitative, per le quali andrebbero introdotti dei correttivi, fanno sì che si che esistano dei quartieri nei quali la presenza di stranieri è maggiore», osserva. E pone una domanda: «Prevale il diritto all’istruzione o la strumentalizzazione politica davanti a una mamma, con un altro bambino nel passeggino e uno in grembo, che non può accompagnare il proprio figlio in un’altra scuola a piedi?».
Il principio di prossimità, secondo Mercante, deve essere considerato nell’applicazione delle regole, tenendo conto delle condizioni concrete delle famiglie, comprese quelle che dispongono di un solo mezzo di trasporto.
Un esempio delle difficoltà organizzative è rappresentato da Acate, dove la presenza di un solo istituto comprensivo limita le possibilità di distribuire gli alunni in plessi diversi.
Accanto all’applicazione dei criteri per la formazione delle classi, Mercante indica la necessità di affiancare misure di sostegno per gli alunni che devono consolidare la conoscenza della lingua italiana.
«La mia risposta prevede dei correttivi e poi misure a supporto, compensative», spiega la dirigente, riferendo di aver assegnato una docente di italiano come seconda lingua a Santa Croce Camerina e in altri istituti della provincia: «Questa figura è già presente al Caruano, al Portella e al Pappalardo di Vittoria, ma anche in altre scuole della provincia come la Crispi, la Schininà, la Vannantò di Ragusa e anche all’istituto professionale Marconi di Vittoria, per supportare l’apprendimento della lingua italiana».
Nel suo ragionamento, Mercante richiama infine il modello della scuola italiana e la scelta di garantire anche agli alunni con disabilità la frequenza nelle classi ordinarie.
«La scuola italiana, in fatto di inclusione- spiega- è la più avanzata. Non abbiamo mai tenuto i bambini disabili fuori dalla classe», afferma, contrapponendo questo modello a quello, ad esempio, della tanto vantata Finlandia.
La dirigente estende il ragionamento anche agli alunni stranieri: «La stessa cosa vale per loro. Vengono inseriti regolarmente in classe, contrariamente a quanto avviene ad esempio in Germania, e cerchiamo di intervenire anche con queste misure aggiuntive».
La dirigente ribadisce quindi la necessità di affrontare la questione senza fermarsi alle percentuali o alla cittadinanza degli alunni, ma valutando i percorsi scolastici, le competenze linguistiche e le condizioni organizzative dei singoli istituti. L’obiettivo è applicare le nuove disposizioni tenendo insieme il rispetto dei criteri previsti dalla legge, il diritto allo studio e le esigenze concrete delle famiglie, attraverso interventi mirati a favorire un equilibrio nella composizione delle classi.
