Compensi in nero e visite private: chirurgo citato per 373mila euro

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Un medico chirurgo estetico, operante nelle province di Catania e Messina, è stato citato in giudizio dalla Procura regionale della Corte dei Conti di Palermo per un presunto danno erariale superiore a 373mila euro.

Il provvedimento arriva al termine degli accertamenti condotti dalla Guardia di Finanza di Catania su delega della magistratura contabile.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, nel corso del 2021 il chirurgo, pur essendo legato all’azienda sanitaria pubblica e percependo la relativa indennità di esclusività, avrebbe svolto attività libero-professionale non autorizzata in diversi studi medici privati nelle province di Catania e Messina. Avrebbe inoltre prestato la propria opera per una società di lavoro interinale e presso una clinica privata del Messinese, anche in giornate e orari nei quali risultava in servizio nell’ospedale di appartenenza.

Il medico avrebbe optato per il regime intramoenia, che consente ai professionisti del Servizio sanitario nazionale di esercitare la libera professione secondo le modalità previste dalla normativa e dall’organizzazione aziendale. Secondo l’ipotesi contestata, avrebbe invece svolto prestazioni extramoenia senza le necessarie autorizzazioni, senza contribuire allo smaltimento delle liste d’attesa della struttura pubblica.

Uno degli aspetti più rilevanti dell’indagine riguarda la ricostruzione dei compensi che il professionista avrebbe percepito in nero per le prestazioni private di chirurgia estetica.

Durante le verifiche, i finanzieri del I Gruppo di Catania hanno esaminato la documentazione extracontabile acquisita nello studio del medico. Particolare attenzione è stata riservata a un’agenda personale nella quale sarebbero stati annotati i compensi attraverso sigle alfanumeriche.

Per decifrare le annotazioni e ricostruire gli importi effettivamente incassati, gli investigatori hanno raccolto informazioni da oltre 130 pazienti. Gli elementi acquisiti hanno consentito di quantificare il presunto danno alle finanze pubbliche in oltre 373mila euro.

L’atto di citazione è stato notificato anche al primario del reparto ospedaliero, al quale viene contestata la mancata vigilanza sull’effettiva presenza del medico durante i turni e gli orari di servizio previsti.

Coinvolti inoltre la clinica privata presso cui il chirurgo avrebbe operato e un altro medico che, secondo l’ipotesi investigativa, si sarebbe prestato a figurare al posto del collega nella documentazione sanitaria e fiscale della struttura.

La vicenda approda ora davanti alla magistratura contabile, che dovrà valutare le responsabilità e il danno erariale contestato.

Le contestazioni dovranno essere verificate nelle sedi competenti: la citazione in giudizio non equivale a una condanna e le responsabilità dei soggetti coinvolti dovranno essere accertate secondo le procedure previste.