Fermo tir in Sicilia, inizia la conta dei danni e spunta qualche blocco

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Il fermo dell’autotrasporto in Sicilia rischia di presentare un conto salatissimo all’economia dell’Isola. Confcommercio Sicilia stima un danno complessivo compreso tra 40 e 50 milioni di euro nell’arco dei cinque giorni di protesta, mentre dal mondo delle imprese arrivano denunce sulle modalità con cui sarebbe stato impedito ad alcuni mezzi di circolare.

Secondo le stime dell’associazione di categoria, le ripercussioni più pesanti riguardano la filiera dei prodotti freschi, con perdite previste tra i 20 e i 25 milioni di euro per le mancate vendite nei reparti ortofrutta, macelleria, latticini e prodotti refrigerati. Altri 12-15 milioni sarebbero legati ai costi sostenuti dalle piattaforme logistiche e dai centri di distribuzione, mentre il valore delle merci deperibili a rischio oscillerebbe tra 8 e 10 milioni di euro.

«La situazione è estremamente preoccupante e conferma ancora una volta quanto la Sicilia sia vulnerabile sul piano logistico», avverte il presidente di Confcommercio Sicilia, Gianluca Manenti. L’associazione segnala difficoltà negli approvvigionamenti e una riduzione dell’assortimento in alcuni punti vendita, con il rischio di ulteriori ripercussioni qualora il fermo dovesse proseguire.

Sul fronte delle modalità della protesta interviene Giorgio Stracquadanio, coordinatore regionale di CNA FITA Sicilia, secondo cui non ci sono solo tir fermi nei piazzali, ma anche dei blocchi:

«A Tremestieri c’è un blocco e a dei camion che avevano chiesto di passare è stato applicato il taglio delle valvole» afferma riferendo episodi che, se confermati, configurerebbero gravi intimidazioni nei confronti degli autotrasportatori.

Il rappresentante di CNA solleva anche interrogativi sulla gestione dei presidi e sul ruolo delle istituzioni: «Chi gestisce questi blocchi? Il vicepresidente della Regione, l’onorevole Sammartino, ringrazia pure chi compie questi atti? La legalità e il rispetto delle regole vanno praticati e non predicati».

Stracquadanio riferisce inoltre che alcuni associati avrebbero dovuto insistere per ottenere l’intervento delle forze dell’ordine e poter proseguire il viaggio. Chiede quindi chiarimenti sull’attività delle prefetture e segnala la possibilità di un ulteriore blocco al casello autostradale di San Gregorio, nel Catanese.

Nella sua analisi, il coordinatore regionale di CNA FITA Sicilia mette in discussione anche le ragioni che stanno alla base del fermo. A suo giudizio, molti autotrasportatori potrebbero essersi fermati non soltanto per le rivendicazioni annunciate dal CTS, ma perché non sarebbero più in grado di sostenere il costo del carburante.

«Penso, ed è una mia considerazione personale, che gli autotrasportatori si siano fermati non per le rivendicazioni annunciate dal CTS, ma perché non hanno più i soldi per pagare il gasolio», sostiene Stracquadanio. E aggiunge che chi può ancora permettersi di viaggiare teme di subire danni al proprio mezzo di lavoro.