Autotrasporto, Sicilia spaccata: tensione a Catania

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Si aggrava la frattura nel mondo dell’autotrasporto siciliano.

Dopo la revoca del fermo da parte del Comitato Trasportatori Siciliani (CTS), a Catania proseguono le proteste di una parte dei camionisti, con tensioni al casello autostradale di San Gregorio e nell’area portuale. La decisione di riprendere le attività, maturata dopo il confronto con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, non ha ricomposto le divisioni tra le diverse componenti della categoria.

Il CTS denuncia minacce, intimidazioni e il taglio delle gomme ai danni degli autotrasportatori intenzionati a tornare al lavoro. Il coordinatore Salvatore Bella chiede l’intervento urgente del prefetto e del questore di Catania, affinché venga garantita la sicurezza dei conducenti e tutelata la libertà di circolazione.

Il Comitato prende le distanze dai comportamenti denunciati e ribadisce la necessità di affrontare il caro gasolio attraverso il confronto istituzionale, senza costringere con la forza i colleghi a fermarsi. Le segnalazioni di intimidazioni si inseriscono in un clima di crescente tensione, mentre le imprese cercano di riprendere le attività dopo giorni di mobilitazione.

La frattura siciliana si inserisce in una mobilitazione più ampia che coinvolge diverse regioni del Mezzogiorno. Nel corso dell’incontro del 20 ottobre a Milano, il governo ha annunciato lo sblocco di circa 480 milioni di euro destinati alle domande di contributo presentate fino al 30 agosto, con l’obiettivo di superare il miliardo di risorse complessive attraverso ulteriori stanziamenti.

Il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi ha spiegato che le risorse aggiuntive relative ai mesi di settembre e ottobre dovrebbero essere inserite in un nuovo provvedimento, mentre il credito d’imposta collegato a queste mensilità è previsto nel 2027.

Le misure, tuttavia, non hanno convinto tutte le rappresentanze del settore. Il nodo resta il costo del carburante, che pesa in maniera crescente sui bilanci delle imprese, insieme alla richiesta di garanzie concrete sui sostegni economici promessi.

La situazione più netta è quella della Calabria, dove Fedralog ha annunciato la prosecuzione del fermo almeno fino al 27 ottobre, quando è previsto un nuovo confronto con il ministro Salvini.

Il referente regionale Mario Pansini ha spiegato che la federazione non si ritiene soddisfatta dell’esito dell’incontro, contestando soprattutto lo sblocco di somme già stanziate nel 2025 e attese da mesi. Tra le novità indicate nel confronto figurano ulteriori 60 milioni di euro per le mensilità di settembre e ottobre, una cifra che, secondo Pansini, non sarebbe comunque sufficiente a coprire i costi del gasolio.

La prosecuzione della mobilitazione mantiene alta l’attenzione sulle possibili ripercussioni per la distribuzione delle merci e sui rifornimenti, già messi sotto pressione nei giorni precedenti.

In Puglia la protesta prosegue con modalità differenti. Dopo il confronto con il governo, gli autotrasportatori hanno annunciato una revoca soltanto parziale dei blocchi, subordinando il ritorno alla normalità a risposte concrete sulle rivendicazioni della categoria.

La data del 27 ottobre rappresenta il prossimo appuntamento cruciale per il settore: al Ministero dei Trasporti si dovrà verificare quali impegni assunti dal governo si tradurranno in misure concrete.