Marialucia Lorefice: “Il voto a M5S è un voto di speranza”

2

Trentadue anni, laureanda alla facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania, aderente dal 2012 al Movimento 5 stelle, è stata candidata all’Ars in occasione delle elezioni regionali di ottobre e ha riportato 1886 voti.

È stata collocata al 4° posto nella lista per la Camera del M5S e dunque la sua elezione è tutt’altro che improbabile (le proiezioni concedono al Movimento la possibilità di conquistare da 2 a 5 posti nella circoscrizione Sicilia Orientale).

 

Le elezioni regionali hanno regalato al Movimento 5 Stelle un consenso molto importante: crede che ci siano le condizioni perché la stessa cosa possa verificarsi anche alle elezioni nazionali o nel frattempo è cambiato qualcosa?

Credo che anche in occasione delle elezioni nazionali riusciremo ad ottenere un consenso notevole. Il cambiamento sta avvenendo, ma in positivo. I cittadini tutti hanno un ruolo centrale e determinante, il costante confronto con loro ci permette di toccare con mano i problemi e di capire quali sono le priorità. Inoltre, alla luce di quanto sta avvenendo all’ARS, dei risultati straordinari che si stanno raggiungendo, la gente non può non rendersi conto che siamo davvero dalla loro parte e che ciò che stiamo facendo è esclusivamente in nome della collettività e mai di un interesse personale o di pochi privilegiati. Lo stesso avverrà in Parlamento se la gente continuerà a darci la fiducia che ha dimostrato di avere fino ad oggi.

 

Un dato politico interessante delle scorse elezioni regionali è stato lo scarto tra i voti di lista attribuiti al M5S e le preferenze espresse: i candidati erano – e sono tuttora – per lo più degli sconosciuti. Allora è vero che il voto a Grillo è solo un voto di protesta?

Forse lo è stato, sebbene io preferirei definirlo un voto di speranza, la speranza di una politica diversa, che metta al primo posto le famiglie, non le Banche, i mercati, i poteri forti. Tuttavia sono certa di una cosa: questo voto potrebbe salvare il nostro Paese.

 

Non avendo avuto esperienze politiche e amministrative precedenti, qual è il contributo che ritiene di poter portare in Parlamento?

Saremo dei “portavoce”, il mezzo attraverso il quale le proposte partiranno dal basso, dalla gente, e arriveranno nelle istituzioni, dove verranno discusse, studiate, per poi trovare le soluzioni più adeguate. Daremo spazio alle priorità, faremo in modo che vengano davvero rispettati i diritti fondamentali dei quali ci stanno privando, daremo voce a chi voce non ha, perché nessuno deve rimanere indietro. Ci hanno fatto credere che per fare politica occorresse essere professionisti del settore, ma la politica è ben altra cosa: è interessarsi e attivarsi per il bene comune, non ci vuole solo competenza (che ad oggi molti “politici di professione” hanno dimostrato di non avere, servendosi della stessa per scopi puramente personali), ma anche buon senso. Il buon senso ci guiderà, ci permetterà di capire ciò che è giusto e utile da ciò che non lo è. Nessun buon padre ha fatto fallire la propria famiglia, mentre coloro che avrebbe dovuto rappresentarci e prendersi cura di noi hanno portato il Paese sull’orlo del fallimento.

 

E quali sono le proposte del M5S per la Sicilia?

La nostra terra ha immense potenzialità. Sarà necessario puntante sulle sue risorse: fonti energetiche sostenibili, turismo, artigianato, agricoltura, edilizia. L’economia siciliana è bloccata da una dilagante corruzione e da un’elevata pressione fiscale, la burocrazia è sempre più opprimente. Riducendo il carico fiscale e favorendo l’accesso ai prestiti a tasso agevolato, riducendo i costi della politica e della burocrazia, l’economia ne risentirebbe in modo positivo. Le risorse sprecate dall’inefficiente macchina regionale sono necessarie per rilanciare l’economia siciliana. L’agricoltura è  purtroppo minata da una cattiva concorrenza che offre al mercato prezzi più competitivi. E’ l’agricoltura della nostra terra che deve essere rilanciata, la domanda locale deve essere soddisfatta principalmente con produzioni locali; un’agricoltura che dovrebbe altresì passare gradualmente al biologico, in virtù del principio di eco-sostenibilità. Per rilanciarla sono necessarie manovre finanziare, quali il ripristino dei finanziamenti agricoli a tassi agevolati (oggi, inesistenti) e la detassazione degli immobili destinati all’attività agricola. Inoltre, la riduzione della distanza fra produttore e consumatore potrebbe contribuire a ridurre i prezzi dei prodotti. Dovremmo pensare a forme di associazionismo e cooperativismo come i “mercati del contadino”, i GAS (gruppi di acquisto solidale), i GAC (gruppi di acquisto collettivo).L’artigianato dovrebbe servire sia a mantenere che a creare posti di lavoro, con produzione rivolta al mercato interno siciliano, ma anche a quello nazionale ed estero, creando per esempio dei  Sicily Point per far conoscere ovunque l’eccellenza siciliana. L’edilizia è ferma come ferma è la progettazione che potrebbe essere finanziata con i fondi europei. Il turismo dovrebbe essere un turismo sostenibile e destagionalizzato, che promuova il territorio, la cultura, le tradizioni, la natura, tale da permettere al turista di relazionarsi con la popolazione. Occorrerebbe ripristinare le aree degradate e demolire le opere abusive che infestano litorali e zone di pregio, senza trascurare i servizi, soprattutto i mezzi di trasporto, necessari per facilitare gli spostamenti. E poi c’è la ricerca. Se la regione Sicilia destinasse una parte del denaro sprecato, in attività di ricerca, tanti ricercatori non sarebbero più obbligati ad andar via. Si potrebbero mettere a contratto a tempo indeterminato e verrebbero selezionati in base a criteri Meritocratici, permettendo loro di pubblicare articoli scientifici e proporre brevetti.