Il gioco dell’amore

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Mi torna alla mente un editoriale a firma di Alessandro D’Avenia di pochi giorni fa. Il titolo è “Non sappiamo più giocare alla vita”. Lo spunto è dato da uno studio recente dal quale è emerso che gli uomini non provano più alcun interesse a corteggiare le donne. “Non ne vale la pena” hanno risposto gli intervistati. Come a dire “A che serve spendere soldi e tempo per donare fiori, offrire cene, lasciare un bigliettino sul parabrezza o un messaggino sul cellulare da far trovare la mattina al risveglio quando si può avere tutto e subito?”. Per “tutto” si intende ovviamente il sesso, misura di ogni relazione e sentimento e non più coronamento di un cammino più o meno lungo fatto mano nella mano; con “subito”, invece, si fa riferimento a quei 3-4 (se va proprio male anche 5) giorni necessari per raggiungere lo scopo. E poi magari amici come prima, o conoscenti come prima…o estranei come prima. Quello che un tempo era un incontro di anime oggi è incontro di corpi dove ogni cosa si compie nell’arco di qualche ora, una notte a voler essere proprio generosi. E poi di nuovo via, ci si rituffa nel circo della vita dando l’illusione a tutti, ma principalmente a noi stessi, di essere disposti a partecipare al gioco della seduzione quando in realtà siamo pronti solo a regalarci l’ennesimo momento di non-solitudine. 

Come ci siamo ridotti a tutto questo esasperato mordi e fuggi emozionale? Un tempo era tutto così ben delineato: si conosceva uno, gioco di sguardi, corteggiamento e mai un momento da soli insieme. Se l’amore era ricambiato lui parlava con il padre di lei, chiedeva la mano, la sposava. Quando è successo esattamente che abbiamo perso ogni contatto con il romanticismo, il rispetto, la galanteria? E’ stata l’emancipazione femminile a far arretrare l’uomo togliendogli il piacere di giocare a fare il re della foresta e accrescendo in lui la paura primordiale del rifiuto/fallimento? Sono stati i media che da qualche anno ci propongono, anche sulle passerelle, l’ideale di uomini non sempre virili invitandoli a riscoprire il loro lato femminile? O siamo state noi? Proprio noi! Donne normalissime che ogni mattina ci alziamo e affrontiamo una routine fatta di casa-pulizie-lavoro-spesa-figli-amici-marito/fidanzato ad essere diventate troppo impegnate, acide e prese dal nostro ego per provare interesse per le esigenze dell’universo uomo? Salvo poi lamentarci quando nessuno citofona più alla porta per consegnarci un mazzo di rose nemmeno nel giorno di San Valentino…

“Ma senza gli uomini le donne che fareste?” mi ha chiesto la settimana scorsa un amico. Ho risposto di getto, senza pensarci un attimo: “Ci eviteremmo esaurimenti nervosi e anni di psicoterapia. I figli, tanto, potremmo farli lo stesso!”. Ma le cose stanno davvero così? Se davvero gli uomini oggi non ci servono più perché li rimpiangiamo quando non ci cercano o non ci corteggiano? Quando li getto via io non rimpiango quel paio di pantaloni che non mi vanno più. Né mi sento sola dopo aver chiuso in una scatola quel peluche che da bambina ha rappresentato tanto ma che ormai giace mezzo strappato in un angolo della mia vecchia cameretta. Eppure ci ho dormito insieme, abbracciandolo forte forte, per anni.

Nel momento in cui mi accingo ad inaugurare questa rubrica so bene che non mi attirerà le simpatie del genere maschile e quindi, se tanto devo essere criticata lo stesso, ci vado giù pesante. Io non sono a favore della parità tra uomo e donna perché ritengo che la donna stia un gradino sopra all’uomo! Chiamatemi femminista, chiamatemi illusa ma io ancora non ho conosciuto un uomo che abbia la complessità mentale ed emotiva di una donna e, nel contempo, la sua stessa capacità di adattamento alla realtà circostante. Quando ne incontrerò uno forse cambierò idea. Attenzione, però, io non considerò questa cosa un pregio! Pensate, mie care donne, a quanto sarebbe bello svegliarsi al mattino con la mente di un uomo! Parlare ed intendere esattamente quello che diciamo, arrivare alla sera stanche dopo un giorno di lavoro e pretendere solo cena pronta e divano e il sabato e avere come unico pensiero la partita a calcetto con gli amici.

Sarebbe tutto semplice, no? O sto dicendo solo un mucchio di banali fesserie stereotipate? Riflettiamoci…di certo è arrivato il momento per le donne di far pace con se stesse e la propria coscienza prima che il galateo dei sentimenti svanisca del tutto. Chi vogliamo insomma? Vogliamo un uomo con cinquanta sfumature di tenebra come Christian Grey, che ci domini e ci tratti da “sottomesse” o il principe azzurro col cavallo bianco che ci sveglia e salva con un bacio e regna felice al nostro fianco? Forse nel momento in cui decideremo assisteremo allo sgretolamento definitivo del regno uomo o alla sua rinascita e al suo rifiorire.  

“Non sappiamo più giocare come si deve” conclude il suo editoriale Alessandro D’Avenia. “Non sappiamo più arrossire, corteggiare, sfiorare, cercare parole, ricordare un anniversario e fare una sorpresa. Compriamo subito, afferriamo subito, dimentichiamo subito. Ci prendiamo gioco dell’amore, bariamo, per poi scoprire che ci siamo giocati la felicità. E finiamo col nasconderci dietro un cinico e dolorante: non gioco più”.