Venerina Padua: “Per l’8 marzo condivido il boicottaggio alle Maldive”

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“Non possiamo rimanere in silenzio dinanzi all’ennesima violazione dei diritti delle donne. E, a maggior ragione, non possiamo rimanere in silenzio quando venerdì celebreremo l’8 marzo”. E’ quanto afferma la neo senatrice Venera Padua che ha deciso di appoggiare l’iniziativa di invito al boicottaggio delle Maldive promossa dal parlamentare Pd Michele Anzaldi. “Rimaniamo inebetiti – afferma Padua – davanti alla sentenza choc pronunciata nei giorni scorsi da un tribunale nelle Maldive, con cui una quindicenne stuprata per anni dal patrigno è stata condannata a 100 frustate e 8 mesi di reclusione. Se poi si pensa che dall’Italia proviene il numero più alto di turisti nell’Arcipelago, con oltre 100mila presenze l’anno, e che da anni il nostro Paese è un partner commerciale importantissimo per l’Arcipelago con una forte presenza di imprenditori sulle isole, c’è quanto basta per comprendere che non è più possibile girarsi dall’altra parte e fare finta che i diritti delle donne e dell’infanzia non siano violati. Ecco perché sosterrò l’on. Anzaldi anche nel denunciare l’ episodio alle maggiori organizzazioni umanitarie, da Unicef a Amnesty International a Save the Children, chiedendo che si facciano promotori presso il ministro degli Esteri Giulio Terzi di valutare l’opportunità di avviare un vero e proprio boicottaggio nei confronti delle Maldive che con questa brutale sentenza dimostrano di calpestare ogni tipo di dignità.  Ritengo che oltre a parlare dei numerosi problemi che, in questi anni, hanno riguardato il pianeta delle donne, l’8 marzo del 2013 possa essere celebrato con un’azione concreta, facendo sentire sino in fondo la nostra voce indignata. Non possiamo non affermare che, attorno a questi temi, soprattutto nel nostro Paese, ci sia una sensibilità nuova. Ma occorre ancora fare parecchio soprattutto perché il triste termine femminicidio, che ogni anno fa contare una serie di delitti efferati, indica qualcosa che con l’8 marzo non vorremmo avesse mai a che fare. Noi abbiamo il dovere, adesso ancora di più in questo nuovo ruolo, di puntare i riflettori su tutto ciò che non va. Perché, in un futuro che speriamo non molto lontano, si possano di nuovo aprire le porte alla speranza, la speranza di un mondo migliore, di un mondo in cui parlare di diritti delle donne calpestati possa essere soltanto un ricordo”.