L’emendamento civetta per Ibla e le “onorevoli furbate”

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Nell’era del “GRILLISMO” scopriamo anche l’emendamento “CIVETTA”. E’ quello che, per chi, come noi, non è aduso al linguaggio dell’Assemblea regionale siciliana quando si discute di Legge Finanziaria significa: io voto una cosa a te e tu ne voti una a me, magari per non dare nell’occhio o per mettere a tacere le malelingue. Ai politici piace chiamarlo “gioco di squadra”. Ma solo quando conviene. Potrebbe anche chiamarsi scambio, o baratto con i soldi pubblici. Nel caso specifico, anche una “furbata”, come l’ha intesa qualche addetto ai lavori, per fare approvare un fiume di euro (cinque milioni per il 2013, un milione in più rispetto allo scorso anno) a favore della legge privilegio su Ibla. E che sia un privilegio lo si capisce anche  da qualche dichiarazione dello stesso ideatore della “furbata”, l’onorevole Nello Dipasquale, ex sindaco di Ragusa, della lista “Crocetta-Megafono”, lanciato all’Ars dal movimento politico “Territorio”. “Un obiettivo – afferma Dipasquale – raggiunto grazie al lungo lavoro di raccordo tra le forze politiche della maggioranza e della minoranza con la “complicità” del Governo regionale”. Siamo certi che il termine “complicità” non sia penalmente rilevante e che si riferisca alla circostanza che l’emendamento salva-privilegio sia stato presentato da un deputato palermitano del Pdl, Giuseppe Milazzo, il quale non ha nulla a che spartire né con il territorio ibleo, né con il Territorio di Dipasquale. Il puzzle, alla fine, si è composto e dal cilindro della Finanziaria sono usciti cinque milioni di euro che, aggiunti al quasi 120 elargiti dal 1981 (anno della geniale intuizione di un deputato d’altri tempi, Giorgio Chessari, del Pci) portano a circa 250 miliardi delle vecchie lire, in 32 anni, la dotazione di una legge che doveva servire, all’inizio, per risolvere le emergenze del quartiere barocco di Ibla, da intendersi come riqualificazione del patrimonio monumentale del centro storico. Dal 1981 ad oggi, tuttavia, le competenze della legge si sono estese enormemente, fino ad arrivare anche a comprendere Ragusa superiore, varie ed eventuali. C’è, infatti, un articolo “magico” nella legge su Ibla. E’ l’articolo 13 che istituisce un “Fondo di gestione per le spese generali” a cui è destinato l’8,5% dell’intero finanziamento regionale, cioè una cifra mediamente tra i 300 e i 400 mila euro l’anno con cui si è finanziato di tutto. Non solo da questo fondo sono state attinte le risorse per pagare la Commissione Risanamento, l’ufficio tecnico centri storici, tutti gli incarichi ai liberi professionisti per la redazione dei progetti, delle indagini, dei collaudi, degli stessi strumenti urbanistici, ma è stato pagato anche il bimestrale “Ragusa sottosopra” e soprattutto è stata pagata la serie delle manifestazioni culturali più fortunate per il rilancio turistico di Ragusa: Ibla Grand Prize, il Festival organistico internazionale, le rassegne di cinema e teatro, Ibla Buskers, il Convegno Terraemotus e altri convegni sul centro storico, il protocollo d’intesa con la banda musicale, la stagione concertistica Melodica. Per le sole manifestazioni culturali sono stati spesi quasi 130mila euro l’anno. E, in tempi di crisi e di restrizioni nella spesa pubblica, non è cosa da poco. Continuare in questa direzione con i soldi di tutti in un periodo in cui – per rimanere nell’ambito della salvaguardia del patrimonio architettonico delle città della provincia di Ragusa – ci sono chiese e monumenti che hanno bisogno di restauri urgenti per non crollare, stanziare un milione di euro in più per la legge su Ibla sembra davvero uno sproposito che si aggiunge, inopportunamente, ad un privilegio. Come hanno detto più volte (ma sempre sommessamente per non disturbare i manovratori dell’Ars) vari sindaci iblei, sarebbe opportuno, dopo 32 anni, ridurre i finanziamenti per Ibla e destinare qualcosa anche ad altri centri del Val di Noto. D’altra parte, se fino all’anno scorso era stato speso solo il 70% dei fondi stanziati per Ibla, c’è da supporre che si comincia ad avere qualche difficoltà ad individuare le opere da finanziare nel quartiere barocco. A meno che non si vogliano smaltare le fontanelle pubbliche, la qual cosa susciterebbe certamente qualche perplessità nella Magistratura ragusana che potrebbe mettere il naso nelle modalità di spesa di tanti soldi pubblici. Malgrado tutto, comunque, l’intera deputazione iblea all’Ars (che dovrebbe rappresentare tutto il territorio che ha elargito voti e non solo il Territorio dell’onorevole Dipasquale) si è dichiarata soddisfatta del risultato raggiunto. Contenti loro, scontenti migliaia di elettori che credevano di avere dei validi rappresentanti all’Assemblea regionale siciliana. E tutti, prima delle elezioni, avevano battuto in lungo e in largo le città della provincia per chiedere voti promettendo impegno incondizionato al di là di ogni interesse campanilistico. A giudicare dall’esordio e dal risultato portato a casa, c’è da rammaricarsi del fatto che troppi cittadini si siano fatti “ammaliare” ancora una volta. Vedremo se, nei prossimi mesi, ci sarà data l’opportunità di cambiare opinione.