Ai domiciliari, spacciava droga e faceva sesso con una 16enne

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Carpiva la fiducia dello Stato che gli aveva concesso il beneficio degli arresti domiciliari per continuare a delinquere. Per questo motivo Saddam Mejri, 22enne tunisino da 10 anni residente a Modica, è stato arrestato dagli uomini del commissariato di Modica e rinchiuso nel carcere di Piano del Gesù a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Il ragazzo era stato arrestato lo scorso 12 dicembre per reati inerenti lo spaccio della droga, la ricettazione e il traffico d’armi. Essendo incensurato aveva beneficiato del trattamento dei domiciliari. Da dicembre a ora però la sua condotta non era stata “limpidissima”. In particolare aveva intrattenuto rapporti con una ragazzina di 16 anni che lo andava a trovare per fumare hashish che lui stesso, pur essendo ai domiciliari, riusciva a procurarsi per poi cederlo alla giovane modicana. Durante i loro incontri i due consumavano anche rapporti sessuali consenzienti. Fondamentale per la riuscita delle indagini l’aiuto che ha fornito la madre della ragazzina che insospettita dal cambio di abitudini e di umore della figlia si era rivolta alla polizia per andare a fondo. A non convincerla anche certe frequentazioni “scomode” e l’amicizia con l’extracomunitario del quale la 16enne si era invaghita. E’ stato un aiuto fondamentale visto che gli agenti non possono certo conoscere le dinamiche familiari nascoste tra le quattro mura domestiche. Dall’inizio dell’anno, fanno sapere dalla Polizia, sono stati numerosi i casi riguardanti minori risolti grazie all’aiuto della famiglia. Ieri è scattata la perquisizione nell’abitazione dello storico quartieri di S.Andrea dove Saddam Mejri vive e sconta i domiciliari. Nel corso dell’operazione i poliziotti hanno ritrovato un bilancino di precisione usato per confezionare lo stupefacente e una pistola giocattolo nascosta sotto le tegole. La pistola, pur essendo di libera vendita, è in metallo, sprovvista del tappo rosso e uguale in tutto e per tutto a quelle in dotazione allo stesso corpo di Polizia. Gli inquirenti ritengono che l’arma provenga dal mercato nero di Catania. E sempre a carico del tunisino si è scoperto un altro capo di imputazione, quello di furto di energia elettrica. Lo stesso infatti era collegato abusivamente al contatore dell’Enel a cui non risultava abbonato. Si sta accertando adesso se anche l’allaccio idrico non sia abusivo.