Il Consiglio dice sì: adesso Ragusa ha il registro delle unioni civili

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Il consiglio comunale di Ragusa approva l’istituzione del Registro amministrativo delle Unioni Civili. In materia di accesso ai servizi comunali, grazie al voto trasversale di 20 consiglieri tra Cinque stelle, Partecipiamo, Movimento città, Idee per Ragusa, Pd e UdC si sceglie di garantire a tutti i cittadini le medesime opportunità. Potranno iscriversi al registro due persone maggiorenni, non legate da vincoli di parentela, matrimonio o affinità, residenti e coabitanti nel Comune di Ragusa. “Un segno di maturità ed apertura della città – ha affermato il sindaco Federico Piccitto – che si dimostra in linea con il dibattito che sta caratterizzando la vita politica dei comuni italiani. Un riconoscimento di un diritto civile ai nuovi nuclei familiari che si vengono a creare, problematiche sulle quali non è più possibile far finta di nulla. La scelta di questa sera non va affatto a discapito della famiglia tradizionale – ha concluso il primo cittadino – non è un atto che va contro qualcuno, non crea divisioni ma è un atto verso l’inclusione sociale”. Una seduta molto faticosa, convocata per le 17 di martedì pomeriggio e terminata solamente a tarda notte. A nulla è valso il tentativo di una parte dell’opposizione di rimandare ulteriormente la questione. Lo stesso Mario Chiavola, Il Megafono, che nell’ultimo consiglio ottenne la posticipazione del punto di una settimana per poter meglio approfondire la questione, interviene per mozione ad inizio discussione lanciando l’idea di un rinvio a data da destinarsi. Proposta appoggiata dall’intera minoranza che nei numerosi interventi che hanno preceduto l’analisi della delibera di Giunta hanno citato un documento, contenente più di 500 firme di cittadini ragusani e protocollato poche ore prima dell’inizio dei lavori, che chiedeva agli amministratori di rinviare la questione delle Unioni Civili perché un atto privo di un approfondito confronto con le diverse sensibilità e le diverse espressioni organizzative, civili, politiche e religiose della città. La maggioranza, dopo non pochi tentennamenti, decide comunque di procedere con la discussione in aula. “Il punto è stato rinviato più volte – ha commentato il presidente del Consiglio Giovanni Iacono – ed i consiglieri avrebbero potuto attivare un lungo dibattito in città, considerato che la questione fu presentata dal movimento Partecipiamo, attraverso una raccolta firme conforme all’articolo 8 comma 3 del Regolamento comunale, nel luglio 2013 e l’Amministrazione ha dato riscontro il 2 ottobre”. Simili le valutazioni dei Cinque stelle che rivendicano la necessità di dare risposte chiare ad esigenze sociali che da tempo chiedono di essere ascoltate. L’aspetto umano, lo spessore culturale e l’alto valore simbolico della decisione al centro dell’intervento di Carmelo Ialacqua di Città, al quale fanno da contraltare le dichiarazioni di Maurizio Tumino, PdL, che definiscono l’atto inutile, non urgente, discriminatorio nei confronti dell’istituto familiare ed infine promotore di un modello sociale diseducativo. Se Gianluca Morando, Movimento civico ibleo, chiede se l’approvazione del Registro non sia solo un debito elettorale che i Cinque stelle hanno onorato, Sonia Migliore, UdC, sottolinea come senza una opportuna azione amministrativa l’atto sia solo una carta di valori, priva di concretezza. “Gli stessi valori che dal molti anni sostengo – ha dichiarato Migliore – e verso i quali non posso non andare. Stasera non voto il Regolamento della Giunta Piccitto ma voto il principio della libertà individuale dell’essere umano”. Voto contrario invece quello di Chiavola, “nel rispetto dei cittadini che chiedevano di rinviare la discussione – ha sottolineato l’esponente del movimento di Rosario Crocetta – e che la maggioranza ha deciso di non ascoltare”. Sulla questione il Partito democratico si divide, pur utilizzando i medesimi vocaboli il senso degli interventi è discordante. Massari sottolinea che si tratta di un regolamento ideologico, non laico, che crea confusione tra famiglia ed unioni civili. D’Asta invece afferma di credere nella laicità dello Stato che dà pari dignità sia alla famiglia che alle unioni civili. “Voto favorevolmente – ha sottolineato il vicesegretario provinciale del Pd – pur non condividendo l’incapacità di confronto e dialogo della maggioranza”. “Il voto di ciascuno dei presenti – ha sottolineato Giorgio Mirabella, Idee per Ragusa – è un’assunzione di responsabilità e rappresenta un chiaro indirizzo che si vuole dare per riempire di contenuti il senso di sensibilità e civiltà nel rispetto dei diritti delle coppie di fatto. Auspico che l’Amministrazione, incassato il voto del consiglio comunale, provveda ad un’opera di divulgazione e di conoscenza dell’avvenuta istituzione del Registro delle Unioni Civili, spiegando dettagliatamente cosa questo provvedimento comporta, e di cosa, di contro, è esente”.