Giovani dal doppio volto…

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Spinello Spazio di Psicologia
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IL CHIARO

Le statistiche e i numeri parlano chiaro: il consumo di alcool e di sostanze psicotrope nei minorenni o, comunque, nei giovani “adulti”, è in costante aumento.

Purtroppo neanche una cittadina come Ragusa risulta dispensata dal fenomeno: l’utilizzo di stupefacenti diventa talmente abituale che, talvolta, nell’immaginario dei ragazzi, rappresenta un’innocua prassi, di cui i genitori sono spesso ignari.

Si assiste pertanto sempre più spesso al fenomeno per cui i ragazzi assumono come un doppio volto:

  • ragazzi “per bene”,  rispettosi e ligi davanti ai genitori, talvolta quasi un po’ timidi;
  • spavaldi e temerari, talvolta incoscienti, in mezzo ai coetanei.

 

Alcune delle sostanze più utilizzate a basse dosi generano la sensazione di ridurre stati d’ansia e di tensione o inducono apparente sensazione di benessere, di rilassamento e lieve euforia. Altre droghe, sempre a bassi dosaggi, riducono il dolore; altre ancora stimolano il sistema nervoso centrale. Infine, ci sono le sostanze che alterano la funzione percettiva.

Le svariate sostanze, che ad oggi risultano sempre più facili da reperire per i giovani e sempre meno costose, a dosi più elevate o con un utilizzo costante e frequente, diversificano i loro effetti in relazione alla specifica composizione utilizzata, provocando in certi casi complicazioni non indifferenti e, talvolta, irreversibili…

 

LO SCURO 

La parte “enigmatica”, agli occhi degli adulti, è rappresentata dalle motivazioni che possono spingere i loro ragazzi a fare uso di sostanze, specie in quei casi in cui, apparentemente, non ci sono validi motivi per fare ricorso a simili sostanze psicoattive (come eventi passati particolarmente stressanti o gravi, stati di evidente disagio psico-sociale, ecc.).

Proprio tale incognita o l’improbabilità della cosa, spinge gli adulti a pensare che il proprio figlio sicuramente non può mai essere tra i possibili fruitori…

Ciò che i genitori, in molti casi, non colgono è che alla base del desiderio di fare utilizzo di sostanze può bastare veramente poco:

– a volte, anche solo il bisogno di modificare e di espandere gli stati di coscienza. Questa è un’esigenza presente anche nei bambini, per esempio, quando girano vorticosamente su se stessi. E’ un bisogno quasi innato, insomma.

 

– Il bisogno di appartenenza corrisponde alla necessità di sentirsi accettati, stimati e ben integrati all’interno del proprio gruppo di amici che spesso sono già dei consumatori. La droga stessa dà la sensazione di facilitare processi di similarità e la sensazione di far parte di un grande gruppo, sensazione di vicinanza e di intimità, un aumento della sensualità, un forte senso di comunità e di collettività.

 

– Un altro “motore” frequente è il bisogno di facilitazione sociale: dall’assunzione di alcune sostanze deriva maggiore spigliatezza nelle interazioni coi pari, per cui se un ragazzo da solo non riesce ad essere spontaneo con i coetanei, risulta più motivato all’utilizzo di sostanze per superare i propri limiti.

 

– Collegato ad uno scopo sociale è il bisogno di eccitazione nelle attività di piacere e del tempo libero che si manifesta nel tentativo di sciogliere la tensione accumulata esclusivamente nell’interazione sociale.

 

– O, ancora, il bisogno di salvaguardare e migliorare l’immagine di sé, che comprende il tentativo di nascondere i propri limiti e di apparire disinvolti, audaci, controllati.

 

– Anche la ricerca di autonomia, di emancipazione, di sfida può essere alla base dell’uso di droghe: l’adolescente specialmente identifica le sostanze come mezzo che permette di accorciare le tappe del percorso evolutivo verso lo status adulto.

 

Insomma, i giovani che fanno uso di stupefacenti spesso non sono consapevoli dei legami tra le loro azioni e ciò che provano o i reali desideri che si celano dietro…

In questo compito <<dovrebbero>> essere accompagnati e sostenuti gradualmente dagli adulti, a partire dal riconoscimento (e non dall’evitamento o dalla sempre più consueta tendenza a sminuire) dei vissuti emotivi, in modo da poterli successivamente affrontare e attraversare.

Ciò aiuta a crescere e a diventare maturi e più consapevoli.

Gli stessi adulti però, spesso risultano ad oggi sempre più impreparati di fronte a tale compito e così, tra i risultati si ottiene che, paradossalmente, in una società come la nostra in cui tecnologie avanzate consentono di collegarsi, dialogare, persino vedersi in tempo reale, è sempre più difficile il semplice e spontaneo contatto diretto con l’altro.

 

 

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Il contenuto di questo articolo ha una valenza generica e non può sostituire valutazioni relativamente a casi specifici.

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La rubrica “ChiarOscuro” è curata dalla dott.ssa Daniela Maimone, psicologa e psicoterapeuta    www.psicologiaepsicoterapia.it

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